LA MATASSA

CariChieti. Lannutti: «Perché Bankitalia non ha contestato la falsità del bilancio 2013?»

Ispezioni e sanzioni negli anni non sono servite a far cambiare rotta alla “banca del territorio”

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Roberto Sbrolli

Roberto Sbrolli




CHIETI. Perché? Una sfilza di “perchè” si annida dietro il commissariamento della Carichieti che sta destando l’attenzione e l’apprensione del mondo imprenditoriale e di alcune associazioni ma non del mondo della politica che ora si tiene a distanza.
Dal mondo imprenditoriale si leva anche oggi un grido di allarme mentre l’Adusbef di Elio Lannutti ritorna all’attacco confidando in una serie di esposti fotocopia inviati alle procure di Roma, Chieti, Pescara, Lanciano, Teramo, Vasto.
L’idea di fondo che si accresce –secondo l’associazione dei consumatori- è che ci sia qualcosa che non torni dietro il commissariamento che di fatto è un provvedimento che -allo stato di quanto se ne sa- presenta alcune incongruenze logiche che si deducono da diversi fatti.

Per esempio: è stato travalicato il potere di vigilanza bancaria nel caso della Carichieti?
Il commissariamento può essere che sia stato utilizzato «in maniera distorta e strumentale, per favorire precisi e individuati gruppi d’interesse, come in passato alcune grandi banche, tali da configurare fattispecie di corruzione, concussione, falso, truffa e abuso d’ufficio»?
Domande che pone anche oggi Elio Lannutti, presidente Adusbef che rilegge il provvedimento di otto pagine firmato da Ignazio Visco.

IL BIGNAMI DELLE CONTESTAZIONI
Dal documento della Banca d’Italia si evince che le sofferenze ammontano a 435 milioni di euro, che le perdite previste ammonterebbero a 304 milioni, che vi sarebbero ingerenze vietate ed  intrecci con personaggi della Fondazione, rischi in materia di antiriciclaggio, “fidi facili” ad amici imprenditori e nomi noti a livello locale, lacune nella gestione di crediti per 109 milioni di euro ad alcuni imprenditori dell’area Chieti-Pescara, e poi ancora 5 milioni di euro concessi a una società riconducibile a un consigliere della banca,  la mancata azione di responsabilità verso l’ex dg della Cassa, Francesco Di Tizio, per finire con la storia che non è una “storiella” dell’autista che avrebbe guidato la banca, non senza suggeritori.
 Il rapporto spedito dal Governatore Visco al ministro dell’Economia  Pier Carlo Padoan, -sempre secondo Lannutti- non chiarisce i misteri dell’improvviso commissariamento,  a sei mesi dall’approvazione del bilancio,  in merito al direttore Roberto Sbrolli che, nonostante abbia: «manifestato una ridotta autonomia di giudizio in talune scelte concernenti il personale e scarso rigore nella gestione del credito, con particolare riferimento ai citati rapporti facenti capo all’ex presidente della Fondazione», è stato mantenuto al suo posto.
«Come mai?», si domanda Lannutti.

«NESSUN RILIEVO AL BILANCIO 2013»
 E perché la grave esposizione al rischio creditizio non hanno fatto accendere un faro ed i necessari rilievi scritti al Cda,  all’indomani del 7 maggio 2014, data in cui è stato approvato il bilancio per l’esercizio 2013?
  «Bankitalia non sembra abbia mosso alcun rilievo formale e sostanziale, alle comunicazioni dei dirigenti della Cassa di Risparmio di Chieti», dice Lannutti.
Eppure i vertici della banca il 7 maggio 2014, enfatizzavano: «….la ritrovata credibilità della Carichieti…., l’opera di pulizia dei  conti iniziata nei primi mesi del 2011 dopo una burrascosa visita ispettiva della Banca d’Italia…, la riduzione dei costi accompagnata da un aumento della redditività assoluta, che ha portato il “core tier 1”, cioè l’indicatore primario della solidità della banca all’attuale 8,70 (nel 2012 era del’8,54), a fronte di un requisito minimo dell’8%....; 350 milioni di finanziamenti erogati sul territorio della Provincia di Chieti, gli accantonamenti pari ad 83 milioni finiti, salvo ulteriori piccole rettifiche, perché  la Banca d’Italia si sarebbe accontentata di una rettifica da 50 mln…, con la Carichieti che si presenta ai suoi soci (80% Fondazione e 20% Banca Intesa) ed ai suoi correntisti con una solidità mai vista in passato e con un nuovo modello di business, con forme di credito più prudenti».
«Come mai Bankitalia taceva?», si chiede l’Adusbef.
«Ed i consueti commissari scelti da Bankitalia con i soliti criteri ‘amicali’, di fronte ai numeri descritti», incalza, «impugneranno il bilancio 2013 e presenteranno formale denuncia penale per palese falso in bilancio contro cda, collegio sindacale e società di revisione ?».

ISPEZIONI E SANZIONI CHE NON SONO SERVITE
E’ vero tuttavia che le ispezioni nella Carichieti sono consuetudine ed è anche vero che altre volte sono piombate sanzioni sui responsabili della gestione e dei controlli.
Dieci anni fa nel 2004 per esempio Bankitalia contestava  «carenze nei controlli interni da parte del Collegio sindacale» e «carenze nell'organizzazione e nei controlli interni da parte del Consiglio di amministrazione». Scattarono sanzioni ai componenti del collegio sindacale per 1.549 euro ciascuno e al consiglio di amministrazione di allora per la stessa cifra.
Nel 2013 sempre Visco contesta «carenze nell’organizzazione e nei controlli interni, con particolare riferimento ai rischi di credito e operativi, da parte di componenti ed ex componenti il Consiglio di amministrazione e del Direttore generale» e ancora « carenze nei controlli da parte dei componenti il Collegio sindacale».
Scattarono  sanzioni per i componenti ed ex componenti il Consiglio di amministrazione per 12mila euro ciascuno; al direttore generale (6mila euro) e ai componenti del collegio sindacale per 12mila euro ciascuno.
Per un totale di sanzioni di 150mila euro.
Forse è questa la «continuità di gestione» di cui parla Bankitalia.
Quella continuità che sembra l’essenza stessa di una banca che non ha saputo fermarsi in tempo né scrollarsi di dosso certe logiche.
Omicide.