LA MATASSA

Carichieti al bivio: la vendita o il rafforzamento?

Si è dimesso l'autista manager Domenico Di Fabrizio

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Carichieti al bivio: la vendita o il rafforzamento?




CHIETI. Quale compito la Banca d’Italia ha assegnato al commissario Riccardo Sora ed ai suoi tre collaboratori e quali sono i margini di sicurezza dei conti Carichieti, della sua governance e della sua macchina organizzativa?
Sono queste le domande finora senza risposta che hanno alimentato le reazioni e le polemiche di questi giorni. Infatti – molto più delle dimissioni dell’autista-manager Domenico Di Fabrizio che ci sono state ieri - è fondamentale capire se Riccardo Sora deve traghettare la Cassa di risparmio verso la vendita ad un’altra banca o solo verso il suo rafforzamento e cosa troverà nell’esame dei conti e nella valutazione della macchina organizzativa di via Colonnetta.

L’OSTACOLO MAGGIORE SONO I CREDITI INESIGIBILI
L’aspetto più delicato del compito del commissario sembra quello delle rettifiche dei crediti incagliati: la Banca d’Italia ha già verificato che la gestione Sbrolli ha cancellato dal bilancio, perché inesigibili, crediti per un importo di ben 304,7 milioni, ma che si aggirano come una mina vagante sui conti.
Perché se il commissario deciderà altre rettifiche, questo aggraverà le perdite e aumenterà il deficit patrimoniale. Così come sono importanti gli interventi sul patrimonio di vigilanza di Carichieti, che si aggira sui 200 milioni e che sarebbe importante aumentare per far crescere la possibilità di ampliare le operazioni di finanziamento.
Infatti più rischio si assume la banca, più alto deve essere il patrimonio di vigilanza. Da queste scelte si potrà comprendere in quale direzione va la banca commissariata che è alle prese anche con un altro problema.
Gli ispettori hanno criticato la gestione del rischio bollandola come “incerta” mentre in Carichieti si sostiene che il massimo possibile in questo momento era di presidiare le sofferenze, molte delle quali risalenti a date lontane. Inoltre molte di queste situazioni più pesanti sarebbero garantite con ipoteche su immobili e questo garantirebbe in ogni modo un recupero di capitali.
Sotto accusa anche i quadri dirigenti, la cui perfomance è stata definita negativa, con il 75% delle filiali sotto gli obiettivi da raggiungere (e qui si dà la colpa alla crisi economica generalizzata).

E se ieri l’Adusbef puntava il dito sul fatto che la Banca d’Italia tra le altre cose non avesse contestato anche la falsità del bilancio 2013, dalla Cassa si risponde che sono intervenute rettifiche da 304,7 con una valutazione più attenta dei crediti esigibili e non.
Insomma da questi interventi di revisione ad opera del commissario si capirà se Riccardo Sora ha avuto solo il compito di far ripartire a pieni giri Carichieti o se invece sta preparando la sua fusione con altre banche.
Ma ieri c’è stata un’iniziativa importante di Confindustria Chieti-Pescara e di tutte le associazioni economiche di questo territorio (cosa che non era avvenuta per Tercas) per sventare il pericolo della scomparsa dell’unica Cassa di risparmio abruzzese e per salvaguardare la sua territorialità.

L’idea, chissà quanto utopica, potrebbe essere l’ingresso in Carichieti della Fondazione bancaria di Pescara con la creazione di un polo unico ed ampiamente territoriale. Sarebbe la Cassa di risparmio Chieti-Pescara (come l’università d’Annunzio), con la speranza di un rinnovamento e rafforzamento ora sempre più necessario.

Sebastiano Calella