LA DENUNCIA

Cirsu, Di Matteo svela le carte: «avvantaggiato privato divenuto monopolista»

Il presidente del Cda ha illustrato i punti del ricorso depositato in Tribunale

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Cirsu, Di Matteo svela le carte: «avvantaggiato privato divenuto monopolista»

Angelo Di Matteo


TERAMO. Il Consiglio di Amministrazione di Cirsu SpA (consorzio pubblico di Comuni) , nel corso della conferenza stampa tenutasi ieri mattina presso la sala giunta della Provincia di Teramo, ha fatto chiarezza sul ricorso cautelare ‘ante causam’ depositato da Cirsu SpA lo scorso 20 luglio davanti al Tribunale di Teramo.
Il ricorso è stato presentato per ottenere il sequestro del credito vantato dalla società privata Aia SpA.

Il consorzio nel 1998 deliberò la costituzione Sogesa spa,società mista, pubblico privata per la gestione dei servizi, nella quale entrà per il 49% la società Aia spa che fa capo al gruppo Deco spa dela famiglia Di Zio. Nel 2004  Cirsu spa si scisse costituendo la Cirsu Patrimonio spa, beneficiaria degli impianti e dotazioni patrimoniali di Cirsu spa. Nel corso del 2008 è stata deliberata la procedura di fusione per incorporazione della società Cirsu Patrimonio nelle Cirsu Spa, allo scopo di riunire le due società pubbliche in una, demandando la gestione completa del polo tecnologico alla Sogesa spa.

Questi gli attori in campo.
La nuova controversia giudiziaria che ha per oggetto presunti crediti per 2 mln vantati da Aia ha investito molti soggetti, ex amministratori, persone fisiche e Deco SpA.
Lunedì scorso era stato invece Luciano D’Amico, ex presidente Cirsu, oggi rettore dell’università di Teramo e presidente Arpa, a ricostruire quanto accaduto. D’Amico arrivò nel 2008 e si alternò con la Cerquoni alla guida del Cirsu fino al 2009. I due presidenti si trovarono davanti un bilancio 2007 con 7 milioni di fatturato e 5 milioni di perdite per Sogesa. L’operazione di risanamento, ha ricostruito D’Amico, portò ad un aumento di fatturato che arrivò a 17 milioni nel 2010 mentre la redditività netta segnò finalmente un dato positivo.
«Il Cirsu oggi è tornato a sei anni fa, ma non è accettabile che qualcuno addebiti a me, alla Cerquoni e a Romagnoli (presidente Cirsu nel 2010, ndr) questa situazione».
Sulla vicenda che li vede coinvolti D’Amico e la Cerquoni hanno già fatto depositare in procura una relazione con la loro ricostruzione dei fatti.

Su queste vicende PrimaDaNoi.it aveva scritto già nel 2010 rimediando citazioni in giudizio (ancora in corso) dal gruppo Deco e richieste di risarcimento per 2mln di euro.

LA NUOVA INIZIATIVA LEGALE
«L’iniziativa legale», ha spiegato oggi il presidente del Cirsu, Angelo Di Matteo, «si colloca all’interno delle intricate vicende di accertamento delle cause della negativa esperienza del sistema Cirsu SpA - Sogesa SpA, che ha messo in crisi la gestione pubblica dei rifiuti su scala provinciale e regionale, a vantaggio della gestione privata, divenuta nei fatti di tipo monopolista, in capo proprio alla Deco SpA e alle altre società ad essa riconducibili».
Una volontà di conoscenza più volte avanzata anche dai Comuni Soci, attraverso i deliberati delle giunte, dei consigli e delle assemblee.
Il ricorso cautelare è stato proposto in ragione del fatto che Cirsu SpA non ritiene di dover versare 2,250milioni di euro ad Aia SpA, ritenendosi al contrario creditrice della medesima per una somma ben maggiore «in conseguenza», ha spiegato Di Matteo, «dei fatti illeciti posti in essere da questa quale socio privato ed operativo di Sogesa SpA a danno della parte pubblica».

