SPARIZIONE SENZA SPIEGAZIONI

Sparizione D’Alò, 16 anni di misteri. I parenti: «il caso non può essere archiviato»

Il pm vuole chiudere l’inchiesta ma i familiari si oppongono

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Sparizione D’Alò, 16 anni di misteri. I parenti: «il caso non può essere archiviato»




CHIETI. La famiglia di Maurizio D’Alò, sparito da Chieti a novembre del 1998, si oppone alla richiesta di archiviazione presentata lo scorso 10 giugno dal pm della Procura di Chieti, Marika Ponziani.
Il padre e la sorella, Guido e Catia D’Alò, vogliono che si faccia luce sulla scomparsa dell’uomo che all’epoca aveva 38 anni. I parenti il 21 marzo scorso avevano presentato una querela contro ignoti per presunto omicidio e occultamento di cadavere  ma adesso il magistrato vuole archiviare.
La sera prima della scomparsasi sa che D’Alò uscì con un amico, Franco. Poi sarebbe passato a prendere i soldi delle macchinette dal bar Europa di Villamagna, vicino Chieti, un locale che aveva preso in gestione con la moglie e il cognato. Sempre accompagnato dall'amico avrebbe raggiunto Francavilla a Mare per recarsi dalla donna con la quale aveva una relazione, proponendole di partire insieme. Da quella sera nessuno lo avrebbe più visto.

«TEMPISTICA LAMPO DELL’INCHIESTA»
Secondo l’avvocato Mario Del Monaco, ci sarebbero ancora tante domande senza risposta e soprattutto tante piste ancora da scandagliare, persone da ascoltare, circostanze da valutare. Da qui la presentazione di una opposizione alla richiesta di archiviazione che fornisce almeno 9 punti da approfondire.
I parenti non nascondo il proprio scetticismo nell’aver scoperto che la notizia di reato è passata da omicidio a istigazione al suicidio. Inoltre parlano di «tempistica lampo» di conclusione di un'inchiesta «così complessa»: appena 82 giorni dalla presentazione della loro querela alla richiesta di archiviazione.
Secondo l’avvocato le indagini sarebbero state «lacunose se non totalmente deficitarie» e evidenzia come non sia stata ascoltata la persona che aveva detto: «ormai Maurizio è terra per i ceci».
Inoltre non sarebbero state confrontare «le contrastanti dichiarazioni della donna con cui Maurizio aveva una relazione e una sua amica che in dichiarazioni a verbale le ha prima detto che l'uomo ‘era stato ucciso in messo sotto terra’ salvo poi specificarle qualche mese dopo anche le modalità di tumulazione ovvero ‘sotto ad un pilastro’».

LA COLLUTTAZIONE PRIMA DELLA SPARIZIONE
Nella richiesta di opposizione l'avvocato Del Monaco contesta anche il fatto che non sia stata eseguita alcuna prova di chemioluminescenza nell'ultimo luogo dove è stato visto da solo l'uomo, ovvero la casa familiare. Ma questa prova non è stata effettuata nemmeno sull'ultimo autoveicolo che D’Alò aveva in uso «disinteressandosi persino di reperire la targa e verificare se lo stesso sia ancora in circolazione».
«Ancora incomprensibili per le parti offese» il fatto che non siano state ascoltate tutte le persone indicate nella querela ed informate sulle circostanze di una violenta colluttazione avvenuta poco prima della scomparsa tra Maurizio D’Alò «ed un suo rivale in amore».

I SOLDI
Nessuna chiarezza nemmeno sui soldi dell’uomo sparito: «non sono stati verificati», spiega Del Monaco, «i nominativi e le causali dei beneficiari degli assegni firmati dall'uomo che aveva ridotto a zero la sua consistente buonuscita dalla Dayco». Poco prima della scomparsa aveva un ultimo saldo sul proprio conto di circa 79.834 lire «che al contrario di quanto disposto dagli inquirenti», sottolinea il legale, «non gli avrebbe sicuramente permesso una vita agiata».
Ma l’avvocato fa notare che non è stato nemmeno chiarito il motivo per cui l’uomo avesse regalato 90 milioni di lire alla moglie: «all'epoca della sua scomparsa», ricorda il legale, «non aveva più nessuna comunanza di intenti e sentimentali, ha raccontato a più persone di avere prove certe dei suoi tradimenti e la cosa lo rendeva furibondo». Durante le indagini difensive è risultato inoltre che i tabulati telefonici relativi alle utenze mobili dell'uomo, della coniuge e di un amico richiesti dal primo pm dell'inchiesta aperta nel 2003 non sono presenti nel fascicolo e non si conosce al momento quale ne sia la sorte.
Così come dalle indagini effettuate nel 1999 mancano i verbali della squadra mobile di Chieti in cui si fa riferimento ad una non identificabile telefonata ricevuta dalla moglie successiva alla scomparsa dell'uomo.

Alessandra Lotti