LA PETIZIONE

Giustizia: autoriciclaggio, petizione contro «impunità per mafiosi e corruttori»

Mobilitazione per chiedere di tornare a testo precedente

Redazione Pdn

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Giustizia: autoriciclaggio, petizione contro «impunità per mafiosi e corruttori»




ROMA. Oltre 37mila firme in meno di una settimana: l'opinione pubblica si mobilita sul nuovo reato di autoriciclaggio con "Riparte il futuro", la grande mobilitazione di Libera e Gruppo Abele contro la corruzione appoggiata da oltre 650mila cittadini.
La raccolta firme è indirizzata al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al ministro della Giustizia Andrea Orlando e a tutto il governo. E la richiesta è chiara: fare immediatamente un passo indietro sulla nuova norma sull'autoriciclaggio che in queste ore in cima all'agenda di esecutivo e Parlamento.
Spiega don Luigi Ciotti: «corruzione, truffa, appropriazione indebita, evasione fiscale, finanziamento illecito ai partiti: tutti questi reati rimarrebbero fuori dalle pene previste per il nuovo reato di autoriciclaggio. L’attuale formulazione dell’autoriclaggio contenuta nel disegno di legge dell’esecutivo è, invece, l'esatto contrario di quello che serve per la lotta alla corruzione e alla criminalità economica e mafiosa».

La petizione chiede in maniera netta di tornare, per l'autoriciclaggio, al testo che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha presentato in Consiglio dei ministri lo scorso 29 agosto, con la previsione di «un delitto indipendente dalla sanzione prevista per i cosiddetti 'reati presupposto' e senza la scappatoia dell'utilizzo personale».
«Il problema più grande riguarda la previsione della non punibilità quando il denaro è autoriciclato a giovamento personale», afferma Enrico Fontana, coordinatore nazionale di Libera. «Questa previsione rende molto complesse le stesse indagini e la norma viene resa di difficile applicazione già a monte. Come potrà un giudice avere la certezza di come viene speso il denaro che viaggia nell'economia in nero? Come può capire se viene reinvestito nel tessuto economico o usato per utilizzazione e giovamento personale». Insomma «quest'interpretazione potrebbe minare lo stesso reato di riciclaggio, su cui finora non è stato mai posta la questione del giovamento personale», conclude il direttore di Libera. Con l'effetto di "annacquare" il provvedimento fin dalla nascita.

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