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Punti nascita. Il gioco delle parti e le amnesie: chi parla della «sicurezza del neonato»?

Il centrodestra difende il Punto nascita di Atri ma…

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Punti nascita. Il gioco delle parti e le amnesie: chi parla della «sicurezza del neonato»?

Paolo Gatti




ABRUZZO. Una risoluzione in difesa del Punto nascita di Atri, proposta dalle opposizioni in Consiglio regionale, è stata approvata «con soddisfazione da parte dei consiglieri Paolo Gatti,  Giorgio D’Ignazio e Mauro Di Dalmazio», ma anche con la loro «delusione per il comportamento della maggioranza».
 Infatti il centrosinistra è uscito dall’aula chiedendo la verifica del numero legale nel tentativo di rendere nulla la seduta. Ma ha  fatto male i conti, in quanto il consigliere di maggioranza Luciano Monticelli è rimasto in aula, consentendo il raggiungimento del quorum e rendendo vana anche l’uscita del presidente Luciano D’Alfonso.
«Resto sconsolato di fronte alla fuga in massa della maggioranza di centrosinistra, una fuga dall’aula e dalle responsabilità – dichiara Paolo Gatti - sono lieto dell’approvazione della risoluzione, ma avendo visto con stupore il disinteresse e la scarsa considerazione mostrate in aula per le istanze di un importante territorio come Atri, in cui vivono 150.000 persone, sospetto che non  ci sia la volontà di rispettare la decisione del Consiglio regionale».
 Stesse considerazioni da parte di D’Ignazio e Di Dalmazio, secondo i quali «per numeri, rilevanza di utenza e bacino territoriale il Punto nascita di Atri» meritava altra considerazione.
Il centrodestra sottolinea l’impreparazione del centrosinistra sia sul numero legale che sui Punti nascita.
C’è però una amnesia di Paolo Gatti e Mauro Di Dalmazio, assessori di Gianni Chiodi, da registrare: infatti non ricordano che fu proprio la loro Giunta ad elaborare il piano di chiusura di quei Punti nascita che non rispettavano gli standard di sicurezza. E questo per la pressante richiesta del Tavolo romano di monitoraggio, adesso reiterata a D’Alfonso. 

A quell’epoca solo il loro collega Mauro Febbo si oppose energicamente al Piano e difese l’ospedale di Ortona, tanto che non se ne fece niente, tanto che adesso questo problema irrisolto è tornato di attualità.
Altra sorpresa è che anche il centrosinistra sembra così impreparato sull’argomento da non opporre la vera sostanza del problema alla risoluzione contro la chiusura Atri (basata su «numeri, rilevanza di utenza e bacino territoriale»).
 Perché se si usano questi criteri, le chiusure saranno difficili da evitare.
Secondo le linee guida ministeriali restano aperti solo i Punti nascita che consentono «la nascita in sicurezza» del bambino. Cioè debbono essere presenti in ospedale – ad esempio - la terapia intensiva neonatale o i turni notturni del personale medico del nido. E se Atri, Ortona o altri ospedali non assicurano per il nascituro questi requisiti, sono destinati alla chiusura perché la popolazione o il bacino di utenza non aiutano affatto il neonato prematuro che ha bisogno di interventi di rianimazione.
Domanda: il politico che difende i Punti nascita non attrezzati farebbe nascere suo figlio in condizioni di sicurezza insufficienti? Sta tutta qui la strumentalità delle posizioni contro la chiusura di un reparto a rischio per chi nasce.
Ma la sorpresa più grande di questo Consiglio regionale è che nessun consigliere ha fatto riferimento ai documenti ufficiali (sia della Regione che nazionali) dove si parla di Punti nascita, con tutte le dotazioni o il personale necessario (sia di Pediatria che di Neonatologia) per renderli sicuri.
Infatti tutti quelli che hanno alzato la voce contro i tagli, sia come ex assessori sia come ex oppositori ed oggi maggioranza, nulla hanno fatto per migliorare le strutture a rischio chiusura, dotandole di personale, attrezzature e tecnologie o per recepire le indicazioni tecniche della Regione. Eppure c’è un verbale del 13 marzo scorso che fissa le decisioni del “Comitato percorso nascita regionale” (Cpnr), istituito nel 2011 da Chiodi e composto dai Pediatri e dai Neonatologi abruzzesi sotto la presidenza di Maria Crocco, direttore dell’assessorato regionale alla sanità.
Questo Cpnr ha lavorato per la “Riorganizzazione dei Punti nascita della Regione Abruzzo” alla luce dei nuovi criteri nazionali sulla sicurezza del parto che tutelano prioritariamente la sicurezza del nascituro rispetto a quella della donna che partorisce e che quindi non riguardano solo il numero dei nati/anno che in Abruzzo sono 10.862 secondo gli ultimi dati disponibili del 2013. 

Secondo questo documento, nella Regione ci sono 12 Punti nascita, ma ce ne dovrebbero essere 8, che poi sono diventati 9 per l’aggiunta di Sulmona, considerate le difficoltà della rete viaria di quella zona. I Punti ok sono: Pescara, Chieti, L’Aquila e Teramo (di 2° livello, cioè più attrezzati) e Avezzano, Sulmona, Lanciano, Vasto e Sant’Omero (di 1° livello). Ma oggi c’è di più per discutere a ragion veduta di questi argomenti, ad un anno da quelle scelte non realizzate. Infatti sui bacini di utenza invocati, arrivano novità dal recente decreto Lorenzin che sembra sconosciuto ai consiglieri regionali, ma che fissa numeri precisi per alcuni reparti.
Ad esempio, al paragrafo 3.1 che fissa gli standard massimi e minimi  per la Neonatologia si legge che serve un bacino tra 1,2 mln (max) e 600 mila abitanti (min.). In Abruzzo ce ne sono 3: Chieti, Pescara e L’Aquila. Quale chiudiamo?

Sebastiano Calella