L'INTERVISTA

Il sindaco di Bussi: «non ci sono atti per la discarica “legale”, solo ipotesi e chiacchiere»

Intanto si parla di accordo già preso da “ratificare”. Regione e governo in azione verso il traguardo

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Il sindaco di Bussi: «non ci sono atti per la discarica “legale”, solo ipotesi e chiacchiere»

Salvatore Lagatta




BUSSI. Tra le vicende più controverse e importanti della regione -se non vitali- c’è la bonifica della discarica di Bussi. Proprio su questo argomento e sul prossimo futuro è calato da mesi il sipario, una sorta di cortina fumogena e soporifera che non lascia intravedere cosa sta succedendo nelle segrete stanze del Ministero. Incontri, proposte, abboccamenti informali: tutto è già accaduto e qualcuno parla anche di accordo già fatto e solo da ratificare in una delle prossime conferenze di servizio…
Come nelle peggiori tradizioni la comunicazione istituzionale è inesistente così come i documenti rimangono inaccessibili.
Solo pochi giorni fa il Forum delle acque aveva lanciato l’allarme perché si starebbe lavorando ad una idea di bonifica delle discariche Montedison sfruttando una soluzione che prevederebbe la costruzione di una nuova discarica legale e la messa in sicurezza definitiva di quelle esistenti. La discarica, però, andrebbe ad insistere in un territorio già fragile di per sè che potrebbe generare altre contaminazioni.
Il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, smentisce in parte la notizia e conferma che «non ci sono documenti: finora si è solo parlato e fatto ipotesi ma non ci sono carte».
L’impressione che emerge è che tutte le parti in causa, compresi alcuni privati, siano già all’opera da molti mesi e abbiano avviato contatti, forse risolutivi, per arrivare ad un risultato che sia una, qualche “bonifica” (meglio messa in sicurezza, che è cosa diversa) legata alla reindustrializzazione.
C’è poi il giallo di alcuni incontri istituzionali avvenuti a Roma dove non sarebbe stato ancora approntato il verbale ufficiale.
Sindaco, allora questo progetto di una discarica legale c’è o non c’è?
«C’è un progetto fatto a suo tempo da Solvay e visionato dal Ministero. C’è stata una discussione. Sono state fatte delle osservazioni ed anche io ne ho fatte. Intanto si parla di una discarica provvisoria e questa è la prima rettifica da fare, non perenne, anche perché a monte del sito industriale ci sono già due discariche: la 2A e la 2B».
Il primo cittadino di Bussi spiega che secondo il progetto della Solvay che doveva essere già messo in opera nel 2001, poi ritardato fino al recentissimo sequestro bis dell’area da parte della Forestale di Pescara, si prevedono delle opere come le barriere idrauliche adatte per impedire la contaminazione dei veleni nelle acque. Il progetto prevederebbe anche una discarica provvisoria dove stoccare per un periodo non precisato i rifiuti asportati dal sito industriale al fine di velocizzare la bonifica e la reindustrializzazione.
Il primo cittadino pone una distinzione netta delle aree da bonificare: ci sono le aree dei siti industriali (per esempio anche ex Medavox) e poi ci sono le aree delle discariche la 2A , la 2B e la Tremonti. Secondo Lagatta la priorità sarebbe quella di predisporre il “terreno” per nuove iniziative industriali e dunque bisognerebbe iniziare a bonificare i siti industriali anche perché i famosi 50 milioni del governo servono proprio a quello.
Ma si discute anche delle discariche che potrebbero essere bonificate ma non ci sono soldi, non si sa dove portare i rifiuti e la Montedison che formalmente è obbligata a pagare i lavori sta al momento facendo ricorso al Consiglio di Stato contro il Ministero.
«Io ho sostenuto», dice Lagatta, «di rafforzare il progetto di Solvay che costa un tot aggiungendo anche i 50 milioni già previsti dal governo che sono soldi del terremoto per agevolare la reindustrializzazione. L’obiettivo è la bonifica totale del territorio e se dobbiamo passare per una discarica provvisoria anche questa può essere una alternativa. Meglio ancora se riusciamo a togliere tutto subito. Non sono favorevole alla bonifica delle discariche e a non toccare il sito industrializzato».
«Fino ad ora però non ho mai visto un progetto, non c’è stato nulla», ha aggiunto il sindaco, «lei sta parlando con uno che negli ultimi 45 anni ha fatto feroci battaglie per bonifiche e reindustrializzazione ma ad ora non ci sono verbali, non c’è niente. Non ci sono incarichi di progettazione e non risulta a questa amministrazione».

L’ACQUISIZIONE DELLE AREE
Si parla anche di una volontà di acquisire le aree delle discariche e dei siti industriali da parte del Comune…
«Anche questa è una ipotesi vecchia ma sta rafforzandosi», dice Lagatta, «di trasferire i terreni al Comune perché ad oggi non c’è nessuna azienda che ha le capacità di acquisire il sito. Allora l’ipotesi è che si fanno le opere di messa insicurezza e di bonifica, il Ministero certifica che il pericolo di inquinamento è cessato e solo allora il Comune può pensare di acquisire l’area. Il patto però prevede che al Comune venga data la gestione della centrale idroelettrica che ogni anno dà un utile di 4,5 mln che serviranno per fare ulteriori bonifiche. In seguito l’ente concederebbe il diritto di superficie a quelle aziende che volessero insediarsi. Questa ipotesi non solleva nessuna azienda compresa Montedison a non bonificare».
So che c’è stato un incontro a Roma di recente anche su questo argomento…
«Sì hanno partecipato tutti, compresi Arta e Regione. Se ne è parlato ma non esistono documenti. Una bozza di verbale c’è ma appena ho letto la prima riga mi sono incazzato ed ho scritto a tutti quanti perché nel verbale mi vengono attribuite frasi che sono il contrario di quello che ho detto: c’è scritto che io avrei detto che si deve cominciare a bonificare dall’area esterna, cioè le discariche, io invece ho detto l’esatto contrario, infatti ho proposto di cominciare dall’area industriale».
Anche in questo caso sembra che il territorio sia costretto a subire le decisioni che vengono prese in altro luogo e per giunta senza nemmeno mai discuterne con chi poi dovrà fare i conti con quelle decisioni.
Giuste o sbagliate che siano.

Alessandro Biancardi