SENZA VERITA'

Scomparsa Donatella Grosso, morto papà Mario

L’uomo chiedeva giustizia: «ridateci le ossa di nostra figlia»

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I genitori di Donatella

I genitori di Donatella

 



VITERBO. Si è spento ieri, all’età di 83 anni Mario Grosso, papà di Donatella, la studentessa di Lingue della D’Annunzio scomparsa 18 anni fa da Francavilla al Mare.
L’uomo non è riuscito a trovare giustizia per quella sparizione che secondo lui celava un omicidio. Grosso da anni si batteva per arrivare alla verità: arrabbiato e battagliero chiedeva giustizia non risparmiando critiche feroci agli inquirenti che in quasi 20 anni non sono riusciti a risolvere il giallo e ipotizzando l’ombra dei poteri forti dietro la prima archiviazione nell’immediatezza dei fatti.
Il pensionato è morto ieri all'ospedale di Viterbo, dove abitava con la moglie Tina. I funerali si terranno oggi alle 16 a Viterbo, nella chiesa della Verità.
A settembre scorso era arrivata la richiesta di archiviazione - la terza in 24 mesi, la sesta in 18 anni – da parte della procura di Pescara. Una archiviazione contro la quale Grosso e la moglie si battevano con forza.

L’inchiesta negli ultimi due decenni ha vissuto alterne vicende tra spostamenti (da Chieti a Pescara e poi L’Aquila e poi ancora a Pescara) chiusure e riaperture e per la famiglia uno sarebbe il responsabile, l'ex fidanzato di Donatella, Marco F.
L’uomo oggi vive in provincia di Chieti, non ha mai accettato di parlare di questa storia con i giornalisti né ha mai consentito riprese televisive. E’ stato l’unico personaggio di questa vicenda iscritto nel registro degli indagati. Secondo gli inquirenti, però, a suo carico ci sarebbero solo indizi destinati a non reggere nel corso di un dibattimento. Da qui le reiterate richieste di archiviazione.

Nel corso delle indagini è stato però accertato come lui sia stata l’ultima persona ad aver visto la ragazza in vita la sera della scomparsa. Il giovane in un primo momento raccontò di aver visto la ragazza il pomeriggio. Poi cambiò versione e disse di averla accompagnata alla stazione ma che la donna non gli volle dire dove fosse diretta. Ma la famiglia non ha mai creduto a questa ricostruzione dei fatti. Un amico del ragazzo a ottobre del 2003 raccontò agli inquirenti che Marco viveva contemporaneamente due relazioni, quella con la giovane scomparsa e quella con un’altra ragazza della Pescara bene.
Proprio le pressioni di Donatella di ufficializzare il loro legame in pubblico avrebbe stressato il giovane tanto da confidare agli amici «mi sa che quella lì prima o poi la faccio fuori, la butto in un burrone, tanto chi se ne accorge…che ci vuole tanto vado con lei in montagna di notte la butto giù ed è fatta».
«Ho 80 anni», continuava a dire Grosso, «chiedo solo di riavere le ossa di mia figlia e un processo indiziario per il fidanzato. Di indizi ce ne sono tanti. Lui a mezzanotte ha preso mia figlia e dopo mezz’ora il cellulare ha smesso di suonare».