IL CONVEGNO

La sperimentazione farmacologica come spinta allo sviluppo

Convegno alla d’Annunzio con i massimi esperti nazionali

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1501

La sperimentazione farmacologica come spinta allo sviluppo




CHIETI. Che ci faceva Luciano D’Alfonso al convegno nazionale sulla “Sperimentazione clinica farmacologica” organizzato all’università d’Annunzio dai professori Patrizia Di Iorio e Francesco Caciagli (Dipartimento scienze sperimentali e cliniche)?
In realtà il suo saluto come “autorità”, preceduto da quello del rettore Carmine Di Ilio, è stato un intervento molto interessato, perché come ha spiegato il prof. Caciagli nelle pieghe degli interventi scientifici – tutti di alto livello – «la ricerca sperimentale sull’uomo, che adesso emigra verso la Francia, potrebbe restare in Abruzzo, dove ci sono le professionalità e le strutture adatte. E questo significherebbe far arrivare e far restare sul territorio abruzzese circa 2-3 miliardi di lavoro».
 Perché, a quanto si è sentito, non sarebbe molto difficile far restare qui questa sperimentazione che produce molti soldi e molti posti di lavoro.
«Di solito la ricerca e poi la produzione dei farmaci avviene in Italia – continua il prof. Caciagli – ma per la sperimentazione si va in Francia dove in sei mesi si risolve tutto. Si tratterebbe di farla qui, con tempi certi e regole chiare, come chiede l’industria farmaceutica».

 Insomma si tratterebbe di accorciare la filiera ricerca-sperimentazione-produzione, con indubbi vantaggi occupazionali ed economici per l’Abruzzo. Musica per le orecchie di D’Alfonso, che dopo il saluto è volato verso altri impegni istituzionali. E così il campo è stato lasciato libero ai relatori che nell’aula “Galileo” dell’Itab (l’istituto di tecnologie avanzate biomediche) hanno approfondito i problemi della sperimentazione e discusso gli effetti dei nuovi farmaci sull’uomo, come si può leggere nel programma del Convegno che ha trovato ospitalità sui siti web dell’Università di Chieti, della Società Italiana di Farmacologia e di Farmindustria.

Perché – come si legge nella presentazione del Convegno – non si dovrebbe «trattare della solita occasione autocelebrativa al termine della quale rimane tutto come prima».
 La convinzione di tutti è che ormai sia necessario guardare lontano e mettere a punto una nuova strategia operativa che trasformi la ricerca in occasione diretta di sviluppo economico.
Sebastiano Calella