EMERGENZE

L'Aquila. Balcone crollato nel Progetto Case: la beffa delle “casette d’oro” a tempo

Si parla di «problema strutturale». Aperta una inchiesta

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L'Aquila. Balcone crollato nel Progetto Case: la beffa delle “casette d’oro” a tempo

Il balcone crollato



L’AQUILA. Adesso c’è solo una cosa da fare, nell’immediato: capire i motivi del crollo del balcone in legno avvenuto ieri al secondo piano di una delle abitazioni del progetto case.
Il balconcino è finito al primo piano di una delle centinaia di palazzine antisimiche costruite a tempo di record dopo il terremoto del 6 aprile 2009 per ospitare “in sicurezza” le migliaia di sfollati con la casa gravemente danneggiata.
Solo per fortuna ieri è stata evitata la tragedia, dal momento che sui due spazi, al momento del cedimento non c'erano persone.
La causa, secondo quanto denunciato dal sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, è di natura strutturale ed «è un difetto di costruzione legato alla mancanza della guaina e quindi dell'isolamento che ha permesso infiltrazioni d'acqua che hanno indebolito il legno».
«Non si può giustificare il fatto che, per andare di corsa, si costruisca male, questo anche alla luce dell'alto costo a metro quadrato», ha aggiunto il primo cittadino.
Le ‘casette di Berlusconi’, presentate come ricche di tutti i comfort (la famosa torta di benvenuto nel frigo insieme alla bottiglia di spumante), vennero tirate su in tempi record, lavorando anche di notte. Le prime chiavi vennero consegnate in pompa magna e davanti le telecamere dei tg nazionali il 29 settembre del 2009 (compleanno di Berlusconi), ovvero a 5 mesi dal sisma.
«Un miracolo italiano», «la risposta a chi voleva la rovina del Paese», la prova tangibile «dello Stato amico», disse il presidente del Consiglio. «E’ l'Italia vera, quella che vorremmo vedere sempre. Abbiamo demolito tutti i record».
Uno spot che venne criticato aspramente ma che ha riservato amare sorprese nei mesi successivi quando si capì che i materiali utilizzati si sarebbero deteriorati in fretta e che le case costruite in legno, cartongesso e altri materiali leggeri erano destinate ad una data di scadenza molto ravvicinata.

LE PRIME AVVISAGLIE
Fin dai primi momenti vennero denunciate infiltrazioni d’acqua nelle pareti di cartongesso, a dicembre un altro incidente riguardò una delle abitazioni del Piano Case di Bazzano, in via Lucio Battisti: a causa del forte vento si sono staccate cinque lastre di metallo dal peso di circa trenta chili l’una, finendo sulla strada. Fortunatamente anche in quel caso non ci fu nessun ferito.
Secondo i dati del Comune dall'aprile al dicembre 2013 sono state quasi 1200 le richieste di intervento per manutenzione straordinaria, praticamente 5 al giorno.
Il numero maggiore di richieste si è concentrato nei progetti Case di Bazzano, Sassa (nucleo di sviluppo industriale), Cese di Preturo e Paganica 2 e nei Map di Bagno e Pianola.
Proprio a Sassa una residente per quasi un anno e mezzo denunciò infiltrazioni che infracidirono tutta la parte alta del bagno ma anche la parte bassa della zona giorno e di una delle due camere da letto. «Il parquet è saltato», raccontò mostrando la sua casa «e i sanitari sono inutilizzabili».
Ma gli inquilini hanno denunciato più volte non solo infiltrazioni di acqua e umidità (per colpa della quale sono comparsi anche funghi sulle pareti) ma anche semplice consunzione dei materiali che sono “leggeri” come cartone pressato, legno, compensato.
Gli interventi sono stati causati principalmente dalla necessità di bloccare le infiltrazioni d' acqua e di ripristinare le funzionalità imputabili anche a difetti di costruzione, per i quali il Comune ha presentato denunce assicurative come previsto dalle polizze relative, per complessivi 1mln e 400mila euro.

PREZZO PIU’ ALTO DI UNA CASA VERA
Eppure anche il prezzo finale è da annoverare tra i record: alla fine il costo medio al metro quadro fu di 2.800 euro, cifra giudicata da molti eccessiva dal momento che il prezzo medio di costruzione per una casa di livello medio-alto è di 1.500 euro al metro quadro e quelle del “Progetto case” come detto non sono case costruite in cemento armato.
Diciannove in totale le new town del cosiddetto progetto Case, il grande insediamento abitativo voluto dall'allora premier, e gestito dall'allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, finalizzato alla realizzazione di circa 4.500 alloggi prefabbricati per dare un tetto a oltre 16 mila sfollati. Un mega appalto aggiudicato in un clima di polemiche a 16 aziende italiane, finanziato in buona parte da circa 500 milioni stanziati dalla Ue per la tragedia dell'Aquila, successivamente censurato anche per i costi elevati dalla relazione dell'eurodeputato danese Soren Sondergaard.
Ma qualche mese dopo la Commissione Europea ha detto che è tutto in regola. Su queste vicende non c’è stata una inchiesta capace di approfondire davvero i vari aspetti dei costi esorbitanti e di come sono stati gestiti gli appalti dalla Protezione Civile. Alla storia sarà consegnata l’inchiesta sugli isolatori sismici difettosi e sovradimensionati e costati molti milioni di euro.

