SECONDO ROUND

Grandi Rischi, Pg in aula: «colpa al limite dell'incoscienza»

Chiesti dall'accusa 6 anni di reclusione per i 7 imputati

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CORTE D'APPELLO L'AQUILA


L’AQUILA. Strada di accesso alla Corte di Appello dell'Aquila interdetta e aula di udienza off limits alla stampa.
Un processo dunque 'blindato' quello che si apre stamattina nei confronti dei sette scienziati della Commissione Grandi Rischi.
Il presidente di Corte d Appello Stefano Schiro' a causa delle aule della Corte molto piccole ha deciso di tenere fuori (riservandola quella della Grandi Rischi solo agli avvocati, imputati e alle parti civili) gli organi di informazione e chiunque volesse assistere al dibattimento.
Per ovviare a questa decisione di forza maggiore, e' stata allestita una sala con dei video per seguire le udienze. Amara sorpresa per gli automobilisti che si sono trovati la strada interdetta per questioni di sicurezza, ovvero quella che costeggia la Corte d' Appello, via Pile.
«Il mio assistito non ha fatto dichiarazioni rassicuratorie tutt'altro». Così l'avvocato Alfredo Biondi, difensore di Claudio Eva, prima dell'udienza del processo di appello che si aprirà stamani all'Aquila. Il pensiero di Biondi è in sintesi la posizione dei difensori dei sette esperti che parlano di sentenza ingiusta dopo la condanna di sette anni per aver dato false rassicurazioni agli aquilani al termine della riunione della commissione grandi rischi che si è tenuta all'Aquila il 31 marzo 2009, cinque giorni prima del terremoto che ha causato 309 morti.
I condannati in primo grado (ottobre 2012) a sei anni di reclusione ciascuno per omicidio colposo e lesioni personali colpose sono Franco Barberi, all'epoca presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l'unico che e' stato sempre presente in aula in tutte le udienze), gia' vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Universita' di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile. Tutti in primo grado sono stati condannati in solido tra loro e con il responsabile civile (presidenza del Consiglio dei ministri, in persona del presidente del Consiglio dei ministri pro tempore), al risarcimento del danno, da liquidarsi in separato giudizio nei confronti delle parti civili con una provvisionale di 7 milioni.
Il collegio giudicante e' presieduto da Fabrizia Ida Francabandera, a latere Carla De Matteis e Marco Flamini. L' accusa sara' rappresentata dal pg Romolo Como. L'udienza di oggi sara' dedicata alle costituzioni delle parti, alle eccezioni e anche alle richieste di parziale riapertura del dibattimento che le difese chiederanno. 

L’AQUISIZIONE DELLA PUNTATA DI PRESA DIRETTA
L’udienza si è aperta con la richiesta di acquisizione di nuovi documenti, tra cui stralci della trasmissione televisiva andata in onda il 2013 su Rai Tre dal titolo: "Gli irresponsabili". La richiesta è stata presentata da alcuni avvocati di parte civile.
Ferma l'opposizione degli avvocati difensori degli imputati che hanno avanzato il rigetto ed annunciando in caso di acquisizione della trasmissione, la richiesta di un incidente probatorio per l'esame tecnico e fonico. La Corte si e' ritirata per decidere poi ha dato il via libera.  Lo stesso video verra' proiettato in aula. Secondo alcuni avvocati di parte civile nella stessa Bernardo De Bernardinis affermava che non si sarebbe mai aspettato una crescita di magnitudo.

Gli unici membri della Commissione grandi rischi assenti sono Claudio Eva e Gian Michele Calvi.
Nel corso di quella puntata, tra le varie interviste e i vari interventi, Boschi ricostruì quanto accaduto nei giorni che avevano preceduto il sisma e nel giorno in cui la commissione si riunì: «si riunisce la Commissione Grandi Rischi, che non delibera niente perché ad un certo punto la Stati e De Bernardinis si sono alzati dichiarando chiusa la seduta…c’era un sacco di gente che non conoscevo, la porta aperta…mancava solo un panino...».
Da quella riunione né uscì un messaggio tranquillizzante e Boschi insistette: «io pensavo di andare a L’Aquila per fare il mio mestiere, per rispondere a delle domande…poi ho capito che la riunione è stata fatta per smentire e dire formalmente che i terremoti non si potevano prevedere. Non sapevo che da quella riunione fosse uscita una rassicurazione ai cittadini».

