SANITA'

Asl Chieti. Clima antisindacale e “pratiche scorrette”: i sindacati discutono

Tra le segnalazioni “informali” l’attività intramoenia e visite a siti per adulti

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Asl Chieti. Clima antisindacale e “pratiche scorrette”: i sindacati discutono




CHIETI. «Se alla Asl di Chieti non cambiano le relazioni sindacali chiederemo l’intervento del Prefetto. Intanto continua lo stato di agitazione del personale».
 Lo ha deciso l’ultima assemblea delle Rsu (rappresetanze sindacale unitarie) che ha elencato e denunciato una lunga serie di comportamenti Asl da tempo sotto accusa: assenza totale delle relazioni sindacali (sulle quali peraltro la Cisl già dal 2012 aveva presentato la bozza di un regolamento) e nessuna comunicazione preventiva alla Rsu ed ai sindacati, spesso informati solo dalla stampa delle decisioni del manager.
E poi gestione della formazione troppo dirigistica, costosa e soprattutto accessibile solo a pochi: anche qui manca un Regolamento come manca anche per la libera professione e le prestazioni aggiuntive. Piano ferie inesistente, ritardi nell’organizzazione del personale e degli incarichi e così via.
 E’ lunghissimo l’elenco di quello che non va nella Asl di Chieti per una scelta che da anni è evidente: tenere fuori i sindacati dalle scelte di ogni tipo ed infischiarsene delle loro lamentele. E così si ripete il solito rito: la Rsu si riunisce e prepara verbali e comunicati stampa, i sindacati condividono e protestano anche per conto loro, si rinnova lo stato di agitazione, ma tutto resta come prima.

«SITUAZIONI A RISCHIO LEGALITÀ»
Questa volta però il meccanismo si è rotto e sono emerse altre criticità rispetto a quello che risulta dal comunicato della Rsu. Infatti in attesa che il verbale fosse pronto (la riunione infatti si è svolta giovedì ad Ortona) e forse temendo che non fosse riportato tutto quello che si era detto, la segreteria Uil Fpl ha chiesto alla Asl l’istituzione di una commissione d’inchiesta interna per far luce su un eventuale coinvolgimento del personale nella vicenda degli arresti a Neonatologia.
«Ho rotto gli indugi ed ho voluto rimarcare che è inutile parlare in Rsu di quello che succede in ospedale, e non solo a Neonatologia, se poi alla fine ci si rifugia nell’astrattezza di un verbale – spiega Di Vincenzo - so bene che le eventuali responsabilità penali sono personali, ma questo non ci esonera dal denunciare tutte le altre situazioni che non sono compatibili con il ruolo e la funzione di un ospedale, tanto più se pubblico».
In sostanza, durante l’ultima Rsu il dibattito si è acceso sulla figura che probabilmente è un infermiera (secondo le registrazioni video a Neonatologia), la cui carriera non sarebbe legata alle capacità professionali. 

«La Uil – sottolinea Bruno Di Vincenzo, responsabile Uil Fpl - prende le distanze da tali atteggiamenti che danneggiano l’immagine dell’Azienda e quella dei lavoratori onesti».
 E da qui nel dibattito sono state sollevate e denunciate anche altre situazioni a rischio legalità che si verificherebbero in ospedale: dalle attività libero professionali incontrollate dei medici e del personale, ai turni di notte in cui qualcuno accede ai siti con contenuti per adulti.
Come mai questi argomenti non hanno trovato spazio nel comunicato?
«Nel verbale non possiamo registrare questi pettegolezzi - spiega Fabio Agosta, coordinatore-portavoce Rsu – e poi i problemi affrontati sono stati per lo più di carattere organizzativo e sindacale, anche se è vero che si è parlato pure di altro. Però le denunce senza nome e cognome e senza sottoscriverle sono inutili».
«In realtà – chiosa Patrizia Bianchi, Nursing Up – non si può perdere tempo dietro chi frequenta i siti porno approfittando di un clima omertoso. La Asl ha gli strumenti per controllare, la Rsu deve affrontare e studiare i problemi sindacali».

 Ma allora nella Rsu si è parlato o no anche di tante situazioni a rischio legalità in ospedale?
«Ma questa è la normalità…. – risponde Mario Frittelli, Usb e storico rappresentante sindacale del SS. Annunziata – lasciamo perdere gli aspetti pruriginosi, ma sa quanti cartellini vengono timbrati irregolarmente? Ci vorrebbe un autobus Arpa per caricare tutti i possibili indagati. Siti porno? Ne girano di voci e qualcuno ha sollevato il problema, ma senza prove e nomi non si può denunciare. Io so solo che l’accesso ad internet è libero per i medici, mentre se qualche infermiere si vuole collegare ad un sito per trovare indicazioni più dettagliate su un farmaco, non può farlo. Anche i delegati sindacali non possono accedere ad internet».
 E sull’attività libero professionale?
«La Rsu vuole chiarimenti su questi aspetti che coinvolgono anche il comparto, serve un elenco preciso dei medici e degli infermieri che fanno la libera professione per essere sicuri che tutto passi attraverso la cassa del Cup – conclude Frittelli - altrimenti se non ci sono controlli è difficile sapere se i pazienti pagano la Asl o direttamente chi li visita o effettua una prestazione, se cioè l’ospedale pubblico viene usato come una struttura privata».
 Ma allora c’è anche qualcuno che versa direttamente gli incassi senza passare attraverso le prenotazioni e la cassa del Cup?
«Bisognerebbe chiederlo a chi dirige questo servizio. Io da anni insisto per regolamentare questo aspetto».

Sebastiano Calella