Sul grave fatto accaduto ieri con buona probabilità sarà aperta un'inchiesta della magistratura visto che Cialente ha chiarito che dopo l'indagine interna invierà i documenti all'autorità giudiziaria.

ABITAZIONI PROVVISORIE E MANUTENZIONE CONTINUA
Si tratta di abitazioni “provvisorie” ma nessuno poteva immaginare che dopo 5 anni la ricostruzione era ancora alle fasi iniziali anche se lo stesso Bertolaso nella prima emergenza parlò di almeno 10-15 anni prima di ricostruire il centro storico della città, una previsione che pare destinata ad avverarsi.
Dunque il problema oggi che salta all’occhio è proprio questo: quanto potranno durare le “casette dio Berlusconi”?
Il crollo del balcone di ieri è accaduto prima di pranzo nella frazione aquilana di Cese di Preturo.
«Voglio capire dove erano i direttori dei lavori e come sono stati effettuati i collaudi, come si è fatto a non accorgersi di niente», ha protestato il sindaco.

«PENSAVAMO FOSSE IL TERREMOTO»
Intanto, la famiglia al primo piano è stata sgombrata, «abbiamo sentito un boato e abbiamo pensato al terremoto scappando fuori» - ha detto l'inquilina: alle altre e a quelle delle altre palazzine costruite con lo stesso criterio è stato impedito di accedere sui balconi, come scritto su un'ordinanza del primo cittadino.
Se i difetti dovessero essere riscontrati negli altri alloggi, oggi ci saranno altri sgomberi: a tale proposito, c'è un'altra ordinanza che reperisce 30 alloggi sempre del progetto Case ma in altri quartieri.
Secondo quanto si è appreso le avvisaglie di danni costruttivi a Cese di Preturo sarebbero già emerse nel corso di una manutenzione straordinaria e avrebbero già portato al contenzioso attraverso l'escussione da parte del Comune dell'Aquila, proprietario degli immobili, della polizza postuma decennale, prevista negli appalti pubblici e fatta dalle imprese come garanzia proprio per questo tipo di inconvenienti.
Ma nella querelle il Comune capoluogo ha come controparte l'assicurazione, visto che il raggruppamento temporaneo d'impresa (Rti) costituito dalla Iter Gestione e Appalti Spa, capofila, dalla Sled Spa e dalla Vitale costruzioni Spa, che si è aggiudicato parte della realizzazione delle new town, non esiste più con le imprese probabilmente inglobate da altre aziende.
Il Rti in questione ha costruito anche in altre quattro insediamenti post-sisma nelle frazioni aquilane di Arischia, Collebrincioni, Coppito e Sassa per complessivi 23 edifici. Anche lì ci saranno controlli a tappeto. Cialente ha chiesto al governo fondi per la manutenzione straordinaria del rilevante patrimonio abitativo.

«COSTI PESANTI E REALIZZAZIONI SUPERFICIALI»
L'assessore comunale al bilancio Lelio De Santis che ha la competenza della gestione del patrimonio del progetto case  è molto duro nel commentare il grave fatto. «Il crollo conferma quello che in tanti avevano detto sul progetto Case: costi pesanti, realizzazioni superficiali e fatte con i piedi, sicurezza poco e nulla e affari per le imprese - attacca de Santis - Ora dobbiamo mettere in sicurezza le persone perché se continua a piovere, crollano altri balconi. Per questo il sindaco ha emesso due ordinanze».
Poi, un messaggio al governo: «quanto accaduto fa capire al Governo che ha costruito le case che la manutenzione straordinaria è una seria: quest'anno non ci hanno dato nulla, noi abbiamo messo in bilancio un milione, ma c'è bisogno di fondi straordinari. Poi dobbiamo accelerare le procedure per il soggetto che deve gestire per una manutenzione seria se no il patrimonio cadrà a pezzi».
A proposito della creazione della società pubblico privato che dovrà subentrare alla Manutencoop nella manutenzione, de Santis ha sollecitato «l'advisor a presentare al più presto un piano valido con la sostenibilità di costi».

Eppure ad oggi il problema vero -ancora una volta- è la lentezza della ricostruzione delle case private che obbligherà per diversi anni migliaia di famiglie a rimanere nelle casette “provvisorie” ed oggi anche precarie.

L'AQUILA. ordinanza balconi