DUE UDIENZE A SETTIMANA PER 2 MESI
Il cronoprogramma prevede due udienze a settimana per otto settimane. Secondo fonti della stessa Corte di Appello dell'Aquila, il collegio avrebbe fissato il venerdi' ed il sabato i giorni in cui tenere le udienze. La volonta' e' quella di chiudere entro la fine dell'anno il processo per poi decidere sul procedimento penale autonomo, ma per la stessa vicenda, nel quale e' indagato anche l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso.
Infatti, secondo una denuncia presentata da alcune parti civili, egli sarebbe stato l'ispiratore della riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 nella quale sarebbe uscito il messaggio tranquillizzante per la popolazione in relazione allo sciame sismico in atto da mesi. La Procura della Repubblica voleva archiviare il caso anche per la considerazione che estendere la colpa a Bertolaso equivaleva a restringere quella della Commissione. Il procedimento e' stato avocato dalla Procura generale che nella scorsa estate ha chiuso le indagini preliminari e si appresta, ma non in questi giorni, a chiedere il rinvio a giudizio. Bertolaso, tramite il suo avvocato, ha inviato una breve memoria ma ha rinunciato a farsi interrogare.

FRANCABANDERA ILLUSTRA PRIMA SENTENZA
«La riunione della Commissione Grandi Rischi all'Aquila del 31 marzo 2009 è stata una operazione mediatica per tranquillizzare la popolazione con carattere scenografico e mistificatore, al termine è stata data una informazione inesatta, incompleta e fuorviante». E' uno dei passaggi della relazione con cui il presidente del collegio giudicante, Fabrizia Ida Francabandera, sta ripercorrendo le tappe delle motivazioni della sentenza di primo grado, oltre 900 pagine scritte dal giudice del tribunale dell'Aquila, Marco Billi, nel corso della prima udienza processo di appello alla commissione grandi rischi che si sta svolgendo nel capoluogo. Proprio la riunione del 31 marzo 2009, a cinque giorni dal tragico terremoto, è centrale nella costruzione del castello accusatorio che ha portato alla condanna di primo grado a sei anni di reclusione per omicidio colposo e lesioni colpose dei sette componenti, tutti esperti di fama nazionale e internazionale.
Il giudice sta ricordando come «l'analisi approssimativa e superficiale» ha portato a cambiare le abitudini degli aquilani che, rassicurati tra le altre cose dal fatto da «un'analisi errata e inidonea del rischio», non hanno attuato «le tradizionali misure di cautela», come quella di uscire di casa dopo scosse forti.
E la sera del 5 aprile 2009, ci sono state due scosse forti al culmine di uno sciame in atto da mesi, che secondo l'accusa, proprio per le false rassicurazioni di cinque giorni prima, non hanno portato ad adottare le usuali abitudini di prevenzione.
Secondo l'accusa, la colpa non sta nel non aver previsti i terremoti, che non si possono prevedere, e neanche nel mancato allarme: il nesso di causalità è stato dimostrato con le testimonianze dei parenti delle vittime, circa 300, che sono sfilate nelle udienze di primo grado, che hanno portato all'analisi, prima e dopo, dei comportamenti della gente: e in tal senso, è emerso che il messaggio rassicurante dei sette componenti della Cgr ha contributo a mutare le abitudini. Gli imputati non hanno messo in campo, al fine di una previsione e prevenzione e sismica, tutte le loro conoscenze e il quadro di riferimento, come ad esempio il rapporto Barberi del '99 sulla situazioni degli edifici pubblici, e lo sciame sismico in atto da mesi. A proposito delle difese, tra le motivazioni contrarie addotte, la riunione non era valida e il fatto non costituisce e la falsata interpretazione da parte degli organi di informazione. L'udienza è stata sospesa. Alla ripresa ci sarà la ultimazione della relazione e poi la visione del filmato della trasmissione Rai Presadiretta con l'intervista all'allora vice capo della protezione civile nazionale, Bernardo De Bernardinis, ammesso come prova proprio ad inizio udienza.

