CLAUSOLE VESSATORIE

Adusbef e Federconsumatori diffidano 13 banche: «togliete quelle clausole vessatorie»

«Significativo squilibrio di diritti e obblighi contrattuali»

Redazione Pdn

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Adusbef e Federconsumatori diffidano 13 banche: «togliete quelle clausole vessatorie»





ROMA. Diffida di Adusbef e Federconsumatori 13 banche italiane perché cancellino le clausole vessatorie nei contratti con i clienti.
La diffida è stata notificata a Unicredit; Intesa San Paolo; Mps; Ubi Banca; Bnl; Banca Popolare di Milano; Cassa Risparmio Parma e Piacenza; Banca Popolare Vicenza; Credito Emiliano; Banca Popolare Emilia Romagna; Carige; Banca Popolare Bergamo; Banco di Sardegna
Secondo le due associazioni che tutelano i consumatori soprattutto nei contratti legati alla concessione di mutui ci sarebbero condizioni che determinerebbero «un significativo squilibrio di diritti ed obblighi contrattuali» e «lesive dei diritti degli utenti».
Come la ‘tassa sul rosso’, ossia l’obbligo di pagare un salato interesse per momentanee scoperture nella gestione del rapporto di conto corrente, la famigerata ‘Commissione di Massimo Scoperto’, «già dichiarata nulla da Cassazione ma riapparsa sotto mentite spoglie di Civ (Commissione Istruttoria Veloce)», fanno notare le due associazioni, «mentre sui contratti di mutuo che impongono obblighi di evidente squilibrio per il contraente debole, è intervenuta perfino la Corte di Giustizia Europea, con una recente sentenza (n. C-34/13 del 10.09.14), che vieta la pignorabilità di un bene immobile (la casa), in caso di clausole vessatorie nei contratti».

IL BLOCCO DELL’ESECUZIONE FORZATA
La sentenza della Corte di Giustizia Europea, blocca l’esproprio della casa e la relativa vendita di banche e finanziarie che mettono all’asta la casa del familiare del consumatore, qualora nel contratto di mutuo firmato, siano presenti una o più clausole abusive (quelle clausole, cioè, che pongono oneri particolarmente vincolanti a carico del consumatore e a vantaggio dell’azienda, vietate dalle direttive dell’UE), bloccando così l’esecuzione forzata anche per l’intangibilità del diritto all’abitazione garantite da norme Ue.
Anche la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza 19270/2014, tornando sull'argomento della vendita forzata degli immobili per debiti contratti con le banche, ha stabilito che la norma che impedisce ad Equitalia di pignorare la prima casa è applicabile a tutti i procedimenti, compresi quelli avviati prima dell'entrata in vigore del Decreto del Fare.
«Dalle perizi econometriche depositate in tribunale», spiegano ancora dalle due associazioni, «ogni mutuo ventennale di 100.000 euro ammortizzato “alla francese” (prima interessi, poi il capitale) regolato al tasso fisso del 5,40%, produce una restituzione di 163.740 euro, 9.515 euro in più (+17,5%) dell’ammortamento ‘all’italiana’, che implica il rimborso equilibrato di capitale ed interessi e che costa 152.225 euro».
Adusbef e Federconsumatori hanno calcolato che tale ‘trucco contabile’, «un vero espediente di raggiro dei consumatori, giudicato illecito da sentenze di Tribunale che hanno condannato alcune banche», genera un ingiusto profitto di 9,5 miliardi di euro su 1 milione di mutui a tasso fisso, 475 milioni di euro l’anno spalmati sugli utenti.