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Sblocca Italia, ambientalisti: «forzature normative e costituzionali»

Wwf, Legambiente e Greenpeace mobilitati nei ‘punti caldi’ della penisola

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Sblocca Italia, ambientalisti: «forzature normative e costituzionali»

ABRUZZO. WWF Italia, Legambiente e Greenpeace Italia presenteranno un programma di iniziative per contrastare il «rilancio indiscriminato» delle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi nei mari Adriatico, Ionio, Alto Tirreno e nel Canale di Sicilia e impedire l’ulteriore colonizzazione petrolifera della Basilicata.
Regioni e Comuni sono mobilitati per fermare la deriva petrolifera e con loro anche gli ambientalisti convinti della necessità di intervenire a monte del problema.

I membri delle Commissioni parlamentari competenti di Camera e Senato (Ambiente e Attività Produttive) sono stati chiamati al confronto e alla riflessione sulle «forzature normative e costituzionali» contenute nell’art. 38 dello Sblocca Italia da Alessandro Giannì, responsabile Campagne di Greenpeace Italia, Stefano Lenzi, responsabile dell’Ufficio relazioni istituzionali del WWF Italia, e Giorgio Zampetti, responsabile del Comitato Scientifico di Legambiente nazionale. All’incontro interverrà anche il costituzionalista Enzo Di Salvatore, esponente del movimento “No Triv”.

Le associazioni ritengono, tra l'altro, che le disposizioni contenute nell'articolo 38 del decreto legge tanto contestato consentano di applicare le procedure semplificate e accelerate sulle infrastrutture strategiche ad una intera categoria di interventi senza individuare alcuna priorità.
Inoltre contestano la possibilità di trasferire d’autorità le VIA sulle attività a terra dalle Regioni al Ministero dell’Ambiente e compiano una forzatura rispetto alle competenze concorrenti tra Stato e Regioni cui al vigente Titolo V della Costituzion. E poi ancora non piace la possibilità che nello Sblocca Italia si preveda una concessione unica per ricerca e coltivazione in contrasto con la distinzione tra le autorizzazioni per prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi del diritto comunitario; si applichino «impropriamente e erroneamente» la Valutazione Ambientale Strategica e la Valutazione di Impatto Ambientale; si trasformino forzosamente gli studi del Ministero dell’Ambiente sul rischio subsidenza in Alto Adriatico legato alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi in “progetti sperimentali di coltivazione”.
Dubbi anche su una possibile distorsione rispetto alla tutela estesa dell’ambiente e della biodiversità rispetto a quanto disposto dalla Direttiva Offshore 2013/30/UE e dalla nuova Direttiva 2014/52/UE sulla Valutazione di Impatto Ambientale.