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CariChieti. Dopo la mazzata di Bankitalia pesano le scelte di gestione

I timori dei risparmiatori ma i soldi sono al sicuro

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CariChieti. Dopo la mazzata di Bankitalia pesano le scelte di gestione






CHIETI. «Ma i nostri soldi stanno al sicuro?». Decine di telefonate a ripetizione per essere tranquillizzati: è stata questa, ieri, la prima reazione collettiva al commissariamento improvviso della CariChieti.
E la prima risposta è venuta da Riccardo Sora, il commissario Bankitalia appena insediato, che ha chiesto ai dirigenti della Cassa di risparmio il silenzio assoluto sulla vicenda per evitare inutili allarmismi e fuga dei clienti dalla banca commissariata.
Il commissariamento nascerebbe, infatti, da due esigenze: la necessità di mettere in sicurezza il bilancio secondo i parametri più rigidi dello “stress test” europeo e la scelta di insediare una governance nuova e di più alto profilo.
Nel prossimo futuro (un anno o due) il bilancio CariChieti dovrebbe essere ripulito delle scorie vecchie e nuove - cioè i crediti inesigibili - che hanno appesantito i conti, mentre parallelamente dovrebbe nascere una nuova governance all’altezza dei suoi compiti.
Infatti, CariChieti sarebbe stata stritolata dal peso delle vecchie sofferenze, non tutte svalutate, e dalla crisi economica del territorio di riferimento che i vertici decisionali non hanno saputo gestire tanto da creare nuove sofferenze che si sono sommate alle prime.
Questo significa che i vari affidamenti non sono andati sempre a buon fine trasformandosi in perdite per la banca e in una vera “mission impossible” il risanamento in corso dei conti ad opera dei tecnici pressati dai politici locali.
Perciò quest’ultima bocciatura della quarta Cassa di risparmio abruzzese (Tercas e Caripe già salvate a stento dal fallimento, Carispaq assorbita da Bper) significa almeno due cose: che l’economia della regione sta messa male e che gli amministratori delle banche non sono stati capaci di traghettare il sistema verso la sicurezza.

BANKITALIA CONTESTA «GRAVI IRREGOLARITÀ AMMINISTRATIVE»
Con il passare delle ore il quadro del commissariamento si fa infatti più preciso. I direttori delle filiali e della sede centrale ieri pomeriggio sono stati convocati in tutta fretta nella sede di via Colonnetta per la comunicazione ufficiale dell’omissis che ha decapitato Cari Chieti e cioè che venivano contestate gravi irregolarità amministrative. A loro è stato chiesto quali fossero le condizioni di salute della banca e la risposta unanime è stata che dopo le “malattie” del passato, si stava viaggiando verso la guarigione. Sfuggiva loro però che un aspetto del risanamento non aveva marciato con la stessa speditezza e nella stessa direzione di altri. Perché è vero che quando negli anni scorsi Bankitalia aveva chiesto di svalutare le sofferenze in bilancio, CariChieti lo ha fatto addirittura in modo maggiore rispetto alle richieste: prima 32 mln rispetto ai 28 chiesti, poi lo scorso anno circa 70 mln su 60 “consigliati”. Ma per Bankitalia hanno avuto un peso maggiore le osservazioni negative degli ispettori sull’attuale governance che non è stata giudicata in grado di dare strategie e redditività alla CariChieti e che aveva consentito interventi irrituali della politica nei finanziamenti a rischio.
Come peraltro spesso aveva denunciato il sindacato: «da tempo sollecitavamo un confronto con i vertici perché eravamo preoccupati di alcune scelte – spiega Francesco Trivelli, segretario regionale Fisac Cgil – per il momento dobbiamo valutare bene i vari aspetti di questa vicenda e al più presto faremo conoscere cosa ne pensano i sindacati».
Ora di fatto questo commissariamento ha fatto scattare la sostituzione dei vertici della Cassa di risparmio mentre si attende di sapere l’esito di alcune operazioni finanziarie intanto intraprese e sulle quali si spera per accrescere gli utili.
Da quello che filtra dalla strettissima chiusura dei canali di informazione, pare di capire che il giudizio negativo degli ispettori di Bankitalia sugli anni 2011/2012/2013 sia una censura per l’ingerenza nelle scelte (rectius: nei finanziamenti) di chi ha favorito alcuni soliti noti con esposizioni milionarie mai rientrate.
Se questo rilievo fosse confermato, tornerebbero a materializzarsi i fantasmi di quegli imprenditori che in passato hanno portato al deterioramento dei conti CariChieti: infatti la loro insolvenza ha continuato a pesare negativamente sui conti perché è vero che per loro l’accesso al credito è stato bloccato, ma i prestiti vecchi non sono rientrati. Così come per la crisi economica non sono stati restituiti altri nuovi crediti, come capita oggi in quasi tutte le banche. Per questo la vera mission del commissario ora sembra quella di stroncare sul nascere un nuovo saccheggio delle casse CariChieti.

LE IPOTESI SUL FUTURO DI CARICHIETI
Il problema che si pone adesso è capire quale sarà il futuro di CariChieti. Se il commissario, dopo aver esaminato direttamente i conti, dovesse trovare che il bilancio è sostanzialmente accettabile, tutte le energie dei commissari, dal ragioniere Riccardo Sora ai suoi tre collaboratori (i prof. universitari Paolo Benazzo, Maria Teresa Bianchi e Marco D’Alberti) dovrebbero essere indirizzate a creare una governance nuova e indenne dalle criticità del passato. Se invece il commissario dovesse scoprire – come è capitato alla Tercas – che dagli iniziali pochi mln si è arrivati ad una voragine di sofferenze da centinaia di mln di euro, il destino CariChieti è segnato: sanzioni della Banca d’Italia (a Teramo si parla di quasi 100 mila euro a carico di ciascun funzionario multato) e vendita o svendita ad un’altra banca dell’unica Cassa di risparmio abruzzese rimasta in vita. Salvo sentire poi i politici locali che si stracciano le vesti per difendere il territorio. Forse non è così che si difende la territorialità, come dimostra un’altra acquisizione di banche locali attraverso la fusione per incorporazione. La Bper ha rilevato la Carispaq e la Bls non con forzature o commissariamenti, ma solo acquistando nel tempo le azioni delle due banche che gli abruzzesi avevano venduto. E proprio ieri, decidendo di stabilire a Lanciano la direzione territoriale adriatica del nuovo istituto con un altro punto di riferimento all’Aquila, la Bper ha dimostrato che solo una banca più grossa è in grado di apportare soldi per l’economia del territorio. A Chieti però c’è una variante particolare che va valutata: il 20% della Cassa di risparmio appartiene a Banca Intesa, che quindi potrebbe essere “invitata” all’acquisto. Dal che deriva che i risparmiatori possono stare tranquilli, mentre avranno sonni agitati i rappresentanti delle varie cupole di potere, cioè quella governance di CariChieti che oggi la Banca d’Italia ha bocciato sonoramente.

Sebastiano Calella