LE CARTE

La confessione del dirigente Ater: «appalti e incarichi da concordare con l’onorevole Fabrizio Di Stefano»

In un verbale segreto ma distribuito agli avvocati le accuse finite in un fascicolo della Procura di Chieti

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La confessione del dirigente Ater: «appalti e incarichi da concordare con l’onorevole Fabrizio Di Stefano»

Lancia, Di Stefano, Recchione




ABRUZZO. «C’e un sistema di alterazione degli appalti e degli incarichi generalizzato» all’Ater di Chieti. Un vero e proprio «sistema illecito» che magari ha potuto determinare o aggravare il buco vertiginoso dell’azienda per le case popolari. Un sistema che avrebbe come scopo quello di pilotare appalti e incarichi professionali, cosa che materialmente avrebbero fatto i vertici dell’Ater ma su indicazioni dell’onorevole Fabrizio Di Stefano che incontravano frequentemente e con il quale si coordinavano.
La gravissima accusa è contenuta in un verbale “segreto” ma divenuto di dominio pubblico che raccoglie le confessioni del dirigente Ernesto Marasco, già finito agli arresti nell’ambito della inchiesta “Shining light” che ha svelato il sistema tangentizio anche all’Aca, al Comune di Montesilvano e nell’esercito.
E’ una storia nella storia questa confessione che ormai risale al luglio 2013 e che è stata trascritta in un verbale inviato alla procura di Chieti competente per territorio dove da allora è aperto un fascicolo il cui titolare è il pm Giuseppe Falasca. 

Nell’ultima riga del verbale si legge che le dichiarazioni sono secretate ma di fatto anche questo documento è stato inserito nel faldone digitale consegnato mesi fa a tutti gli avvocati difensori degli indagati nell’inchiesta Shining light, di fatto divenendo di dominio pubblico.
Dunque di fatto quella di Marasco potrebbe essere la seconda confessione, sempre che le sue parole saranno in qualche modo confermate dai riscontri delle procure. La prima confessione è stata quella degli imprenditori Claudio e Antonio D’Alessandro che hanno confessato di aver pagato tangenti in cambio di appalti.
Impossibile ad ora sapere cosa nel frattempo la procura di Chieti abbia fatto per verificare la notizia di reato, peraltro appresa in diretta dallo stesso pm Giuseppe Falsca che era presente il 25 luglio 2013 al quarto piano della procura di Pescara insieme al pm Annarita Mantini titolare dell’inchiesta pescarese.
Marasco venne ascoltato subito dopo il suo interrogatorio di garanzia davanti al gip che dispose le misure cautelari. Pare che determinante per la confessione dell’indagato sia stato il consiglio del legale del dirigente, Marco Femminella.

LA CONFESSIONE
«Io ho collaborato con terze persone al fine di modulare un sistema che potesse agevolare e favorire le ditte ovvero le società che partecipavano alle gare d’appalto che venivano bandite dall’Ater di Chieti», esordisce il dirigente arrestato, «mi sono reso responsabile o sono stato il braccio operativo di una serie di gare oggetto di illecita turbativa che riguardavano anche altre imprese oltre quelle di D’Alessandro». In effetti Marasco in qualità di dirigente Ater ha firmato gran parte dei documenti relativi agli appalti e agli incarichi degli ultimi 10 anni.

COME FUNZIONAVA IL SISTEMA
«Il sistema funzionava così», racconta ai magistrati Ernesto Marasco, «io ricevevo su espressa indicazione del Marcello Lancia (presidente Ater) gli elenchi delle ditte da invitare che egli mi diceva erano già preconcordate con l’imprenditore che sarebbe divenuto futuro aggiudicatario della gara. Io recepivo sia personalmente e talvolta direttamente dall’imprenditore il documento cartaceo sia anche tramite collaboratori».
E naturalmente il sistema era noto a molti all’interno dell’ufficio –sostiene Marasco- ne era a conoscenza Alessandro Faraone che qualche volta avrebbe anche consegnato «le liste con i ribassi» ed il direttore Domenico Recchione, finora noto per essersi liquidato ingentissimi emolumenti.
Secondo Marasco, Recchione avrebbe espresso l’esigenza di proseguire nel sistema illecito –sempre secondo quanto è stato verbalizzato -  almeno fino alle elezioni regionali 2014 quando per effetto dello spoil system Marcello Lancia, nominato dalla giunta Chiodi, sarebbe stato sostituito. Invece arrivò prima la procura di Pescara che chiese ed ottenne gli arresti di Lancia e Marasco.
Dopo l’individuazione della ditta vincitrice, nel segreto delle stanze, veniva consegnata all’amministrazione pubblica la lista delle ditte da invitare concordate con l’imprenditore D’Alessandro, il quale forniva anche i ribassi per poi passare ad un sorteggio che era solo simulato. Seguiva un verbale di gara ovviamente falso.

