RICOSTRUZIONE?

Crollo balcone L'Aquila: sfollati Map: «Comune non verificò qualità dei lavori»

Ente sotto accusa: «poteva prevedere i costi»

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L'AQUILA. «Il Comune dell'Aquila già dal 2010 aveva tutti gli strumenti per comprendere che i circa 5500 alloggi dei quartieri post-sismici dei Progetti Case e Map dell'Aquila avrebbero avuto costi di gestione altissimi, superiori ai 6,5 milioni l'anno, ma nulla ha fatto per cautelarsi e rendere sostenibile economicamente il passaggio di consegne dalla Protezione civile, prima della gestione e poi della proprietà». E' la denuncia che arriva da sfollati del quartiere del Progetto C.a.s.e. di Assergi, Mariella Cucchiarelli e Bruno Giuliano, di Sassa, Sandro Sciarra, in una conferenza stampa tenuta con l'avvocato Fausto Corti.
La nuova presa di posizione contro il Comune arriva dopo l'esame delle carte ottenute dai cittadini grazie all'accesso agli atti. A tale proposito, emerge anche che un funzionario del Comune aveva fin dal 2010 messo in guardia la Giunta e l'allora assessore al ramo, Ermanno Lisi, sull'insostenibilità dei costi di gestione, con tanto di stima dei costi milionari, e sulla necessità di fare un regolamento condominiale per il pagamento delle quote. 

Non ricevendo alcuna risposta. Altra grave accusa formulata dall'avvocato Corti è quella secondo cui «il Comune ha fatto scadere le cauzioni depositate dalle ditte aggiudicatrici degli appalti, che avrebbero potuto essere utilizzate per fare le riparazioni dei guasti segnalati dai cittadini».
Non solo. «Il Comune ha omesso di utilizzare la polizza decennale postuma per i vizi e le difformità, stipulata dalle ditte con alcune compagnie assicurative. Dalle carte risulta che la Protezione civile trasmise al Comune tutta la documentazione, che però a oggi risulta irreperibile».
In sostanza, la caduta dei balconi, come accaduto alcuni giorni fa a Cese di Preturo, non sarebbe una sorpresa. «Adesso non ci si deve stupire se i balconi cascano da soli, se i tetti vengono scoperchiati dal vento, se vengono recapitate bollette pazze - denuncia ancora Corti - e se il Comune non trova le risorse per far fronte a crescenti costi di gestione sia ordinaria sia straordinaria. Questo problema andava posto subito, prima di accettare di diventare proprietari del patrimonio edilizio. Un scelta a dir poco avventata».
«Il Comune - spiega Giuliano - avrebbe dovuto, prima di assumere la proprietà del C.a.s.e., verificare la qualità dei lavori, la coibentazione delle pareti che in teoria avrebbe dovuto garantire un grande risparmio energetico, il buon funzionamento degli impianti, e se qualcosa non andava avrebbe potuto obbligare le ditte a intervenire e porre rimedio, bloccando i deposti cauzionali, evitando di firmare i certificati di collaudo. Ora, invece, questi costi saranno accollati ai cittadini»