ACQUA ALLA GOLA

Aca gestione Di Baldassarre, gruppo di lavoro da 130mila euro: c’è anche lo “sfidante” Massimo Papa

Consulenze esterne e spese per salvare l’azienda dal fallimento. Ce la faranno?

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6445

ACA PERQUISIZIONI




PESCARA. Un gruppo di lavoro per redigere il piano concordatario: l’Aca impegna 130 mila euro e ha individuato «con urgenza» 5 professionisti esterni.
Per uscire dal vortice dei debiti, scongiurare il fallimento è dunque necessario investire altre risorse. L’azienda ha presentato a dicembre scorso la domanda di concordato preventivo e ora serve un piano «idoneo a supportare il progetto di risanamento».
L’azienda pubblica acquedottistica, da sempre nell’occhio del ciclone e di inchieste giudiziarie, occupata “militarmente” dal “partito dell’acqua” ha macinato spese folli e debiti che sono cresciuti negli anni fino a divenire insopportabili. Senza dire che dubbi seri, da più parti, sono anche stati avanzati circa ipotesi di falsità dei bilanci dovuti a meccanismi di ingegneria finanziaria che di fatto avrebbero celato per anni lo stato debitorio della società.
Per cercare di dare una sterzata decisiva in una direzione diversa si è deciso come ultima spiaggia di avviare l’accordo con i creditori per scongiurare il fallimento.
La situazione attuale dell’azienda viene definita dal direttore generale Bartolomeo Di Giovanni «di crisi non irreversibile» e si crede ancora nel risanamento anche se a questo punto la parola finale spetterà ai professionisti esterni la cui nomina è stata autorizzata anche dal Tribunale di Pescara, sezione fallimentare. 

Tra i professionisti scelti direttamente (possibile farlo perché gli incarichi sono per «funzioni specialistiche» e al di sotto della soglie dei 40 mila euro) c’è anche Massimo Papa che nei mesi scorsi era in corsa per la poltrona di amministratore unico, poi andata a Vincenzo Di Baldassarre. La sconfitta di Papa,  il candidato di Luciano D’Alfonso e del Pd, creò non pochi mal di pancia all’interno del Partito Democratico che denunciò addirittura un «inciucio Sospiri- Castricone».
Di Baldassarre, infatti, vinse anche grazie anche ai voti di alcuni sindaci di centrosinistra e Papa restò a bocca asciutta. Oggi rientra dalla finestra in casa Aca, con un altro ruolo. Contro la sua nomina di amministratore unico si scagliò il sindaco di Chieti Umberto Di Primio (centrodestra) che polemizzò:  «il marito di un magistrato della Corte d’appello dell’Aquila non è invece incompatibile con questo ruolo?». Papa è, infatti, sposato con il magistrato Fabrizia Francabandera.
A lui adesso è andato l’incarico di Temporary manager e una retribuzione di 35 mila euro (oltre Iva e contributi).
Nella squadra anche il noto commercialista Andrea Di Prinzio che avrà il ruolo di advisor e un compenso di 35 mila euro, Giuliano Pilone, supporto dell’advisor e 15 mila euro di compenso. Infine Vito Ramundo, attestatore, 25 mila euro e la società di revisione Bdo supporto all’attestatore che percepirà 20 mila euro.

«NON CI SONO FIGURE INTERNE ADEGUATE»
E la scelta dei professionisti è stata fatta all’esterno perchè, come si legge nell’incarico di affidamento, nell’azienda «non sono presenti figure professionali in grado di poter redigere il Piano».
Eppure ad oggi la società conta 174 dipendenti a tempo indeterminato (dati di fine 2013) che costano ogni anno alla società ben 1,8 milioni di euro.
Tra questi 7 dirigenti. Ma che i dipendenti Aca non bastino mai lo dimostrano anche un paio di incarichi di consulenza in bella vista sul sito dell’azienda.
Uno al geometra Domenico Gelsumini, per oltre 10 anni direttore amministrativo dunque dipendente di vertice che ha lasciato da poco il suo incarico e da pochissimo è ritornato ad occuparti degli affari di Aca come consulente esterno. E da esterno  dovrà occuparsi del rinnovo della certificazione del Sistema di Gestione della Qualità (11 mila euro).
Un altro incarico è stato conferito ad Alessia Antonucci che da settembre scorso e fino a fine agosto svolgerà  «attività di supporto amministrativo alla direzione affari legali» per un compenso di 14.400 euro.
Spiccioli rispetto ai compensi dei dirigenti.

Il direttore generale, Bartolomeo Di Giovanni, secondo quanto si legge sul sito, ha una retribuzione totale lorda annua di 157.520 euro. La paga base di 3.436 euro, comune a tutti i dirigenti, cresce di 7.554 euro proprio per l’indennità di ruolo.  
Al direttore amministrativo, Rita Verzulli, spettano 112.172 euro, al dirigente dell’ufficio legale, Nicolina Pietromartire, 96.663 euro e al dirigente finanziario 94.765 euro.
Il direttore tecnico e  vice direttore generale, Lorenzo Livello,  invece, percepisce invece 147.446 euro lordi annui. In questo caso la paga base cresce con la voce ‘delega depurazione’ che ammonta a 1.954 euro.
Livello, accusato di turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta Shining light, è ancora regolarmente al suo posto. La Procura di Pescara nei giorni scorsi ha chiuso l’indagine e chiesto per lui il rinvio a giudizio. Secondo le accuse dell’imprenditore Claudio D’Alessandro che ha svelato il sistema di tangenti che ruotava intorno all’Aca, Ater, Comune di Montesilvano, e Esercito, Livello era il punto di collegamento tra lui e l’ex presidente Di Cristoforo e avrebbe turbato l’affidamento dei lavori di appalto ma senza prendere soldi. A Di Cristoforo, invece, la Procura contesta anche la corruzione.
Di Cristoforo ha dovuto abbandonare anche per gli arresti intervenuti. Lorenzo Livello invece è ancora lì da sempre come moltissimi altri.
Ora si spende ancora per salvare l’Aca.
Perché l’Aca è preziosa.
Soprattutto per la politica.