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Comprensorio sciistico Passolanciano-Maielletta: finanziamenti a rischio

L’assessore Cilli invita a superare le criticità

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Comprensorio sciistico Passolanciano-Maielletta: finanziamenti a rischio



PESCARA. «E’ importante che per lo sviluppo del comprensorio sciistico Passolanciano-Maielletta si arrivi subito alla definizione di un piano di lavoro che recuperi il tempo perso e permetta al territorio di beneficiare di un investimento finanziario importante che potrebbe rappresentare una significativa prospettiva di sviluppo economico dell’area. Se non si supereranno in fretta una serie di criticità emerse si rischia seriamente di perdere l’importante finanziamento ottenuto».
 È l’ennesimo grido di allarme lanciato dall’assessore provinciale al Turismo Aurelio Cilli in merito alle lungaggini relative al progetto di sviluppo dell’area sciistica abruzzese.
Cilli ricorda tutto l’iter che ha portato ad accumulare ritardi, che potrebbero ostacolare un rilancio necessario del territorio.
Ad aprile del 2011 Provincia di Pescara con i Comuni di Pretoro, Rapino, Serramonacesca, Lettomanoppello e  la Provincia di Chieti siglarono un accordo di programma per il rilancio e lo sviluppo del comprensorio montano e sciistico della Maielletta.
In virtù di questo accordo si ottennero  2 milioni e ottocentomila euro, fondi FAS, per l’ampliamento del comprensorio sciistico, con il collegamento tra i due bacini di Passolanciano e Mamma Rosa, attraverso la costruzione di due tratti di skilift/seggiovia.
In seguito il Comune di Roccamorice ha dato in affitto parte del terreno individuato per l’impianto. Questo ostacolo ha rallentato i tempi di realizzazione e, non avendo incontrato la disponibilità del sindaco di Roccamorice ad espropriare i terreni in questione, i firmatari dell’accordo hanno prontamente provveduto ad individuare un percorso alternativo dell’impianto, con un cambiamento di assetto, riuscendo così a  portare comunque avanti il progetto.
In seguito all’individuazione del Comune di Pretoro come ente attuatore in fase di progettazione, lo stesso, in sinergia con il gruppo di soggetti proponenti, ha pubblicato, lo scorso maggio, un bando di gara per l’affidamento dell’incarico di progettazione definitiva, coordinamento in fase di progettazione, servizio geologico e valutazione dell’impatto ambientale.

«Ma – prosegue Cilli - inspiegabilmente, nel mese di giugno e precisamente due giorni prima della scadenza, il bando è stato revocato. A partire da quel momento la prima cittadina del Comune di Pretoro ha improvvisamente cominciato a tirarsi indietro, adducendo impedimenti formali e non presentandosi ai diversi incontri in cui è stata invitata a spiegare le ragioni di tale improvviso arresto».
 In data 4 luglio 2014 si è tenuto un incontro presso il Comune di Pretoro tra i firmatari dell’accordo, a cui hanno partecipato anche due assessori della Regione Abruzzo.
Nel corso di questa riunione il sindaco di Pretoro si è impegnata a tentare di risolvere le criticità emerse e a fare un incontro con il privato relativamente all’area di Roccamorice per cercare di tornare sulla prima ipotesi di progettazione.
«Ho chiesto, come soggetto proponente dell’importante iniziativa – dice ancora Cilli - di essere coinvolto nella fase di confronto con il privato presso la Regione Abruzzo ma non ho ricevuto nessuna convocazione e di questo incontro non si è saputo l’esito. Da quel momento non è stato più possibile discutere insieme del progetto poiché il rappresentante dell’ente attuatore, nonostante gli impegni presi pubblicamente al riguardo, non si è più dimostrata disponibile, non presentandosi nemmeno agli incontri da me convocati. Ad oggi degli ultimi passaggi non mi resta che una registrazione vocale da me effettuata nell’incontro del 4 luglio, non avendo ricevuto ancora nessun verbale della riunione, nonostante i miei ripetuti solleciti».
L’assessore aggiunge di non essere «a conoscenza di quali siano i reali motivi che abbiano spinto l’amministratrice in questione a fare un passo indietro, ma mi auguro che vengano affrontati e superati quanto prima e che si arrivi alla definizione di un piano di lavoro che recuperi il tempo perso. Altrimenti rischiamo di perdere il finanziamento ottenuto con un danno d’immagine e non solo per l’intero territorio».