«REATI CHE L’AUTORITA’ GIUDIZIARIA DOVRA’ ACCERTARE»
In particolare Cirsu SpA contesta a diverso titolo ad Aia SpA, a Deco SpA (socio di maggioranza di Aia SpA), e a chi in passato ha amministrato o diretto le società, «specifiche fattispecie di reato, che sarà compito dell’Autorità Giudiziaria accertare, al di là delle prospettazioni di parte».
Secondo Di Matteo sarebbe «incontestabile», perché risultante dai bilanci, «il gravissimo danno patrimoniale subito dalla parte pubblica nel periodo 2008 – 2010, di cui ancora oggi si apprezzano le drammatiche conseguenze».

«OPERAZIONE DI SALVATAGGIO SENZA GIUSTIFICAZIONE ECONOMICA»
Il presidente ha ricostruito così numeri e cifre: «mentre nell’anno 2007 Sogesa SpA registrava una perdita di circa 5milioni di euro, Cirsu SpA e Cirsu Patrimonio SpA non presentavano situazioni di particolare criticità finanziaria: l’operazione di salvataggio di Sogesa SpA, pertanto risulta priva di qualunque ragionevole giustificazione economica, patrimoniale o finanziaria e di qualsivoglia mandato da parte dei Comuni Soci di Cirsu SpA».
Secondo l’attuale cda questa operazione avrebbe «senza timori di smentita» danneggiato irrimediabilmente la compagine associativa pubblica, «favorendo invece il nuovo socio privato Deco SpA, selezionato senza ricorso a procedure di evidenza pubblica, nonché principale concorrente di Cirsu SpA».

«DANNO PATRIMONIALE NEL 2008-2010»
Nel periodo tra il 2008 ed il 2010 Cirsu SpA avrebbe subito un danno patrimoniale – risultante dai bilanci approvati dagli amministratori dell’epoca – di circa 9milioni di euro. «Non sorprende, pertanto», è stato detto stamattina in conferenza stampa, «come, a più riprese, il Collegio Sindacale di Cirsu SpA avesse già allora contestato l’operato degli amministratori ed i criteri di redazione dei bilanci».
Successivamente alla ricapitalizzazione di Sogesa SpA, la situazione finanziaria e patrimoniale delle tre società «resta negativa, come mostrano i bilanci relativi agli anni 2008, 2009 e 2010», ha sottolineato Di Matteo.
«Tanto ciò è vero», ha aggiunto, «che Cirsu SpA, nonostante la fusione avvenuta nel 2009, nel corso del 2010 è costretta a ricapitalizzare nuovamente con apporto di capitali pubblici a copertura delle perdite registrate nell’esercizio 2009. Occorre aggiungere che gli stessi amministratori di Cirsu SpA (quelli che avrebbero dovuto controllare), pur essendo soci di maggioranza, non hanno partecipato alle assemblee di Sogesa SpA per l’approvazione dei bilanci, consentendo che gli stessi fossero approvati dal solo socio privato di minoranza, bilanci nei quali le partite infragruppo, quelle tra controllata e controllante, erano gravemente disallineate».
Secondo i vertici attuali del Cirsu, inoltre, il piano industriale di rilancio di Sogesa SpA, predisposto dal socio privato e mai approvato dalla parte pubblica, si sarebbe rivelato privo di una reale fattibilità, tanto che nel 2010, ad un solo anno di distanza, Sogesa SpA e Cirsu SpA approvavano un nuovo piano industriale, anch’esso risultato inattuabile.

«LA DISCARICA NON ERA ESAURITA»
«È stato possibile, inoltre, appurare che», spiega Di Matteo, «il socio privato e operativo (nella sostanza Deco SpA) ha di fatto arrestato la funzionalità dell’impianto, dichiarando esaurita la discarica prima che i volumi fossero sfruttati interamente e pretestuosamente arrestando l’operatività del polo tecnologico, senza che la parte pubblica abbia esercitato una qualsivoglia forma di controllo».
Ciò ha comportato che i rifiuti del comprensorio fossero trattati, in regime emergenziale, presso impianti di Deco SpA, o riconducibili al medesimo gruppo, «con conseguenti ingenti guadagni per lo stesso», ha attaccato il presidente, «tanto da far dubitare che questi avesse un effettivo interesse alla corretta gestione dell’impiantistica Cirsu SpA. Al contempo, i conseguenti costi, sostenuti da Sogesa SpA, ne hanno aggravato il dissesto patrimoniale, concorrendo a determinarne il fallimento».
Secondo il vertice del Cirsu, dunque, sarebbe fuori luogo affermare che il “nuovo” socio privato abbia salvato Sogesa SpA e concorso al risanamento di Cirsu SpA: «il socio privato ha invece evidentemente perseguito, non sempre nella legalità, il proprio interesse imprenditoriale, a spese della parte pubblica, senza che chi ne aveva il dovere sia intervenuto per tutelare interessi e risorse pubbliche».

