LA REQUISITORIA

Processo Bussi: per gli ex dirigenti Montedison chiesti fino a 12 anni e 8 mesi di carcere

Terminata la requisitoria dei pm Bellelli e Mantini. Chiesta una assoluzione su 19 imputati

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Processo Bussi: per gli ex dirigenti Montedison chiesti fino a 12 anni e 8 mesi di carcere



CHIETI.  Da 12 anni e 8 mesi a 4 anni: questo il massimo e il minimo nelle richieste di condanna per 18 dei 19 imputati nel processo in Assise a Chieti per le discariche dei veleni scoperte nel 2007 a Bussi sul Tirino, nella Val Pescara.
Una la richiesta di assoluzione.
I 12 anni e 8 mesi sono stati chiesti nei confronti di Carlo Cogliati, amministratore delegato pro tempore di Ausimont.
Le accuse, per tutti, sono di disastro ambientale e avvelenamento dell'acqua.
Dodici anni sono stati chiesti per Guido Angiolini, amministratore delegato di Montedison dal 2001 al 2003, e per Luigi Guarracino. E ancora, fra le pene più alte, 11 anni chiesti per Leonardo Capogrosso, coordinatore dei responsabili dei servizi Pas degli stabilimenti facenti capo alla Montedison-Ausimont di Milano; Salvatore Boncoraglio, responsabile protezione ambientale e sicurezza della sede centrale di Milano; Carlo Vassallo, direttore dello stabilimento di Bussi dal 1992 al 1997; Nazzareno Santini, direttore dello stabilimento dal 1985 al 1992; Maurizio Aguggia e Giuseppe Quaglia.
Le altre richieste di condanna sono: 10 anni e 4 mesi per Camillo Di Paolo, Vincenzo Santamato, Giancarlo Morelli, Angelo Domenico Alleva e Mauro Molinari. Chiesti 7 anni per Luigi Furlani, Alessandro Masotti e Bruno Parodi. Le richieste di condanna riguardano 18 dei 19 imputati.
L'assoluzione per non aver commesso il fatto è stata chiesta per Maurizio Piazzardi, mentre per Nicola Sabatini l'accusa ha chiesto 4 anni per il disastro ambientale e l'assoluzione per l'avvelenamento dell'acqua. Il processo riprenderà il prossimo 10 ottobre con la prima delle due udienze dedicate agli avvocati delle parti civili.

Si sono concluse così le requisitorie dei pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini.
Il pubblico ministero Mantini ha definito questo «il più grande disastro abruzzese della storia moderna».
Nel lungo riepilogo dei fatti e delle prove davanti alla corte di  Assise sono state portate prove documentali per lo più che proverebbero come sono stati gestiti i rifiuti nello stabilimento Montedison dagli anni ’60 al 2000.
Tra gli altri sono stati citati uno studio del 1981 tenuto riservato dalla Montedison in cui si dichiarava per il mercurio e il piombo «grave compromissione dell'ecosistema del fiume Pescara fino all'Adriatico».

«Emergono fatti incontrovertibili sulla conoscenza da decenni da parte di Montedison della gravissima contaminazione non solo di Bussi ma addirittura dell'intera vallata, mare Adriatico antistante la citta' di Pescara compreso, per piombo e mercurio», ha detto il pm Mantini, «La presenza di falde fortemente inquinate da clorurati era del tutto evidente anche per quanto riguarda i pozzi per l'acquedotto».
Sulla vicenda della mega discarica c'è il «terribile sospetto che anche i dati pubblici venivano alterati».
Cioè i dati dell’inquinamento che erano rilevai dagli enti pubblici di controllo.
Il pm nella sua ricostruzione dei fatti ha fatto vedere un appunto interno Montedison del 2001 con scritto «clorurati in falda h2o - obiettivi di bonifica concordati con enti che danno valori residuali superiori a quelli in tabella».
Per l'accusa insomma si tratterebbe di una «sistematica falsificazione dei dati», affermazione supportata da alcune slide con le tabelle dove i dati del mercurio veri e quelli falsi passavano, ad esempio, da 100 a 14 per lo stesso pozzetto. Il pm in aula ha fatto vedere una e-mail interna tra due dipendenti in cui «ci si lamentava con l'altro che era troppo sistematica l'alterazione».
 La Mantini ha poi proseguito raccontando che in uno studio di una società, la Erl del 1993, realizzato proprio per la Montedison si parlava esplicitamente di 'probabile rischio per prodotti agricoli' e 'preoccupazione per eventuali utenti dell'acqua sotterranea a valle dello stabilimento e a valle delle discariche.

«La requisitoria dei pm Mantini e Bellelli, al di la' di quello che decidera' il collegio giudicante sulle responsabilita' personali», ha commentato Augusto De Sanctis del Forum Acque Abruzzo, «rimarra' una pietra miliare per la conoscenza di uno dei peggiori disastri ambientali europei. Una ricostruzione puntigliosa e dettagliata resa possibile anche dal lavoro del Corpo forestale dello Stato. Documento dopo documento, attraverso la loro proiezione in aula, e' andato in scena un vero e proprio dramma ambientale. Ora attendiamo le conclusioni della requisitoria e le decisioni dei giudici, ma i dati emersi sull'inquinamento sono letteralmente sconvolgenti e impongono solo una cosa: la bonifica totale senza le scorciatoie che qualcuno ancora oggi osa proporre».
Nel pomeriggio vi è stata la seconda sortita del governatore Luciano D’Alfonso.
«Sono qui», ha detto, «per testimoniare tutto l' interesse e il coinvolgimento istituzionale dell'Ente Regione sapendo che non è un qualsiasi processo di accertamento di una verità qualsiasi. È un processo centrale nella vita della Regione Abruzzo e riguarda un bene irripetibile nella vita degli abruzzesi».
«Tornerò di nuovo - ha aggiunto il governatore - perché voglio rendermi conto anche di qual è il bisogno delle istituzioni di vicinanza tra le istituzioni per concorrere all' accertamento della verità. Personalmente ma anche giuridicamente per quello che rappresento come persona giuridica della Regione mi sento molto convocato dal lavoro serissimo di questa Aula di Giustizia. Ho già fornito la mia collaborazione nei confronti di coloro che qui rappresentano la posizione della Regione».