SECONDO ROUND

Commissione Grandi Rischi, parte a L'Aquila il processo d'Appello

Venerdì mattina i 7 scienziati tornano in aula

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2811

Commissione Grandi Rischi, parte a L'Aquila il processo d'Appello

Riunione Grandi Rischi




L’AQUILA. Tutto pronto per il secondo atto del processo piu' importanti del post-terremoto dell'Aquila, quello alla Commissione Grandi Rischi, che venerdì dalle 9.30 approdera' in Corte d'Appello all'Aquila.
Si tratta dei sette scienziati componenti dell'organismo, organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio dei ministri, condannati in primo grado (il 22 ottobre del 2012) a 6 anni di reclusione ciascuno per omicidio colposo e lesioni per aver dato false rassicurazioni alla popolazione alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009 che causò la morte di 309 persone.
In particolare gli imputati in carica nel 2009, sono accusati di aver rassicurato gli aquilani circa l'improbabilità di una forte scossa sismica che invece si verifico' alle 3.32. Cio' avvenne nel corso di una riunione in prefettura il 31 marzo del 2009 voluta dall' allora capo della protezione civile Guido Bertolaso, sotto indagine in un filone parallelo proprio da parte della Corte d'appello dopo due richieste di archiviazione da parte della procura della Repubblica respinte dal giudice per le indagini preliminari.

L'accusa aveva chiesto quattro anni per i sette imputati. Gli ex componenti la Commissione Grandi Rischi che sono stati condannati per la morte di 29 persone ed il ferimento di altre quattro, coloro, cioe' i cui familiari si sono costituti parti civili, poi divenute in tutto 56, sono: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Universita' di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile. Cariche che gli imputati rivestivano all'epoca del sisma.
Tutti in primo grado sono stati condannati in solido tra loro e con il responsabile civile (Presidenza del Consiglio dei ministri, in persona del presidente del Consiglio dei ministri pro tempore), al risarcimento del danno, da liquidarsi in separato giudizio nei confronti delle parti civili. L'udienza di domani dinanzi la Corte d'Appello dell'Aquila, rappresenta un appuntamento importante non solo per gli imputati ma soprattutto per la scienza tutta, spaccata tra colpevolisti ed innocentisti dopo il verdetto del giudice del Tribunale dell'Aquila, Marco Billi. 

Il collegio giudicante e' presieduto dal giudice Fabrizia Ida Francabandera, a latere Carla De Matteis e Marco Flamini.
Il processo è stato il più importante tra quelli scaturisti dagli oltre 200 filoni aperti dalla procura della Repubblica dell'Aquila dopo il sisma per indagare su cause e possibili responsabili dei crolli. È stato seguito da tutti i giornali nazionali e anche approfondito su riviste specialistiche estere come Science e Nature, con l'etichetta "processo alla scienza", da sempre rigettata dai pm Fabio Picuti e Roberta D'Avolio nella loro requisitoria e anche dal giudice Marco Billi nelle sue motivazioni alla sentenza di condanna.
L'obiettivo delle difese, al cui interno ci sono anche "principi del foro", sarà smantellare il "nesso causale" tra il comportamento della commissione e le azioni degli aquilani.

SI PARLERÀ ANCHE DI BERTOLASO
«Nel processo Bertolaso c'entra marginalmente, è un procedimento diverso».
Per ora i due processi «non si intrecciano, anche se parlando dell'uno, non si potrà evitare di accennare all'altro». Così il procuratore generale della Corte d'appello dell'Aquila, Romolo Como, rappresentante dell'accusa nel processo di secondo grado, sulla posizione dell'ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, sotto indagine in un filone parallelo definito "Grandi Rischi 2", proprio da parte della Corte d'Appello dopo due richieste di archiviazione della procura respinte dal giudice per le indagini preliminari. E il Pg Como ha la responsabilità anche del procedimento nei confronti di Bertolaso che all'Aquila, dopo il terremoto, è stato commissario per l'emergenza. Como ricorda anche che «la sentenza stessa di primo grado accenna all'eventuale input di Bertolaso, dice che gli esperti hanno fatto una valutazione dei rischi in senso più ottimistico perché così era l'indirizzo della convocazione della riunione».
Il riferimento è alla telefonata intercettata con l'allora assessore regionale alla Protezione Civile Daniela Stati, lei pure indagata, ma poi archiviata, in cui Bertolaso ammetteva che la Commissione grandi rischi era convocata «perché vogliamo tranquillizzare la gente», frase che ha portato a esposti e, appunto, alla tormentata indagine "Grandi rischi 2".

LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA
Nelle circa 950 pagine di motivazioni della sentenza di condanna della commissione Grandi rischi, il giudice del tribunale dell'Aquila, Marco Billi, ha usato parole dure nei confronti dei componenti, tra cui esperti di terremoto e scienziati.
«Non si tratta di un processo alla scienza», scrisse il giudice, «e non si tira in ballo la previsione dei terremoti, cosa "non possibile"».
«Il compito degli imputati, quali membri della commissione medesima – scrisse ancora Billi - non era certamente quello di prevedere (profetizzare) il terremoto e indicarne il mese, il giorno, l'ora e la magnitudo, ma era invece, più realisticamente, quello di procedere, in conformità al dettato normativo, alla 'previsione e prevenzione del rischio'».