L'INCHIESTA

Aca appalti truccati. D’Alessandro: «prima delle gare andavo da Livello»

Ma l’ingegnere davanti al pm si è difeso: «estrazione casuale a rotazione»

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Aca appalti truccati. D’Alessandro: «prima delle gare andavo da Livello»

Lorenzo Livello

PESCARA. «Sì, perché prima della gara sapevo che dovevo andare da Livello perché me lo diceva il presidente Di Cristoforo».
Alla fine, sollecitato e messo alle strette Claudio D’Alessandro, l’imprenditore che ha svelato il presunto sistema di tangenti all’Ater, Aca e nell’esercito italiano, parla anche di Lorenzo Livello, uno dei vertici tecnici dell’Aca delle diverse stagioni.
Livello è stato nominato ai tempi del presidente Bruno Catena nel 2005 ed ha continuato a svolgere mansioni tecniche di vertice e di Rup anche in seguito con Di Cristoforo e ben visto dai molti componenti del “partito dell’Acqua”. Anche oggi ricopre il suo ruolo nonostante il pm Anna Rita Mantini si appresti a chiedere il suo rinvio a giudizio per turbativa d’asta.
L’attuale amministratore unico, Vincenzo Di Baldassarre, dice di non poterlo sollevare dall’incarico poiché le indagini sono ancora in fase preliminare.
Sta di fatto che le figure di Lorenzo Livello e del direttore generale Bartolomeo Di Giovanni, sono state scandagliate dalla procura di Pescara nell’ambito dell’inchiesta “Shining Light” senza sortire effetti di rilievo.
Uno dei record di questa inchiesta chiusa alcune settimane fa è che ha potuto beneficiare almeno di tre "gole profonde" o confessioni quasi piene e comunque molto utili per poter verificare una molteplicità di reati con danni enormi per la pubblica amministrazione.
Due dei collaboratori sono Claudio e Antonio D’Alessandro gli imprenditori che hanno confessato di aver pagato tangenti e di aver messo su un “cartello di aziende” compiacenti per vincere gli appalti.
Tra le tante cose che hanno detto gli imprenditori è che hanno pagato sempre, per qualunque appalto e gara che hanno vinto…
Sono loro che hanno inguaiato Ezio Di Cristoforo: a lui, hanno raccontato, consegnavano mazzette avvolte nei giornali.
Sono stati più restii invece nei confronti di Lorenzo Livello per i quali non sono bastati tre interrogatori per chiarire il suo ruolo. Al quarto però Claudio D’Alessandro dice.

LE DITTE PREFERITE
In sintesi il teorema accusatorio suffragato dalle confessioni e dai riscontri informatici è che Di Cristoforo incassava le mazzette per truccare gli appalti Aca e questo avveniva grazie al fatto che si invitavano ditte che erano concordate in anticipo le quali potevano contribuire alla vittoria della ditta predestinata.
Ad occuparsi materialmente delle gare era il Responsabile unico del procedimento, cioè il direttore tecnico Lorenzo Livello per cui la procura ipotizza la turbativa d’asta, cioè avrebbe truccato le carte ma senza prendere soldi (e lui lo ripete più volte negli interrogatori) anche se gli inquirenti gli fanno notare che però le ditte di D’Alessandro hanno svolto comunque due lavori (di modesta entità ma non pagati) a casa di Livello.
Tra le prove che vengono ritenute “schiaccianti” vi sono una serie di liste e di appunti manoscritti e informatici trovati nella disponibilità dei D’Alessandro le quali combaciano quasi perfettamente con le ditte invitate agli appalti Aca e con i relativi ribassi poi effettivamente praticati nella gara pubblica.
E se da una parte c’è l’accusa, grave, di aggiustare gli appalti, dall’altra, c’è quella di avere un enorme vantaggio sulle indagini rimanendo al proprio posto con il rischio di inquinare le prove.

C’E’ UN “CONCERTO” ALL’ACA
E la Squadra mobile di Pescara che ha indagato a lungo con l’aiuto del Corpo Forestale dello Stato ha potuto dimostrare attraverso una serie di interrogatori come alcuni indagati e persone informate sui fatti, dopo essere state in questura per essere interrogati, ne parlassero tranquillamente proprio nell’ufficio di Livello con Bartolomeo Di Giovanni e il tecnico Cesare Ortolano.  Così le voci dell'inchiesta corrono...
Nonostante il “concerto” (smentito dagli interessati interrogati) lo steso direttore Generale Di Giovanni sentito dagli inquirenti scarica le responsabilità su Livello.
«In ordine alla gara di manutenzione fognaria del 2011 ricordo che l’Aca aveva un elenco di ditte ove attingere per l’invito formale (…)» spiega Di Giovanni, «la scelta non si aveva sicuramente per estrazione a sorte; né credo per selezione ordinaria .. Sapevo che essa doveva avvenire in ottemperanza ad un criterio generale ed oggettivo e Livello mi aveva assicurato che avrebbe comunque esaurito l’elenco di tutte le ditte. Prendo atto solo oggi che ciò non era e che invece l’elenco era confezionato dall’imprenditore che vinceva».
E poi assicura che lui sapeva che «Livello controllava e faceva verifiche» ma Di Bartolomeo si tira fuori: «io in tutte le gare di manutenzione annuale di cui sono stato responsabile non ho mai selezionato ditte da invitare poiché ero oberato di lavoro e questo compito lo espletava in base ad un accordo informale l’ingegnere Livello quale direttore tecnico».
E poi ancora Di Giovanni:« le liste le faceva Livello e le passava direttamente ad altro geometra a nome Ortolani o Ferrari. Loro hanno poi provveduto a predisporre le missive d’invito».
Dunque le ditte le sorteggiava Livello che spiega nei suoi interrogatori che c’erano 200 ditte e lui tra quelle espletava una selezione assolutamente casuale richiamando i numeri che vengono assegnati pe rogni ditta.
Il problema- fanno notare gli inquirenti- è che per le gare prese in esame (solo quelle che sono state scandagliate) vi è una rispondenza anche del 90% (a volte 100%) tra l’elenco trovato in possesso a D’Alessandro con le liste delle ditte da invitare ed i relativi ribassi e il documento ufficiale dell’Aca firmato da Livello.
«Casualità», pura casualità ripete più volte Livello…

