DANNO DI IMMAGINE

Carcere Lanciano, l’ex direttore del carcere deve risarcire il Ministero con 40 mila euro

Bruno Meduro venne arrestato 10 anni fa

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CARCERE



LANCIANO. Bruno Medugno, 62 anni, ex direttore del carcere di Lanciano è stato condannato dalla Corte dei Conti al pagamento, in favore del Ministero della Giustizia, della somma di 40 mila euro.
Medugno era stato arrestato dieci anni fa nell’ambito di una maxi inchiesta che creò molto scalpore in città. Tanti e pesanti i reati contestati: peculato, abuso d’ufficio, truffa, violenza privata e falso ideologico, frode nelle pubbliche forniture, agevolazione del gioco d’azzardo.
Nove anni dopo è arrivata la sentenza definitiva della Cassazione e a reggere è stata solo l’accusa di peculato (per altre è arrivata l’assoluzione e per altre ancora la prescrizione). La condanna comminata è stata di due anni e sei mesi di reclusione. Secondo quanto emerso in fase di accertamento Medugno, nella qualità di direttore della Casa Circondariale di Lanciano, si era appropriato di piccole somme dalla cassa corrente dell'emporio spaccio del carcere e dalle apparecchiature videopoker da lui stesso fatte installare irregolarmente. Inoltre avrebbe concesso al figlio di utilizzare il telefono per delle telefonate private (ad una maga) per una cifra di circa 3 mila euro.
Medugno si è difeso dalle richieste di risarcimento affermando l'insufficienza della condanna penale per la determinazione del danno all'immagine e la sua misura eccessiva, alla luce della entità della vicenda in cui era rimasto coinvolto.

Ma la Procura della Corte dei Conti ha chiesto che Medugno risarcisse al Ministero della Giustizia ben 40 mila euro per «il grave nocumento che la vicenda aveva arrecato all'Amministrazione, a seguito dell'ampia risonanza datane dai mezzi di comunicazione, anche in relazione all'arresto del pubblico funzionario, il quale aveva operato in esatta antitesi al suo ruolo di capo della rieducazione dei detenuti».
Secondo l’accusa, l’ex direttore avrebbe contribuito «a vanificare le finalità istituzionali della datrice di lavoro, mostrando ai reclusi, ai colleghi e alla comunità come un presidio della legalità potesse trasformarsi in un luogo di commissione dei reati».
Per l’avvocato di Medugno l’ex direttore avrebbe dovuto risarcire il Ministero per non più di 6mila euro, ovvero una cifra pari al doppio della somma necessaria al pagamento delle bollette telefoniche per le conversazioni tenute dal figlio di Medugno. I giudici che hanno dovuto decidere hanno sposato in pieno la tesi dell’accusa e la cifra stabilita quale risarcimento danni è stata di 40 mila euro.

I giudici la determinano sottolienando la « qualifica di Medugno al momento del commesso illecito: era direttore della casa circondariale di Lanciano e, come tale, sovrintendeva alla struttura di prevenzione e pena volta alla rieducazione dei detenuti».
Inoltre nella sentenza i giudici sottolineano «il notevole disvalore sociale connesso alla gravità dei delitti commessi, pur se per taluni degli stessi è intervenuta la declaratoria di prescrizione: truffe aggravate, falso ideologico, esercizio del gioco d'azzardo attraverso macchinette videopoker installate nella sala spaccio del carcere, falsi ideologici per ottenere il pagamento delle telefonate effettuate dal figlio, peculato per appropriazione delle somme dello spaccio carcerario».
I fatti, ripresi ampiamenti dalla stampa, avrebbero inoltre «ingenerato grave sfiducia nelle istituzioni da parte della cittadinanza, ancor più in tempi di crisi economica quando essi sono gravati da un'elevata pressione fiscale».

Alessandro Lotti