«INGRESSO DECO MAI AUTORIZZATO DALLA PARTE PUBBLICA»
Ma i problemi sarebbero anche altri: «l’entrata nel luglio 2008 di Deco SpA nella compagine associativa di AIA SpA, non è mai stata autorizzata dalla parte pubblica», è stato detto stamattina, «che anzi aveva espressamente richiesto l’espletamento di una gara, e costituisce una palese violazione di legge».
Un altro problema emerso sarebbe stato quello di «una serie di affidamenti diretti, sempre in violazione degli obblighi di evidenza pubblica», con i quali «Sogesa SpA ha demandato a Deco SpA la gestione e l’amministrazione delle risorse umane», ha spiegato Di Matteo, «la redazione e la gestione dei contratti, l’amministrazione della contabilità, della finanza e del controllo, la direzione e la gestione tecnica, con autorizzazione alla modifica e all’integrazione degli impianti esistenti e dei sistemi informativi. Cirsu SpA, non da meno, ha affidato a Deco SpA, sempre in maniera diretta, la progettazione preliminare del revamping del Polo Tecnologico, mai realizzato. In altre parole, Deco SpA è stato pagato dalla parte pubblica per sviluppare la politica industriale e controllare se medesimo, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti».

«PAGARE 2 MILIONI SAREBBE GRAVISSIMO»
Di Matteo ha sottolineato che corrispondere oggi più di 2milioni di euro di risorse pubbliche al socio privato «che ha cagionato o concorso a cagionare quanto sopra illustrato, sarebbe un atto di gravissima irresponsabilità da parte dell’attuale consiglio di amministrazione».
Il Cda, assicura il presidente, «sta riuscendo oggi a conseguire risultati non scontati e prevedibili: senza fare ricorso ad ulteriori risorse pubbliche, siamo riusciti ad affrontare le gravi problematiche ambientali ereditate dal passato, a riaprire la vecchia discarica, a proseguire i lavori per la realizzazione della nuova discarica, a riprendere il trattamento dei rifiuti differenziati e indifferenziati. Oggi Cirsu SpA si colloca come un attore di primordine nel panorama regionale della gestione integrata dei rifiuti, ed è già riuscita a riassorbire al momento circa il 50% dei lavoratori ex Sogesa SpA, rispetto all’obiettivo finale per il 2014 del 70%»

LAVORATORI SOGESA, «INTERVENGA REGIONE»
Intanto il consigliere regionale del M5S Riccardo Mercante ha presentato al Consiglio regionale una interrogazione sui lavoratori della Sogesa. «Il polo tecnologico di Grasciano - ha spiegato Mercante - avrebbe dovuto svolgere un ruolo strategico per la gestione e trattamento dei rifiuti nella nostra Regione. Purtroppo tutti sono a conoscenza delle tristi vicende che si sono susseguite nel corso degli anni e che hanno portato il Cirsu a versare in una situazione di gravissima difficolta' economica. Il Cirsu, ad oggi, continua ad operare soltanto grazie a continue proroghe da parte della Regione senza che siano stati realizzati gli interventi di ammodernamento ed adeguamento degli impianti. A farne le spese sono soprattutto i lavoratori della Sogesa che, a seguito del fallimento della societa', si sono ritrovarti improvvisamente privi di lavoro e di tutele». Le attuali condizioni del Cirsu sembrerebbero, infatti, consentire il reimpiego di una minima parte delle maestranze rischiando di far rimanere senza reddito buona parte degli ex dipendenti della Sogesa che per ora si affidano ai fondi, in via di esaurimento, della cassa integrazione in deroga. «Appare, dunque, quanto mai importante - ha concluso Mercante - un intervento, in tempi brevi, da parte della Regione».