LA CASUALITA’
LIVELLO: «Eh... diciamo era una casualità a seconda di... diciamo delle, una griglia di 250 circa...eh...mmm... dell'elenco che avevano quella categoria OG6, estraevo e comunicavo all'ufficio preposto, all'ufficio gare; è chiaro che inizialmente io la procedura delle mail l'ho fatta...eh... inizialmente forse era fatto».
E ancora
PM MANTINI: «Lei, questo elenco, mi deve spiegare, come lo ha fatto?»
LIVELLO : «L'ho estratto dalla lista nostra, no! Al computer ho tirato fuori delle...diciamo...sono numerate le ditte, a estrazione, ho estratto un numero ditta...»
La sorte pare essere beffarda perché la casualità ha voluto che a vincere fossero sempre e solo le ditte degli imprenditori D’Alessandro.
LIVELLO : «...avevo 15 gare e su ogni gara andavo ad estrarre dalla lista nostra 11, 15, 20 o a seconda degli anni, non mi ricordo quante ne so, a seconda degli importi, numero di ditte da inserire. Queste sono le 10 delle fogne, poi ci sono le 10 dell'idrico, poi ci sono le... ora l'elenco che mi ha fatto vedere lei, che non è diciamo di mia pertinenza, non so di chi è, io, se queste stanno lì in mezzo, quello c'aveva una griglia...io non la posso, non la so, non la so, non la posso sapere dottorè...»
ISPETTORE PAVONE (POLIZIA): «però, sa qual è anche il problema? Dove verifiche hanno già... è che, nella prima, seconda e terza gara della manutenzione ordinaria delle fogne, sempre 2011, 2012, 2013, c'è la ripetitività delle stesse ditte invitate, quindi non c'è una rotazione ordinaria delle ditte...»
LIVELLO :« ...ma non può esserci, ci sono 200 ditte»


«L’ELENCO DELLE DITTE ME LO HA DATO LIVELLO»
Il metodo utilizzato era del tutto «casuale» assicura Livello che non ha saputo spiegare come mai D’Alessandro avesse appunti e liste praticamente uguali ai documenti ufficiali degli appalti Aca. Ha però ipotizzato un furto dei documenti dalla sua scrivania.
Chiamato a rispondere per la quarta volta Claudio D’Alessandro è preciso, smentisce categoricamente il furto e al pm dice:

«L’elenco che Ella mi mostra me lo ha dato Livello Lorenzo, credo fin dall’anno 2011. Tale documento è un elenco di tutte le ditte che collaboravano fiduciariamente con l’Aca spa e da cui l’ente acquedottistico doveva attingere necessariamente per invitare le imprese appaltatrici. Il meccanismo di selezione preliminare all’invito formale funzionava in questo modo. Come ho già detto nelle precedenti audizioni io davo al De Cristoforo le indicazioni relative alle ditte che avrebbe dovuto inviare per farmi vincere. Quando quest’elenco non era sufficiente per rispettare i criteri di legge, ovvero quando servivano più ditte per integrare il numero delle 25 ditte richieste dall’articolo 122 c. 7 del codice degli appalti, allora, in accordo con Livello, a volte insieme o comunque io direttamente dietro suo consiglio, indicavo materialmente sulla lista che mi forniva, (quella di cui abbiamo sopra parlato) le ditte che lui avrebbe poi avrebbe poi dovuto invitare formalmente».
«Si trattava», continua l’imprenditore, «di ditte che io conoscevo o che sapevo non avrebbero partecipato a quel concorso ovvero per le quali io avevo la possibilità di sapere preventivamente il ribasso perché conoscevo come avevano lavorato in altri appalti, insomma ne potevo gestire il range degli eventuali ribassi».
Domanda: «Ma la lista che lei dava a Di Cristoforo poi veniva ripassata materialmente al Livello?»

D’ALESSANDRO: «Sì perché prima della gara sapevo che dovevo andare da Livello perché me lo diceva il Presidente. Quindi dovevo passare dall’ingegner Livello per completare la lista delle ditte da invitare. Quando incontravo Livello vedevo materialmente che lui già aveva inserito nell’elenco delle imprese da invitare (per i lavori di manutenzione ordinaria- straordinaria fogne Pescara) proprio quelle che io avevo segnalato come da accordi interni al presidente Di Cristoforo; vedevo cioè materialmente che le ditte che avevo espressamente consegnato a Di Cristoforo erano già state inserite».
a.b.