LA PROTESTA

Pescara, manifestazione per chiedere l’abolizione del canone Rai

Giovedì sera sit in silenzioso sotto la sede del Tg3 Abruzzo

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Pescara, manifestazione per chiedere l’abolizione del canone Rai




PESCARA. Le Forze Liberali sono scese in campo per reclamare l’abolizione del canone Rai e un sistema televisivo aperto alla concorrenza e agli investimenti privati.
«Solo con la rimozione di qualunque controllo politico diretto e indiretto dalla tv di Stato, all’interno di un’economia di mercato che sia veramente libera e concorrenziale, i cittadini italiani avranno finalmente la possibilità di godere del pieno diritto di “cambiare canale”», hanno spiegato i promotori.
Così ieri, dalle ore 18 alle ore 20, si è tenuto a Pescara un presidio silenzioso sotto la pioggia, davanti alla sede regionale della Rai di via De Amicis. La manifestazione unitaria, chiamata “Vendiamo la Rai, fuori i partiti dalla tv di Stato”, è stata organizzata in contemporanea con le città di Roma e Milano.
«I partiti che hanno aderito alla mobilitazione», spiegano Nicola Di Federico, responsabile provinciale Ali e Luigi Pirozzi, responsabile Abruzzo e Molise Fare per Fermare il declino, «promuovono la richiesta di privatizzazione della Rai, per un sistema televisivo aperto alla concorrenza e agli investimenti privati, l’abolizione del canone, limiti alla concentrazione della proprietà delle reti televisive e un drastico abbassamento dei tetti per la raccolta pubblicitaria». 

Al presidio hanno partecipato il Partito Liberale Italiano, insieme ad altre associazioni dell’area liberale (Alleanza Liberal Democratica per l’Italia, Fare per Fermare il declino, Gioventù Liberale Italiana, I liberali, Italiaperta, Lib Mov, Liberali Moderati per l’Italia, Liberi di ricominciare, Mit modernizzare l’Italia, Partito Federalista Europeo, Partito Repubblicano Italiano, Radicali Italiani, Riforma Federale, Right Blu la Destra Liberale, Risveglio Ideale, Società Libera e Tea Party Italia).
«La tassa», contestano i promotori dell’iniziativa, «è dovuta da chiunque disponga di apparecchi in grado di ricevere trasmissioni televisive, indipendentemente dall’interesse o meno a vedere i canali di Stato e indipendentemente dall’essere d’accordo o meno con i profumati onorari pagati a conduttori e ospiti di eventi non sempre ritenuti soddisfacenti. La norma che impone questo pagamento è addirittura il Regio Decreto n. 246 del lontano 1938, redatto in un’epoca in cui l’Italia era tutto tranne che liberale e quando non si aveva la fortuna di poter “cambiare canale”. A questo quadro si aggiunge la storica lottizzazione di cui la Rai è sempre stata accusata. Il controllo politico, in particolare di alcuni partiti, è sempre stato preponderante ed evidente, minando l’indipendenza e il pluralismo alla base di qualunque servizio pubblico».