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Bper, sindacati aquilani in rivolta: «schiaffo al territorio aquilano»

La direzione territoriale sarà a Lanciano, proteste nel capoluogo di regione

Redazione Pdn

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La sede della Bper

La sede della Bper

L’AQUILA. E così ora la notizia è ufficiale: la direzione territoriale Adriatica della Bper prende la strada per Lanciano con buona pace della speranze aquilane.
La notizia aveva creato malumori già nei giorni scorsi ma ora la conferma fa esplodere la rabbia dei sindacati Dircredito, Fabi, Fiba Cisl e Fisac Cgil. Se a Chieti, dunque, si trema per il futuro della banca cittadina, a L’Aquila non si sta meglio.
«E’ l’ennesimo schiaffo che il Consiglio di Amministrazione Bper ha voluto rifilare al martoriato territorio aquilano eliminando in un sol colpo la Direzione Territoriale L’Aquila e l’Area Avezzano- Sulmona», denunciano le sigle sindacali.
«Come sembrano lontani i tempi in cui la Bper, tramite i suoi massimi esponenti sbandierava ai quattro venti che avrebbe salvaguardato l’essenza della Carispaq», denunciano i sindacati, «poi che avrebbe mantenuto a L’Aquila, sede del capoluogo di Regione, la Direzione Territoriale della Banca».
Ora invece la città, già martoriata dal sisma, vive questo nuovo contraccolpo. E questo non è il primo segnale. «Solo nella nostra provincia il tanto decantato riassetto organizzativo ha prodotto conseguenze pesanti. Eppure, i più recenti dati andamentali mostrano che la direzione territoriale L'Aquila, nell'attuale assetto, si distingue per i risultati conseguiti, che ne fanno un'eccellenza per la Banca. Eppure, dal nostro territorio la Bper ha tratto enormi vantaggi a seguito della ricostruzione e della capacità dei tanto bistrattati lavoratori ex Carispaq di intermediare circa il 60% di tutte le somme erogate dallo stato. Per questo, possiamo affermare con forza che dall'ormai defunta Carispaq la Bper è stata capace solo di prendere, senza lasciare assolutamente nulla».

Una bocciatura su tutta la linea che lascia l’amaro in bocca a chi credeva in qualcosa di positivo. E le sigle sindacali non nascondono l’amarezza: «in questo modo la Bper ha ritenuto di ripagare l’impegno costante profuso da tutto il Personale nel quinquennio, appesantito anche dalla nuova organizzazione che ha “sapientemente” fatto coincidere l’introduzione dei nuovi modelli di servizio con la fusione della Carispaq in Bper, non degnandosi neppure di informare direttamente il Personale del nuovo assetto territoriale, lasciando che la notizia fosse diffusa prima a mezzo stampa».
Ma di chi sono le responsabilità? Secondo i sindacati vanno ripartite «tra gli amministratori e sindaci della ex Carispaq, colpevoli di aver consentito alla Bper di distruggere in poco tempo 150 anni di storia, sottovalutando quanto stava accadendo, facendo perdere al territorio la presenza di una Banca prima e di una Direzione Territoriale poi. In questo modo si sono persi per il momento oltre 70 posti di lavoro e a ben poco vale avere una rilevante presenza nell’istituendo Comitato territoriale per le erogazione liberali oltre che la relativa presidenza».
Ma per le sigle sindacali anche la Fondazione avrebbe le sue colpe: «ha ceduto a suo tempo la banca auspicando una importante presenza nel Cda senza purtroppo farsi assicurare per iscritto l’autonomia della banca, salvo poi giustificarsi con il presumibile mancato rispetto dei patti parasociali».
Non sarebbero esenti da responsabilità nemmeno gli esponenti politici: «nonostante la Carispaq abbia perso nell’ultimo anno, come detto, oltre 70 posti di lavoro ed altrettanti temiamo ne possa perdere con la presentazione del prossimo piano industriale (parliamo dell’equivalente di una piccola/media industria) non hanno ritenuto fino ad ora di spendere una sola parola o azione concreta a tutela del mantenimento dei livelli occupazionali».