LA SENTENZA

Fondi Docup, «truffa per 335 mila euro». Altri 6 imprenditori condannati dalla Corte dei Conti

«Danni alla Regione e alla Fira»

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FONDI EUROPEI, REGIONE EUROPA




ABRUZZO. In totale 335 mila euro di danni nei confronti della Regione e della Fira.
Sono sette le recenti sentenze della Corte dei Conti (emesse tra i mesi di luglio e agosto) con le quali i giudici contabili hanno condannato (per ben tre volte) Augusto Cicchinelli, una volta insieme alla compagna N. H., una volta con Paolo Del Pinto, poi con Giamila Zregh, Marica Battistoni e Davide Felli.
Tutti i casi ruotano intorno ai fondi Docup, uno degli scandali più grandi che la Regione Abruzzo ricordi al pari della più nota Sanitopoli. Oltre ai processi penali le varie vicende hanno poi anche dei risvolti contabili.
Di sentenze della Corte dei Conti sui finanziamenti gestiti dalla Fira ne arrivano in media un paio ogni mese. A luglio in una sentenza sfavorevole è incappato anche l’ex presidente della Finanziaria regionale, Giancarlo Masciarelli, grande manovratore di tutta la truffa, che dovrà restituire alla Regione ben 1 milione di euro.

Qualche mese prima sempre la corte dei Conti lo aveva condannato, insieme ad un altro imprenditore, a restituire 100 mila euro
Poi ci sono anche i pesci più piccoli, ovvero quegli imprenditori che hanno percepito cifre relativamente modeste stanziate per far crescere e nascere nuove attività produttive che in realtà non hanno prodotto nulla.

Nel primo caso la Guardia di Finanza ha scoperto che Augusto Cicchinelli (legale rappresentante della Promoter Srl) e N. H. (legale rappresentante della I.P.I.S. S.r.l ) avevano richiesto alla Fira ben 48 mila euro di finanziamenti a titolo di contributi regionali finalizzati al sostegno delle attività produttive abruzzesi.
Ma i finanzieri hanno rilevato «gravi e numerose irregolarità nella redazione delle pratiche di finanziamento oggetto di indagine». La Procura regionale parla di «artifici e raggiri»: la società Promoter «era una mera “cartiera”», ovvero una società di fatto mai avviata, e avrebbe presentato alla Fira fatture di presunte spese sostenute «per operazioni inesistenti».
Inoltre la Guardia di Finanza non ha trovato i bilanci degli esercizi sociali degli anni 2006 e 2007. La società negli anni 2006 e 2007 non ha presentato le dichiarazioni fiscali.
L’accusa parlava di una condotta «trasgressiva ed illegittima» dei due: Cicchinelli è stato ritenuto il “cervello ideatore” di tutto che ha proposto “l’affare” e trovato chi insieme a lui poteva opportunamente concretizzarlo, in questo caso la sua compagna.
«La sinergica attività dei convenuti», scrivono i giudici sposando la versione dell’accusa, «ha consentito alla I.P.I.S. s.r.l. di riscuotere indebitamente il finanziamento. Insomma, la disamina complessiva e coordinata della vicenda evidenzia una regìa non casuale e mirata alla realizzazione dei fatti , con speculare, evidente danno per l’amministrazione pubblica».
Cicchinelli è stato condannato a rifondere 33.600 euro mentre la donna 14.400 euro.
Nel secondo caso, invece Cicchinelli è stato condannato insieme Paolo Del Pinto (legale rappresentante della Rural Site S.r.l, una ditta di commercio al dettaglio di prodotti alimentari di Pacentro) a restituire alla Regione e alla Fira la somma di 48 mila euro.
Anche in questo caso la Guardia di Finanza ha riscontrato «gravi e numerose irregolarità nella redazione delle pratiche di finanziamento oggetto di indagine». Secondo la ricostruzione dell’accusa una parte della somma erogata sarebbe stata data a Del Pinto che l’avrebbe utilizzata «per i suoi scopi privati, non essendo immaginabile il coinvolgimento negli inganni di Del Pinto a titolo gratuito».
Anche in questo caso i finanzieri hanno trovato una lunga serie di fatture anomale, «non conservate all'interno della documentazione fiscale e inoltre, di conseguenza, non annotate sul relativo registro Iva acquisti obbligatorio». «Dall’informativa della Guardia di finanza si evincono fatti idonei a configurare anche il danno erariale», scrivono i giudici della Corte dei Conti.

Il collegio giudicante dunque ha sposato la tesi accusatoria: «il progetto ammesso a contributo non è stato mai realizzato. Le indagini dimostrano che le fatture erano relative ad operazioni inesistenti e che l’intera operazione era progettata da Augusto Cicchinelli, servendosi dell’ausilio di Paolo Del Pinto quale prestanome; il Cicchinelli, infatti, concepiva tutto il raggiro, istruendo opportunamente l’altro convenuto sull’iter da seguire e sulla documentazione da produrre all’amministrazione regionale.
In questo caso Cicchinelli è stato condannato a versare alla Regione 33.600 euro e Del Pinto 14.400 euro.
Un altro caso vede invece protagonista, insieme a Cicchinelli, Giamila Zregh. I due dovranno restituire 12 mila euro. In questo caso sotto accusa è finita la ditta di Zregh che, come negli altri casi, «era una compagine fittizia e non operante, ideata per captare il finanziamento pubblico»
Anche in questo caso «l’intera operazione era progettata da Augusto Cicchinelli, servendosi dell’ausilio di Giamila Zregh, quale prestanome; il Cicchinelli, infatti, concepiva tutto il raggiro, istruendo opportunamente la convenuta sull’iter da seguire e sulla documentazione da produrre all’amministrazione regionale».
Cicchinelli dovrà restituire alla regione 8.820 euro e Zregh 3.780,00.
In altri quattro casi fotocopia Cicchinelli è stato condannato a restituire alla Fira e alla Regione Abruzzo40 mila euro, 82 mila euro, 28 mila euro e 46 mila euro. Altri 19 mila li dovrà restituire Marica Battistoni.