PROCURATORE GENERALE: «COLPA NON FU MANCATO ALLARME MA NEGLIGENZA»
«La colpa non attiene al mancato allarme ma alla errata, inidonea, superficiale analisi del rischio e di una carente e forviante informazione che ha fatto mutare i comportamenti degli aquilani di attuare le tradizionali misure dopo scosse forti».
Lo ha sostenuto il procuratore generale dell'Aquila Romolo Como nel suo intervento in Appello.
«Sottolineo - ha proseguito Como - che si cerca di far rientrare dalla finestra quello che si è messo fuori dalla porta e cioè il voler presentare espressamente che si è trattato di un processo alla scienza. Ma non è così».
Secondo il Pg, «la sentenza non è fondata su una ipotesi di colpa incentrata sulla previsione del terremoti, non è così perché non è possibile prevedere. Ribadisco la imprevedibilità del terremoto. La colpa degli imputati e' da attribuire all'errata e superficiale analisi degli indicatori di rischio e di una carente e fuorviante informazione di questa analisi. I profili di comportamento sono stati anche di imprudenza e negligenza, quest'ultima al limite dell'incoscenza nel tipo di valutazione, questi sono i profili di colpa. L'evento giuridicamente apprezzabile non e' il terremoto come sembrerebbe da queste cose, ma e' la morte di talune persone in occasione del terremoto».
Como ha sottolineato anche che sulla vicenda «sono stati dettati fiumi di inchiostro, buttate al vento milioni di parole non sempre a proposito, vorrei cercare di cogliere il nocciolo della questione sulla quale dobbiamo dibattere e che rischia di sfumare nelle molte pagine dei motivi di impugnazione»
«La convocazione della Commissione Grandi Rischi, all'Aquila non era per l'incontro di quattro amici al bar», ha continuato il procuratore generale, «la pubblicità dell'arrivo all'Aquila degli esperti, ha creato aspettativa tra i cittadini. Bertolaso contesta un'affermazione che poteva svalutare l'opera della protezione civile sotto il profilo della rassicurazione. Bertolaso non dice che lui sa che lo scarico di energia è positivo, ma che i massimi esperti diranno che tante piccole scosse scaricano energia».

«GIULIANI NON ERA PROPRIO UN CIARLATANO»
«I vertici della Protezione Civile hanno fatto un'analisi socio politica, era importante che non si creasse panico, bisognava mettere a tacere a imbecilli e contrastare voci di rischio e allarme». E' un passaggio della requisitoria del procuratore generale della Corte d'Appello Romolo Como.
Il riferimento del magistrato quando pronuncia la parola imbecille è alla telefonata intercettata tra l'allora assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati e l'allora il capo della protezione civile, Guido Bertolaso, che dava dell'"imbecille" al tecnico ricercatore Paolo Giuliani, le cui previsioni sulla scosse, legate al livello del radon, stavano creando panico nella popolazione, raccomandando alla stati di tranquillizzare la popolazione. Di qui, secondo Como, il motivo di riunire ufficialmente all'Aquila la commissione grandi rischi del 31 marzo 2009, a cinque giorni, dalla tragica scossa, riunione che «doveva servire proprio a tranquillizzare le gente con discorsi generici». «Non è che Giuliani fosse proprio un ciarlatano o un qualsiasi imbecille come dice Bertolaso, è un tecnico ricercatore che faceva degli studi anche a livello internazionale».
Secondo il Pg, «era una manna che veniva la commissione, ma i componenti sapevano dello scopo della riunione e del clima di allarmismo, tra le altre cose c'era stata un scossa di magnitudo 4.1».

«SCARICO ENERGIA BOIATA PAZZESCA»
«Se fosse stato detto davanti a tutti che lo scarico di energia era una boiata pazzesca, nessuno si sarebbe rassicurato e si sarebbe capito che il rischio di terremoto era alto», ha continuato Como nella sua requisitoria, toccando l'aspetto definito piu' volte da lui «leggenda metropolitana», della tesi ribadita anche da Bertolaso, ovvero che piu' scosse scaricano energia. Una tesi ha ribadito Como in aula, smentita dall'Ingv e dallo stesso Selvaggi nel corso dell'interrogatorio. 

CHIESTI SEI ANNI DI RECLUSIONE
Il Pg Romolo Como alla fine della requisitoria ha chiesto per i 7 imputati della Commissione Grandi Rischi, la conferma della sentenza di primo grado, (sei anni di reclusione) tranne la pena accessoria dell'interdizione dei pubblici uffici.

