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Editoria, martedì a L'Aquila udienza decisiva sul destino della Voce

«A Campobasso aperto fascicolo su giudice»

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Editoria, martedì a L'Aquila udienza decisiva sul destino della Voce
L’AQUILA. Martedì a L’Aquila udienza decisiva per il destino della Voce delle Voci dopo le esecuzioni forzate e la richiesta di pignoramento del mensile d’inchiesta.
La Corte d’Appello deciderà il destino del giornale: dinnanzi al collegio della Sezione civile si terrà infatti l’udienza, chiesta dai difensori della Voce, per valutare l’istanza di sospensione cautelare delle esecuzioni forzate messe in atto ai danni del direttore Andrea Cinquegrani e della cooperativa editrice, a seguito della sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Sulmona aveva condannato lo scorso anno il giornale a risarcire con circa centomila euro una esponente sulmonese di Italia dei Valori, Annita Zinni, che aveva denunciato il giornale per un articolo pubblicato nel 2008 sul mensile da un giornalista Rai.
Dalla decisione della Corte d’Appello dipenderà in buona parte il destino di questa storica testata, cui fino a marzo hanno regolarmente collaborato con i loro, tra gli altri, Ferdinando Imposimato, Giulietto Chiesa, Jacopo Fo, Elio Lannutti, Sandro Provvisionato, Luciano Scateni, Elio Veltri.
A novembre 2013 il mensile aveva già chiesto alla Corte d'appello dell'Aquila, sede del giudizio di secondo grado, la sospensione della provvisoria esecuzione in attesa della sentenza d'appello. Era arrivato un no.

I motivi richiesti per avanzare la nuova istanza di sospensione cautelare dei pignoramenti – che hanno colpito anche la testata giornalistica, di cui è stata chiesta al giudice la vendita – risiedono adesso negli atti della Procura della Repubblica di Campobasso, competente per territorio su Sulmona, «che proprio in merito a quello stesso provvedimento», riferisce La Voce in una nota inviata alla stampa, «ha iscritto nel registro degli indagati il giudice autore della sentenza, Massimo Marasca, con le ipotesi di abuso d’ufficio ed omissione di atti d’ufficio. Nell’ambito di tale indagine risultano parti offese il direttore Andrea Cinquegrani e la giornalista Rita Pennarola, attuale rappresentante legale della cooperativa».
I giornalisti contestano tra le altre cose che nell’ambito del processo di primo grado sia stata ammessa come testimone di parte offesa il pm di Sulmona, Aura Scarsella, amica della Zinni ma magistrato nella stessa procura del giudice Marasca che ha emesso la sentenza.
Entrambi collaborano come volontari da molti anni con l’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto, che ha diffuso in queste ore una nota di solidarietà alla Voce ed un appello per salvare il giornale.
Nei mesi scorsi il settimanale aveva scritto una lettera al presidente Napolitano che ha poi girato le carte al Consiglio superiore della magistratura.

Nel definire «sconcertante» la vicenda giudiziaria che ha fatto interrompere le pubblicazioni della Voce fin da marzo scorso, l’associazione Caponnetto, in nome del «comune impegno teso a ripristinare condizioni di civiltà in un Paese devastato dalle mafie», rivolge un appello «affinché non vada dispersa una esperienza coraggiosa di giornalismo indipendente durata trent’anni, così privando gli italiani di uno strumento indispensabile d’informazione e di incontro per le forze sane del Paese».
All’appello, diffuso nelle scorse ore, stanno arrivando adesioni da parte delle numerose personalità che collaborano al giornale e da tante altre associazioni o semplici lettori che in trent’anni hanno contribuito con le loro segnalazioni o con la loro partecipazione a rendere la Voce uno strumento di informazione sempre in prima linea