VERSO IL BURRONE

Aziende e commercio in crisi: così muore l’Italia tra annunci e proclami

Confcommercio pescara: «allarme sociale»

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CAMPlone chiuso pescara, negozi chiusi




ABRUZZO. Le aziende continuano a chiudere e a licenziare, la ore di cassa integrazione sono sempre di più, il lavoro è sempre più precario, le famiglie risparmiano su tutto persino sul mangiare, la benzina rincarata per anni non è più ritornata sotto l’1,4 euro a litro, il commercio è in crisi, negozi chiusi aumentano, le città si desertificano.
Mentre tutto questo accade inesorabilmente il governo nazionale continua negli annunci sterili dopo mesi e mesi a parlare degli 80 euro in più in busta, paga che avrebbero dovuto risolvere i problemi degli italiani. Nel frattempo lo stesso governo bipartisan Pd-Ncd non fa che spostare gran parte del peso della spesa sugli enti locali che a loro volta non possono che aumentare le tasse e le tariffe per i servizi essenziali.
Una società ormai mutata per sempre che non riesce a riprendersi e nemmeno a tenere duro: resistere in queste condizioni oggi equivale a combattere contro i mulini a vento, mentre le istituzioni o contribuiscono nella vessazione pretendendo soldi o sono inerti.

Gli allarmi sono generalizzati ed è anche fuorviante parlare di questo o quel settore. Dopo la desertificazione delle grande aziende dello scorso decennio anche le imprese medio-piccole ormai stanno cedendo contro i colpi dei creditori che non possono più attendere. Insufficienti per ora i provvedimenti dello Stato che in molti casi è persino causa esso stesso di fallimenti e che solo di recente si è autocostretto a pagare in tempi ragionevoli i propri fornitori .
La crisi del commercio è forse il male maggiormente evidente perché cambia letteralmente il volto delle città. Aperture e chiusure dei negozi ormai sono sempre più vorticose e negozi aperti 4 mesi fa già non ci sono più mentre sono sempre di meno le nuove aperture e sempre di più le saracinesche che rimangono abbassate.
Di conseguenza molti locali rimangono sfitti e l’economia si paralizza e ristagna.
Ad alzare il tiro è la Confcommercio di Pescara che parla ormai apertamente di «allarme sociale».
«Tante attività economiche hanno già chiuso», dice oggi Ezio Ardizzi, presidente Confcommercio, «altre annunciano sulle proprie vetrine imminenti cessazioni o propongono improbabili vendite o gestioni. Uno scenario recessivo mai visto che comporterà un’ulteriore perdita di posti di lavoro e quindi di potere d’acquisto che si rifletterà in minori consumi: in poche parole un circolo vizioso che sta impoverendo Pescara e che rischia di far morire definitivamente l’economia cittadina basata fondamentalmente sul commercio».
Certo è che in questo scenario di pre-apocalisse parlare anche di aumento della pressione fiscale per le imposte comunali irrita e non fa che aumentare lo scontento e nel medio periodo farà da volano a nuove chiusure e fallimenti.

L’idea che pare difficile da comprendere è che in questa crisi si stanno avvitando tutta una serie di politiche e di errori del passato che sconteremo tutte insieme proprio come nella tempesta perfetta dove si coagulano più perturbazioni che danno vita a cicloni e tornado distruttivi.
Ognuno porta le proprie ragioni e mancando una visione globale ed una seria azione decisiva su tagli della spesa pubblica ci si avvia “passo dopo passo” verso il punto di non ritorno.
Anche i balneatori abruzzesi –solo per fare un esempio- piangono lacrime amare perché su di loro si è abbattuto il maltempo (quello meteorologico) di questa strana estate che già doveva fare i conti con la crisi economica.
Il sindacato Sib propone sconti fino al 50% a settembre ma nel frattempo si deve registrare anche nel mese di agosto un calo di presenze in spiaggia rispetto allo scorso anno dal 5 al 40%, cali da sommare a quelli di giugno e luglio. E per l’Abruzzo il dato medio fornito è di un calo del 15% nel mese di agosto rispetto allo scorso anno.
Il punto rilevante è che oggi gli enti locali (che si trovano in deficit strutturale da anni) ora davvero non hanno molta libertà di azione e senza interventi seri e veri a livello centrale le famiglia non torneranno a spendere e l’economia non ripartirà.
Senza interventi non potremo che farci una sola domanda: quando finiremo nel burrone?