CHIESTA CONDANNA PER ALTRA MORTE
Il procuratore ha poi chiesto che venga accolto anche l'appello del pubblico ministero sulla morte di una donna anziana per la quale in primo grado gli imputati erano stati assolti dal giudice del Tribunale. «Non e' vero che era solita solo mettersi piu' vicino alla porta, il figlio ha dichiarato che la signora era stata inviata ad andarsene di casa, chiedo che l'appello del pubblico ministero sia accolto.

«ERANO CONSAPEVOLI DEI RISCHI»
«Si era consapevoli del rischio che si stava correndo perchè alcuni studi erano stati da loro eseguiti», ha continuato Como. «Perchè in quella riunione si è detto quello che risulta nel capo di imputazione, ovvero, una serie di cose ambigue che gli astanti non potevano capire, come ad esempio l'assessore Stati (Daniela, ex assessore regionale alla Protezione civile regionale ndr) eletta dalla politica e non un tecnico, e proprio perchè ci sono persone così, si fa un'analisi di questo tipo? Loro erano consapevoli di quella che era la vera analisi del rischio da fare perche' l'avevano fatto in alcuni studi, alla fine loro hanno sostenuto che il fenomeno era tanto grave da aspettarselo».
«La condotta degli imputati», ha insistito Como, «ha influenzato le decisioni di quanti dovevano scegliere se rimanere in casa o uscire dopo le scosse di terremoto».

«ATTEGGIAMENTO RASSICURATORE OGGETTO DI COLPA»
E’ poi intervenuto l'avvocato di parte civile, Gianfranco Iadicola, una delle parti civili, in rappresentanza dell'avvocato Maurizio Cora che il 6 aprile del 2009 nel crollo della sua casa, ha perso la moglie la figlia.
«L'operazione mediatica ha avuto negli imputati i puntuali esecutori», ha detto ancora Iadicola. Per circa una ora e mezza il legale ha confermato il castello accusatorio contro gli esperti dell'organo consultivo condannati in primo grado per aver fornito false rassicurazioni.
«La finalità assegnata da Bertolaso alla riunione Cgr era quello di placare le preoccupazioni degli aquilani, il giorno prima anticipava al telefono il tenore dei futuri assunti - ha continuato -. Non c'è spazio alcuno per dubitare che sia stata acquisita nel processo la certezza dell'atteggiamento rassicuratore oggetto di colpa - ha spiegato ancora -. Gli esperti della commissione grandi rischi sostenevano cento scosse libereranno energia e non ci sarà una scossa forte. Non c'è spazio alcuno per dubitare che sia stata acquisita nel processo la certezza dell'atteggiamento rassicuratore oggetto di colpa». Secondo il legale, «la valenza logica risolutiva sta nelle parole dell'assessore Stati che ringrazia la Cgr perché potrà rassicurare la popolazione». L'udienza si è conclusa con questo intervento. E' stata aggiornata a venerdì 17.

«TORNA IL DOLORE»
«Sono eventi che riacutizzano un dolore forte, la ferita è sempre viva e non si rimarginerà mai. Ma queste cose vanno fatte perché le future generazioni abbiano un contesto in cui si rispettino le regole», ha detto invece Massimo Cinque, presidente dell'Associazione 309 Martiri, una delle parti civili.
«Dobbiamo essere noi tutti insieme a cambiare un paese in cui regna il lassismo e il menefreghismo perché si pensa che tanto i problemi capiteranno ad altri, poi quando capita sono dolori. - ha continuato Cinque -. Anche nella sanità, dove lavoro, ognuno cura il proprio orticello, invece bisogna rispettare le regole e fare il proprio dovere». Sui lavori della prima udienza, Cinque ha sottolineato che «l'acquisizione da parte della Corte del video trasmesso da Presa Diretta con la dichiarazione dell'allora vice capo della protezione civile nazionale, Bernardo De Bernardinis, secondo cui 'non ci si aspetta una crescita della magnitudo rispetto agli eventi', è un ulteriore tassello dell'impianto accusatorio».
«L'intervista di De Bernardinis - ha aggiunto Cinque -conferma che gli esperti della grandi rischi hanno fornito false rassicurazioni e che la gente si fidò ciecamente».