L'INCHIESTA

Truffe: 1 mln di euro investiti in banca fantasma. Tra i quattro indagati anche un pescarese

Famiglia di Trento ha perso 1 mln di euro

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Truffe: 1 mln di euro investiti in banca fantasma. Tra i quattro indagati anche un pescarese




TRENTO. Un milione di euro investiti in una banca fantasma di Londra e Ginevra su consiglio di un commercialista di fiducia.
A subire la truffa una famiglia che a Trento gestisce tre cinema, la famiglia Lazzeri, che in un esposto ha denunciato la vicenda, finita ieri in aula a Trento. Il processo è stato calendarizzato per ottobre. Il denaro della società di famiglia, la Cineworld, secondo l'esposto, è stato investito nel 2008 nella ora fantasma Floris Bank di Londra su consiglio di un commercialista di Bolzano, Giovanni Battista Alberti, che sostiene a sua volta di essere stato raggirato.
Peccato infatti che il denaro sembri sparito, insieme ai promessi guadagni, che erano di tre milioni di euro.
E con essi anche la banca, col presidente Marcio Mongardini, del milanese, per cui avevano fatto da intermediari Gennaro Palma, ferrarese, e Giulio Alberico, di Pescara.
I quattro sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e al riciclaggio di denaro su ordine del gup di Varese.

Secondo quanto ricostruito dal Corriere delle Alpi del Trentino, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti in Italia, in territorio elvetico e britannico nella primavera del 2008. Ieri i legali della difesa hanno chiesto che la competenza fosse attribuita ad un altro tribunale, osservando che la prima iscrizione a ruolo è avvenuta a Varese. Il giudice Guglielmo Avolio però ha rifiutato l’istanza e deciso che il processo si terrà in ottobre. In un esposto Lazzeri ricostruisce la sua versione dei fatti. Alberti gli avrebbe suggerito di investire un milione di euro (regolarmente depositato in Svizzera) in un’operazione finanziaria, la cui remunerazione sarebbe stata destinata a finanziare l’azienda di famiglia Cineworld Group. Un’operazione gestita, oltre che dallo stesso commercialista, anche da tre intermediari dei quali il primo assicurava la massima affidabilità: Palma, Alberico e Mongardini, quest’ultimio sedicente presidente della “Floris Bank”, con sede a Londra. Una banca “fantasma” ma che - secondo l’accusa - sarebbe stata fatta apparire come una solida realtà finanziaria, anche tramite la creazione di un sito web.

Convinto dal conoscente, riferisce sempre il quotidiano trentino, Lazzeri avrebbe versato la somma, a mezzo bonifico da un conto Usb: in cambio avrebbe dovuto ottenere una garanzia bancaria del valore di tre milioni, emessa dalla Floris Bank in suo favore. Una garanzia - secondo l’esposto - mai rilasciata. Da quel momento sarebbe iniziato il calvario della famiglia Lazzeri per riavere i denari. Inutilmente. Palma, Alberico e Mongardini avrebbero parlato inizialmente di ritardi bancari legati al terremoto immobiliare americano. Sarebbero seguiti analoghi tentativi di procrastinare l’adempimento dell’obbligazione. Finché, nel novembre 2009, uscì sulla stampa la notizia dell’arresto di Mongardini.