LE CARTE

Così hanno spolpato l’Aca: bilanci truccati per nascondere la "mala gestio"

L’analisi del consulente della procura di Pescara è impietosa

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Di Cristoforo




PESCARA. E alla fine la verità sta venendo a galla ma solo grazie alla trasparenza forzata conseguenza della inchiesta penale della procura di Pescara.
La fortuna dell’Aca sembra terminata dopo anni in cui altre inchieste non sono riuscite a scalfire la corazza di silenzio e omertà. C’è voluta la piena confessione di due imprenditori che hanno svelato il presunto sistema tangentizio che riguarda diverse amministrazioni pubbliche abruzzesi e tra queste l’Aca.
Il pm Annarita Mantini, coadiuvata da Forestale e Squadra Mobile, da oltre un anno stanno cercando di svelare come la società pubblica che si occupa della distribuzione dell’acqua potabile sia stata amministrata e quali conseguenze vi siano state a causa delle presunte tangenti confessate.
Le accuse sono piovute, tra gli altri, su Ezio Di Cristoforo per due volte riconfermato a pieni voti dall’assemblea dei 65 sindaci soci della società nonostante fossero già trapelate indiscrezioni pesanti proprio sull’inchiesta “Shining light”.
Secondo la procura, il “sistema Aca” prevedeva anche un «generale asservimento» di molti sindaci nei confronti del presidente Di Crisoforo che riusciva ad ottenere il loro consenso non sempre con metodi legittimi.

Ma è da quello che emerge dallo studio tecnico delle carte dei bilanci effettuato dal consulente della procura, Gianluca Vita, che si hanno le conferme che PrimaDaNoi.it ha cercato per anni senza riuscirvi e tra le altre cose che i bilanci fossero falsi. E le cose raccontate dallo stesso Di Cristoforo ormai oltre 4 anni fa a questo quotidiano rischiano di passare alla storia come sfacciate menzogne.

LA SITUAZIONE CONTABILE OGGI
Prima di analizzare i bilanci dal 2009 al 2012 è utile ricordare che la società ACA Spa nel corso dell’anno 2013 ha dovuto affrontare una crisi finanziaria di entità tale da dover, in un primo periodo, agire in via straordinaria attraverso un “Piano di Ristrutturazione finanziaria” redatto dal commercialista Andrea Di Prinzio. Tale piano è risultato non essere percorribile e attuabile, in primo luogo in quanto la stessa ACA non è riuscita a mettere in atto quanto indicato nello stesso documento e, in secondo luogo, come rilevato dall’Amministratore unico, Vincenzo Di Baldassarre, in quanto «sono state riscontrate rilevanti differenze (maggiori debiti per 10 mln di euro) rispetto ai valori indicati nel piano».
Tutto ciò ha portato la società a presentare un ricorso per il concordato preventivo “in bianco” per un disavanzo di almeno 120mln di euro.
«Tale situazione di dissesto», scrive il consulente della procura nella sua relazione, «scaturisce da un malgoverno economico e finanziario dell’Ente Gestore nel periodo di direzione dell’indagato Sig. Ezio Di Cristoforo».
Ora, il consulente ricorda che le partecipate pubbliche devono attenersi ad «una corretta e sana gestione proprio perché si parla di risorse importanti e vitali come l’acqua».
Ma una intera filiera di controllo non è servita ad arginare le decine di presunti illeciti individuati dal consulente come il falso in bilancio e la truffa, accuse che derivano dalla analisi degli stessi documenti dell’Aca, documenti spesso lacunosi, generici, che attestano spese o incassi senza alcuna pezza d’appoggio.
Ma se all’interno dell’Aca si era annidato un gruppo di potere capeggiato da Di Cristoforo che ha dilapidato la società è anche vero che chi doveva controllare non lo ha fatto.
«Il controllore non ha controllato», scrive il consulente, «i bilanci di esercizio dell’ACA Spa neanche venivano inviati all’Ente d’Ambito, il Piano d’Ambito, documento principe anche per la predisposizione di una corretta tariffa, predisposto nel 2003, invece di essere formato secondo le esigenze dell’ACA Spa è stato abbandonato a se stesso, almeno fino al 2013. I Piani industriali che l’Ente Gestore doveva predisporre per legge e per adeguarsi, in maniera preventiva, al Piano d’Ambito erano solo esercizi scolastici irreali senza alcuna valenza programmatica».

