CRISI E IMPRESE

Italcementi Scafa, il sindaco scrive a D’Alfonso: «dobbiamo conoscere i piani economici»

La Sama da qualche mese ha ripreso l’attività

Redazione Pdn

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Italcementi Scafa, il sindaco scrive a D’Alfonso: «dobbiamo conoscere i piani economici»




SCAFA. Il sindaco di Scafa, Maurizio Giancola, scrive al presidente della Regione Abruzzo invitandolo a riunire un tavolo per discutere della crisi in cui versa lo stabilimento Italcementi.
La lettera è stata inviata, per conoscenza, anche alle organizzazioni sindacali di categoria, al gruppo industriale bergamasco ed all’Agenzia del Demanio di Pescara, poiché, spiega Giancola, l’area industriale in questione include «lo stabilimento Sama di proprietà demaniale e attualmente detenuto in concessione dalla stessa Italcementi Spa».
Il primo cittadino afferma che «è necessario conoscere quali sono i programmi ed i piani economici» dell’azienda «anche in merito alla gestione Sama, che da alcuni mesi, come è noto, ha ripreso l’attività».
Il sindaco aggiunge di avere già chiesto all’Agenzia del Demanio, con una nota dello scorso 17 marzo, «di studiare la possibilità di un diverso utilizzo dei terreni demaniali attualmente annessi all’opificio e da destinare ad altre attività produttive e commerciali».
Data «la natura pubblica della Sama», al tavolo «dovrebbe partecipare a giusto titolo l’Agenzia del Demanio di Pescara o comunque qualsiasi diverso soggetto competente a rappresentare la parte pubblica».
Nella nota del 17 marzo, allegata alla lettera, Giancola chiedeva all’Agenzia del Demanio chiarimenti sulla concessione concernente la Sama, «scaduta al 10.11.2013».
Nel documento veniva spiegato che, in un incontro tenutosi nel febbraio 2014 alla Regione Abruzzo, i rappresentanti dell’Italcementi avevano «affermato di voler rilasciare l’opificio» il 1° maggio successivo. «Vorremmo sapere», scriveva Giancola, «se ci sono comunicazioni ufficiali a conferma di tale intendimento».
Già in quel documento, come già accennato nella lettera inviata al Presidente della Regione, veniva chiesto che «venissero individuati alcuni lotti di terreno, ovviamente non indispensabili alla produzione dei derivati dell’asfalto, da destinare ad altre attività industriali e/o artigianali da concedere in uso ad imprenditori, favorendo in tal modo gli investimenti e l’aumento dell’occupazione».