LE CAUSE

Capodogli spiaggiati a Vasto, «la verità tra molti mesi»

«i tempi della scienza sono lunghi»

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CAPODOGLI




TERAMO. Potranno impegnare anche diversi mesi le indagini di laboratorio per stabilire le cause della morte di tre dei sette capodogli spiaggiati lo scorso 12 settembre sul litorale di Punta Penna a Vasto.
Lo ha annunciato Giovanni Di Guardo, docente di Patologia generale e Fisiopatologia veterinaria della Facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Teramo.
«Nelle prossime settimane - dice Di Guardo - la Facoltà di Medicina Veterinaria di Teramo, tra le istituzioni di eccellenza e di referenza in questo campo, sarà impegnata, in collaborazione con l'Università di Padova, con l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise "G. Caporale" e con altre Istituzioni ed Enti di ricerca nazionali e internazionali, nelle indagini e nello studio delle cause che hanno portato questi mammiferi marini a spingersi in un habitat per loro assolutamente inidoneo, rappresentato appunto dall'Adriatico centro-meridionale».
In particolare si sottolinea che le indagini di laboratorio potranno impiegare, come avvenne cinque anni fa in occasione dell'evento registratosi lungo le coste pugliesi, anche diversi mesi nel definire le cause e la sequenza degli eventi spazio-temporali che hanno determinato quest'ultimo episodio di spiaggiamento di capodogli lungo le coste adriatiche».
La necroscopia, che è avvenuta sulle carcasse dei tre capodogli di genere femminile sulla spiaggia di Punta Penna, è stata coordinata da Sandro Mazzariol dell'Università di Padova.
«È bene tenere in mente – ha aggiunto Di Guardo ‒ che i tempi della scienza e quelli della comunicazione mediatica non sono gli stessi. Sarà anzi opportuno che il pur inevitabile clamore mediatico dei giorni scorsi sia seguito dalla giusta enfasi che sarà bene dare alla “notizia” quando gli esiti delle indagini laboratoristiche saranno disponibili, a coronamento del lungo e laborioso percorso da cui gli stessi saranno preceduti».
Il caso, ha sottolineato il docente, è stata un’opportunità «più unica che rara di formazione in campo per gli studenti della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Teramo».
L’eccezionale evento ha richiamato l’attenzione delle principali unità di ricerca nazionali e internazionali impegnate nella salvaguardia dei cetacei. Numerosi sono stati gli studenti del Corso di laurea in Medicina Veterinaria e di quello in Tutela e Benessere Animale che hanno preso parte alle operazioni per la predisposizione delle indagini necroscopiche.