«D’AMBROSIO, DI CRISTOFORO, PACTUM SCELERIS E DANNI PER MANCATI INVESTIMENTI»
«Il presidente dell’ATO già presidente dell’ACA, sig. Giorgio D’Ambrosio», scrive ancora Vita, «aveva stabilito con il Consiglio di Amministrazione dell’ACA ed in particolare con il sig. Ezio Di Cristoforo un pactum sceleris che la stampa locale e gli stessi soggetti indagati, nelle intercettazioni telefoniche effettuate, definivano il “partito dell’acqua” a danno dell’intera comunità servita dall’Ente Gestore, che ha subito le inefficienze in termini di mancati investimenti, ma che subirà, nei prossimi mesi, gli interventi incrementativi sulla tariffa necessari per poter, almeno come auspicio, risanare la situazione economica e finanziaria dell’ACA Spa».
«Quando il controllore (ATO) è stato oggetto di commissariamento (2008)», si legge poi nella relazione del consulente della procura, «si è cercato di interrompere tale mala gestio cercando, in ogni modo, di porre sotto controllo gli atti dell’Ente Gestore, anche a seguito delle delibere di Giunta regionale che chiarivano, se ce ne fosse stato bisogno, il modus operandi dei gestori del S.I.I. (servizio idrico integrato). In tutta risposta vi sono stati diversi ricorsi al TAR, da parte dell’ACA Spa e defatiganti contenziosi di vario genere tra controllato e controllore che hanno comportato, in base a quanto affermato nel presente elaborato peritale, l’appalesarsi del reato di impedito controllo ai sensi dell’art.2625 c.c. e, in maniera ragionevole, anche della fattispecie penalmente rilevante ai sensi dell’art.2638 c.c. di “ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza”, considerando come tale l’Ato n.4».
Ed ancora.

«DANNI INGENTI SOPRATTUTTO NEI CONFRONTI DEI COMUNI»
«Nel periodo di gerenza del Sig.Ezio Di Cristoforo», scrive il consulente, «i bilanci di esercizio venivano “aggiustati” con politiche di bilancio effettuate ad arte per manifestare un risultato di esercizio positivo e pertanto un equilibrio economico ed anche finanziario che in realtà erano del tutto fittizi. Il danno non è solo d’immagine e, oltretutto, non è solo nei confronti dei privati, utenti finali dell’ACA Spa, ma anche e soprattutto verso i Comuni soci che vantano nei confronti dell’ACA Spa un credito connesso alla gestione diretta affidata alla stessa società delle reti interne ed in genere di tutti i beni acquedottistici di proprietà degli Enti Locali».
Il danno è, pertanto, anche erariale, secondo la tesi del consulente.
Difatti, oltre ai debiti nei confronti degli Enti Locali soci, sussistono alla data del 30 settembre 2013 debiti certi per oltre 120.000.000,00 di euro (a cui aggiungere quelli connessi ai mutui per le quote degli anni successivi).

«PRECISO INTENTO DI MASCHERARE LE PERDITE»
Il consulente dalla lettura delle carte rileva che i bilanci venivano predisposti con «il preciso intento di mascherare lo stato di dissesto così da mascherare le perdite e farle diventare guadagni».
Il tutto avveniva con sofisticati meccanismi contabili o solo non considerando alcune voci o sovrastimando altre, inserendo tra i crediti che in realtà non esistevano e molto altro ancora.
Il primo bilancio analizzato è quello del 2009 ed il consulente scrive: «Le politiche di bilancio poste illecitamente in atto dall’amministrazione della società ACA Spa nel corso dell’esercizio 2009 hanno inciso, complessivamente, per un importo pari ad Euro 11.280.701,16. Se a tale somma si decurtano i costi sostenuti in termini di imposte e indennità di risultato non dovute in assenza delle stesse false comunicazioni sociali, l’effetto netto si concretizza in componenti negativi non contabilizzati pari ad Euro 10.551.871,76. Tali oneri avrebbero condotto la società in una situazione di perdita di esercizio tale da appalesare quanto previsto dagli articoli 2446 e 2447 c.c.».
Cioè in quell’anno oltre 10,5 mln non sono stati contabilizzati correttamente per cui, secondo il consulente, il bilancio falso ma ufficiale con 506.899 euro di attivo dovrebbe invece riportare perdite per oltre 10mln di debiti.
Quello del 2009 è uno dei bilanci più importanti, secondo il consulente Vita, che sostiene anche che, in forza di questi trucchi contabili, si sarebbe aggravata ulteriormente la situazione della spa portandola ad un livello di dissesto che non potrà che sfociare verso il fallimento vero e proprio.
Se, invece, ai soci si fosse detta la verità sarebbero dovute scattare contromisure che forse avrebbero potuto risanare l’Aca. Ma come detto oltre l’inganno è scattata la solidarietà dei Comuni soci e l’omertà che ha permesso che tutto questo rimanesse segreto fino ad ora.
Il copione si ripete anche nel 2010 quando nel bilancio ufficiale si trova un attivo di 507.149 euro mentre ricalcolando le voci e con la corretta contabilità si arriva ad oltre 9mln di passivo.
Il bilancio del 2011 ufficiale reca 497.137 euro di attivo quello ricalcolato quasi 8mln di passivo e per finire il bilancio 2012 -l’ultimo approvato- con 931mila euro di attivo che cela secondo il consulente almeno 6,5 mln di passivo.
Naturalmente a pagare saranno i cittadini (attraverso i Comuni che chiederanno più tasse) i quali però finora non hanno chiesto conto ai rispettivi sindaci del perché non si siano accorti di nulla.
E tutto era già scritto…
a.b.