L'INCIDENTE

Tragedia in Bolivia, morta anche cinquantenne aquilana

L’assessore Di Stefano la ricorda: «allegra e coraggiosa»

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Tragedia in Bolivia, morta anche cinquantenne aquilana



BOLIVIA. C’è anche una geologa aquilana da tempo residente a Roma tra le tre vittime italiane decedute ieri in Bolivia. Si tratta di Rolanda Di Stefano, 50 anni, compagna di Franco Cembran, 53 anni anche lui morto.
La terza vittima, invece, si chiamava Lorenzo Licciardi, 30 anni, di Marina di Montemarciano (Ancona).
Altri tre connazionali sono rimasti feriti e c'è un numero ancora imprecisato (almeno nove) di vittime di varie nazionalità. Viaggiavano tutti a bordo di un bus turistico lungo la Panamericana, di rientro a La Paz da Salar de Ayuni.
Forse per l'eccessiva velocità, o un malore dell'autista, morto anche lui, l'autocorriera della Trans Turismo Omar, affittata da Viaggi e Avventure nel mondo, è finita fuori strada all'altezza di una curva. Oltre agli italiani, ospitava turisti tedeschi, svizzeri, brasiliani, canadesi, australiani, peruviani e boliviani. Secondo l'agenzia boliviana Abi i morti sarebbero almeno nove, i feriti più di 20. Anche Lorenzo Licciardi figurava nell'elenco dei feriti, poi invece, alle 2 della notte tra sabato e domenica, i genitori hanno ricevuto la tragica notizia dai carabinieri.

RINALDA DI STEFANO: «CORAGGIOSA E ALLEGRA»

Della coppia era lei, originaria di Cagnano Amiterno in provincia dell'Aquila, la più appassionata di viaggi: «Franco l'aveva seguita - hanno raccontato i familiari di Cembran - e per lui era una delle prime volte. Se non la prima. Erano partiti contenti per la Bolivia. Sarebbe potuto succedere ovunque. Siamo sconvolti».
Ieri l’assessore comunale alla Ricostruzione, Pietro Di Stefano, ha ricordato l’amica su Facebook: «Ho avuto la drammatica notizia sul finire della mattina. I siti dei maggiori quotidiani già riportavano l'incidente avvenuto in terra boliviana ma, tra i morti, non figuravano le iniziali di Rinalda. Un esile filo di speranza per allontanare il pensiero che Rinalda non ci fosse più; magari i documenti erano stati scambiati nel caos del dopo incidente oppure era tra i feriti ma non poteva comunicare il suo stato. Speranza recisa al mio arrivo in paese. L'ufficialità ancora non c'era ma la famiglia sapeva dell'accaduto: Rinalda era tra le vittime.
Era una persona allegra e solare ma soprattutto coraggiosa e caparbia. Ciao amica mia, ciao per sempre».
La donna, geologa dell'Ispra, l'Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sarebbe dovuta rientrare in Italia il 7 settembre, insieme al compagno, tecnico audio-video. Per la vittima marchigiana, figlio unico, idraulico appassionato di kite surf, un appartamento pronto in cui sarebbe andato a vivere da solo al rientro dalle vacanze, questo in Perù e Bolivia era "il viaggio della vita".

LUTTO A CAGNANO AMITERNO

«Ho un ricordo bellissimo, era una brava ragazza, in gamba», la ricorda il sindaco di Cagnano Amiterno Donato Circi. La donna si era trasferita dal comune aquilano nella capitale 25 anni fa ma in Abruzzo conservava le sue radici. «Appena aveva tempo tornava, in particolare nella frazione di San Giovanni, dove vive la madre, Onorina. Il padre, Nunzio, è morto nei mesi scorsi. Qui ha due sorelle, entrambe infermiere all'Aquila». Da quanto si è appreso, come geologa Rinalda Di Stefano collaborava con professionisti aquilani per la ricostruzione post-sisma; inoltre aveva lavorato con lo stesso Comune di Cagnano. «Per noi è una tragedia immane - prosegue Circi - sentirò la Farnesina ma la mia intenzione è di dichiarare il lutto cittadino. Lunedì andrò a trovare la mamma, penso che Rinalda verrà tumulata a San Giovanni».

LA DINAMICA

La Farnesina fa sapere che i tre connazionali feriti (due sono cinquantenni romani) hanno ricevuto assistenza presso l'ambasciata italiana a La Paz, mentre sulla dinamica dell'incidente e dei soccorsi le informazioni sono ancora molto frammentarie. Il comandante locale di polizia, Gonzalo Carrasco, ha raccontato all'Abi che il sinistro è avvenuto fra Potosì e Oruro, a circa 35 km dalla località di Challapata, in un luogo lontano da centri abitati. La Trans Turismo Omar «è un'azienda locale di collaudata esperienza, con mezzi di trasporto efficienti» ha detto all'Ansa Vittorio Kulczycki, presidente di Avventure nel Mondo, che in quelle zone dell'America meridionale si appoggia a tre o quattro imprese di trasporto locale che gestiscono i trasferimenti notturni. «Da quello che sappiamo - ha aggiunto - l'incidente è avvenuto in una zona di normale traffico. Tutti gli italiani sedevano in file vicine. Probabilmente per l'eccessiva velocità a una curva l'autobus è andato fuori strada. E' accaduto in piena notte e forse questo può aver provocato qualche ritardo nei soccorsi». Avventure nel Mondo è in contatto con l'ambasciatore italiano in Bolivia e con la compagnia assicurativa che cura l'assistenza degli italiani feriti e si occuperà del rimpatrio delle salme.
Nell'aprile del 2013, proprio Challapata era stato teatro di un altro incidente: un camion che trasportava frutta e un gruppo di 'campesinos' era ribaltato. Anche in quell'occasione il bilancio fu pesante, 15 morti e 9 feriti.