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Alessandrini rottama il logo di Mascia e ricorda «lui cancellò quello di D’Alfonso»

Il caso finisce anche in una interrogazione parlamentare

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Alessandrini rottama il logo di Mascia e ricorda «lui cancellò quello di D’Alfonso»




PESCARA. Il simbolo del Comune di Pescara è uno e non c’è necessità di istituirne un altro.
Così nei giorni scorsi il sindaco Marco Alessandrini ha spento definitivamente le polemiche inerenti la decisione della sua giunta di far fuori il logo azzurro con il volto di D’Annunzio (‘Pescara città dannunziana’) voluto dall’ex sindaco Luigi Albore Mascia e donato gratuitamente nel 2010 da Silvano Console che poco dopo ricevette un incarico come consulente per tre assessori (1.750 euro mensili per 6 mesi).
Sempre Console organizzò l’evento di divulgazione del logo stesso perché occorreva «una “regia” unitaria ed altamente specializzata al fine di garantire la migliore riuscita della manifestazione di lancio».
Così il Comune spese 6.483,33 (esclusa IVA al 20%) per la stampa di inviti, buste, poster giganti, manifesti, la grafica e gli impianti di stampa, il cosiddetto ”service”, la realizzazione del video per l’evento; la realizzazione di mattonelle in pietra in astuccio di tessuto. Vennero stampate anche 45 magliette a manica corta con il logo sul pettorale (250 euro).
Adesso Alessandrini cancella tutto. Il caso ha tenuto banco per tutto agosto finendo anche sui giornali nazionali. Il deputato di Ncd, Paolo Tancredi ha presentato una interrogazione parlamentare sul caso e chiede di chiarire «la legittimità dell’atto» del primo cittadino.
Già perché lo stemma “Pescara Città Dannunziana” venne introdotto attraverso una delibera comunale. Il sindaco Alessandrini, invece, lo ha eliminato attraverso una semplice lettera.
«Può farlo? Franceschini e Alfano intervengano e chiariscano», ha chiesto Tancredi mentre Alessandrini replica che secondo lo statuto è uno lo stemma del Comune dunque la sua scelta è legittima.
Tancredi ha poi chiesto al ministro Franceschini di valutare se non ritenga opportuno adottare proprie iniziative per collegare in via ufficiale il nome di Gabriele D’Annunzio alla sua terra e città d’origine.
Già nei giorni scorsi il deputato teramano aveva bocciato la decisione del primo cittadino di Pescara come frutto di «un’estrema superficialità e di una sconcertante banalità culturale».
Alessandrini nella sua risposta in Consiglio comunale ha ricordato che la creazione di loghi non è stata nemmeno una invenzione di Mascia (che fece ideare anche quello di ‘Pescara città dello sport’) ma ben prima di lui la stessa idea fu del sindaco Carlo Pace (‘Pescara città aperta’) e di Luciano D’Alfonso (‘Pescara città Vicina’).
Nel 2009, con direttiva dell’allora direttore generale gli uffici comunali furono invitati a soprassedere dall’utilizzo del logo dalfonsiano. A gennaio del 2010 fu proprio il sindaco Mascia a dire pubblicamente stop al simbolo del suo predecessore: «il vecchio logo era nato da un'operazione ideata e posta in essere da una società di immagine per individuare ciò che caratterizzava quegli anni di amministrazione».
«Nessuna barricata venne alzata», ricorda oggi Alessandrini, «a protezione di quel simbolo, né alcuno si scandalizzò per tale decisione, considerandola una normale conseguenza dell’alternanza politica». Alessandrini, inoltre, assicura che la figura di D’Annunzio non subirà comunque nessun danno: «vogliamo valorizzare la sua figura e sarà oggetto di iniziative culturali da parte dei singoli assessorati. Si tratta di un valore innegabile che cercheremo di celebrare in modo innovativo ed aperto».