«GARE TRUCCATE PER I LAVORI POST TERREMOTO»
Secondo le confessioni di Marasco –ripetiamo da verificare ma di cui si è assunto ogni responsabilità- si sarebbe riusciti a truccare anche le gare per le riparazioni degli alloggi Ater in seguito al sisma del 2009 che colpì L’Aquila. Si tratta di 5 appalti che hanno interessato le palazzine di via Amiterno di Chieti scalo ma anche «tutti gli altri lavori di manutenzione che l’Ater appaltava nel suo territorio di riferimento a partire dal 2011».
Un finanziamento di circa 5 milioni erogati dal commissario straordinario per il terremoto, Gianni Chiodi, incassato dall’Ater nel 2010.
E Marasco non lascia nemmeno un piccolo spiraglio a gare regolari e parla proprio di «tutti gli appalti dal 2011»…
Ed infatti il dirigente subito precisa che questo sistema non investiva solo il «caso D’Alessandro» ma anche «tutte le altre ditte interessate all’aggiudicazione».
Parole come macigni anche perché proprio l’Ater è finita nel centro del mirino per una gestione dissennata e sperpero di denaro pubblico che ha generato -manco a dirlo- un buco di bilancio che secondo gli stessi amministratori (oggi c’è un commissario straordinario) dovrebbe essere ripianato dalla vendita degli immobili (operazione però che potrebbe non essere regolare).
Se da una parte Marasco si accusa di reati gravissimi poi precisa di «non aver mai preso soldi» né di «aver visto mai le mazzette» date a Lancia, anche se lui stesso potrebbe aver consegnato direttamente «qualche busta» al presidente senza guardarci dentro. Poi però è costretto ad ammettere che dall’imprenditore D’Alessandro ha ricevuto lui stesso non soldi ma almeno «un incarico professionale».

«DI STEFANO, IL LIVELLO SUPERIORE»
Il pm Mantini poi chiede: «vi era un livello superiore, più alto di condivisione del sistema corruttivo?»
«Posso riferire che periodicamente -e credo il lunedì- il Lancia ed il Recchione mi dicevano di recarsi “alla Chiesa”», confessa Marasco, che poi subito precisa «il riferimento mi venne spiegato nel seguente modo: accanto alla chiesa della SS. Trinità in Chieti vi è lo studio dell’onorevole Di Stefano. In quel luogo mi si diceva avvenivano incontri tra il parlamentare suddetto o qualcuno della segreteria e gli apicali dell’Ater». All’epoca Fabrizio Di Stefano era senatore Pdl oggi deputato di Forza Italia.
Il caso ha voluto che durante le perquisizioni della forestale all’Ater sia stato ritrovato un foglio con l’intestazione del “Senato della Repubblica” sul quale figurano alcuni nomi di ditte vergate a mano con una grafia ancora da identificare.
Chi ha scritto quel biglietto? Chi ha dato le indicazioni delle ditte da far vincere?
 «Il biglietto», spiega Marasco, «mi è stato dato dal Lancia ed indica alcuni nomi di professionisti che a rotazione avrebbero dovuto ricevere gli incarichi di progettazione dei lavori da espletarsi nei fabbricati danneggiati dalò sisma. Le lettere “A” e “B” accanto ai nomi indicano le priorità degli incarichi».
Gli incarichi erano tutti sotto soglia dei 20mila euro e negli ultimi anni sono state decine le nomine tra i quali non mancano alcuni professionisti notoriamente vicini al centrodestra ed anche qualche “politico conclamato” militante all’epoca nella stessa coalizione di Fabrizio Di Stefano  e proveniente dal medesimo partito di origine. Un dettaglio che non conferma le parole di Marasco ma forse solo l’influenza del centrodestra che fino a maggio ha governato la regione.
Agli atti anche il reperto 252, la lista delle tangenti dell‘imprenditore D’Alessandro dove si legge «30mila euro per la chiesa» sotto il paragrafo «per gangetta».
Marasco precisa: «non so dirvi a cosa si riferiscono ma posso certamente dirvi che l’Ater di Chieti non ha ristrutturato  alcuna chiesa».
Secondo la procura, dopo gli ultimi sviluppi e le risultanze delle perquisizioni, per «ganghetta» non si deve intendere una persona in particolare ma il “gruppo di Chieti dell’Ater” al quale D’Alessandro avrebbe pagato tangenti, e “ganghetta”, dunque,  starebbe per “piccola gang” secondo il gergo dell’imprenditore D’Alessandro.
Che la “chiesa” sia quella della Trinità di Chieti e che si debba intendere con questa dicitura il livello superiore incarnato -a detta del dirigente- dall’onorevole Di Stefano è affare della procura di Chieti che non ha ancora chiuso il fascicolo né risulta abbia ascoltato il parlamentare.
Di Stefano di sicuro nella sua attività politica si è interessato -tra le altre cose- anche dell’Ater di Chieti partecipando spesso alle inaugurazioni pubbliche e conoscendo bene, da tempo, molti dei dirigenti e dei vertici Ater se non altro perché provengono in parte dal suo comprensorio di origine (zona Tollo- Ortona).

a.b.