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San Stefar, sindacati pronti alla protesta: «gestione aziendale bocciata»

«Stipendi in ritardo e organizzazione del lavoro che non funziona»

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San Stefar, sindacati pronti alla protesta: «gestione aziendale bocciata»




ABRUZZO. «A circa 2 anni dall’acquisto dei centri di riabilitazione dei Sanstefar abruzzesi  da parte del consorzio di cooperative che vede come amministratore delegato  Leo Di Nicola, le condizioni di gestione aziendale da parte dei neo acquirenti vanno sempre peggio».
E’ la denuncia di Cgil e Cisl che già lo scorso anno avevano lamentato a mezzo stampa e presso la sede della Regione le presunte inadempienze contrattuali del Sanstefar  sia sul versante degli accordi negoziali con la Regione e sia sul rispetto del contratto di lavoro Aiop applicato ai lavoratori.
Le cose, avvertono i sindacati, negli ultimi mesi non sarebbero affatto migliorate: «la lista della spesa risulta lunga e corposa ed inizia da un sistematico ritardo che l’azienda porta sul pagamento degli stipendi».
Il contratto prevede la corresponsione entro il 10 di ogni mese «il consorzio invece paga dopo il 20 ed ultimamente anche con acconti  del 50%. Il premio incentivazione, legato alla produttività annua, previsto in pagamento con la mensilità di luglio (200/300 euro) viene spalmati su dieci mensilità (20/30 euro). il consorzio   sta assumendo nuovo personale nonostante la legge li obblighi, prima di effettuare nuove assunzioni,  ad aumentare  le ore al personale assunto già strutturato. Peraltro nonstante ciò, rimane ancora del personale da chiamare  a lavorare (dopo oltre 24 mesi) dall’elenco degli aventi diritto».


Non vanno meglio, continuano i sindacati, le cose sotto l’aspetto dell’organizzazione del lavoro: «non esiste una precisa modalità di rilevamento delle presenza durante la giornata lavorativa nonostante nei centri siano presenti i rilevatori marcatempo e questo per una specifica disposizione aziendale che nessuno e’ riuscito a capire. Le prese in carico dei pazienti non rispettano i tempi dettati dalla legge regionale 32/07 sugli accreditamenti nonchè il piano sanitario regionale che prevede un trattamento ambulatoriale ogni 60 minuti ed un domiciliare ogni 108. L’azienda dispone  ai propri fisioterapisti un trattamento ambulatoriale ogni 45 minuti ed uno domiciliare ogni 60 minuti. Ciò sta a significare un illegittimo numero di trattamenti fatturati alla regione. Peraltro con questa tempistica  i fisioterapisti non hanno nemmeno tempo e modo di  aggiornare le cartelle cliniche dei pazienti, atto fondamentale soprattutto in funzione delle verifiche delle appropriatezze durante le ispezioni dei nuclei operativi di controllo delle Ausl e dei Nas».
E poi ancora: «il personale da una parte  ha  subito  un aumento del  carico di lavoro, mentre, dall’altra ha visto sempre più assottigliarsi  lo stipendio part-time di 700/800 euro con i quali non riesce più a far fronte alle esigenze della propria famiglia».
I sindacati avvertono:  se nella prossima riunione sindacale fissata per il  giorno 28 non dovessero essere apportati correttivi a quanto denunciato, Cgil e Cisl  dichiareranno lo stato di mobilitazione del personale «che potrà anche prevedere  eclatanti manifestazioni di protesta sull’esempio di quanto avvenne  al  tempo di Angelini».