DANNO ERARIALE

Caso Barusso, M5S va alla Corte dei Conti: «De Dominicis e i suoi paghino»

Il consigliere regionale andrà in Procura: «non può pagare la collettività»

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Caso Barusso, M5S va alla Corte dei Conti: «De Dominicis e i suoi paghino»

Giuseppe De Dominicis




PESCARA. «Per lo scempio Barusso paghino i diretti interessati e non la collettività pescarese».
La richiesta arriva dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Leandro Bracco, che questa mattina in conferenza stampa ha ripercorso la vicenda che ha visto protagonista la Provincia di Pescara a partire dal 2000.
Edoardo Barusso, esperto di diritto amministrativo originario di Udine, dopo dodici anni di battaglie legali ha avuto la meglio obbligando la Provincia di Pescara a risarcirlo con la somma esorbitante di circa 1 milione e mezzo di euro pur non avendo lavorato neppure un giorno.
L'incarico gli venne conferito nel maggio del 2000 dall’allora presidente della Provincia Giuseppe De Dominicis (Pd), dopo il parere favorevole espresso dalla giunta con la delibera 189. L'incarico, stando al contratto, era di durata pari al mandato del presidente. Il trattamento economico fisso previsto era pari a 300 milioni di vecchie lire all'anno. Barusso inoltre non aveva vincoli di orari e presenze ed era dispensato dal servizio una settimana al mese. A seguito di alcune polemiche relative all'entità dei compensi la Provincia propose a Barusso una riduzione e successivamente la risoluzione del contratto lasciando solo la formazione. Al rifiuto di Barusso nel giugno del 2000 seguì la revoca del contratto che si basava sul fatto che da alcuni articoli di giornale pubblicati a Trieste «erano emerse circostanze rilevanti ai fini della valutazione di opportunità della nomina del dottor Barusso a direttore generale». La tappa successiva fu il ricorso del dirigente per contestare la legittimità dei provvedimenti e chiedere l'esecuzione del contratto e la vittoria da parte del dirigente.
La sentenza di Cassazione, emessa a maggio 2012, non ha però avuto il prosieguo che avrebbe dovuto avere.

«VADO IO ALLA CORTE DEI CONTI»
«Nessuno infatti», ha raccontato stamattina Bracco, «si è preso la briga di trasmettere le carte alla Procura della Corte dei Conti obbligando di conseguenza la collettività pescarese a tirare fuori la cifra di 1 milione e mezzo di euro. La responsabilità non giudiziaria ma politica della vicenda Barusso è infatti da addebitarsi esclusivamente all’operato negligente dell’ex presidente della Provincia di Pescara Giuseppe De Dominicis e della sua giunta».
A questo proposito sarà Bracco nei prossimi giorni a recarsi presso la Procura della Corte dei Conti a L’Aquila per depositare la sentenza di Cassazione e quindi chiedere che venga aperto un fascicolo per il reato di danno erariale ai danni dell’amministrazione Provinciale dell’epoca «in modo che siano i diretti responsabili a pagare anziché la collettività».
Bracco si riferisce a De Dominicis, che nei giorni scorsi è stato nominato commissario del Parco della Costa Teatina, e ai suoi assessori dell’epoca.
Il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle ha chiesto inoltre al presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso, di prendere una posizione netta e chiara riguardo il concetto di etica e responsabilità. 

«ETICA E RESPONSABILITA’, D’ALFONSO PRENDA POSIZIONE»
«Lo stesso D’Alfonso infatti», sottolinea Bracco, «ha dimostrato maturità politica e senso del buongoverno sia quando ha dato ragione a me nella vicenda Sclocco sia quando ha firmato la delibera che prevede che i dipendenti dello Stato condannati anche solo in primo grado per reati contro la pubblica amministrazione siano costretti alle dimissioni.
Sono stato però deluso dal suo operato in due occasioni dove il protagonista è sempre stato Giuseppe De Dominicis. In entrambe le circostanze infatti il Governatore avrebbe potuto mettersi di traverso sia riguardo la nomina a commissario del parco della costa teatina sia quando ha permesso al suo braccio destro Giovanni Lolli di assumere sempre De Dominicis presso il suo assessorato tramite una consulenza, In un paese normale l’ex presidente della Provincia sarebbe stato costretto ad abbandonare la scena pubblica. D’Alfonso invece lo ha resuscitato come Lazzaro».