IL FATTO

Fruttivendoli egiziani, la nuova frontiera del commercio sbarca anche a Pescara

Cuzzi: «sono regolari, alcune multe per mancata tassa del suolo pubblico»

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Fruttivendoli egiziani, la nuova frontiera del commercio sbarca anche a Pescara



PESCARA. Tonnellate di frutta e verdura impilate fino a due metri d’altezza. Tutto a 99 centesimi, praticamente tutti i giorni, l’anguria anche a 50.
Locali enormi, medi e piccoli tutti con lo stesso denominatore: non ci sono complementi d’arredo, non ci sono frigoriferi nè scaffali, è tutto sistemato in ordine rigoroso dentro alle cassette di legno. Melanzane in fila indiana replicata all’infinito, montagne di peperoni, pesche troppo mature forse per una eccessiva esposizione al sole.
E’ la nuova frontiera dei fruttivendoli gestiti da giovani egiziani che stanno spuntando come funghi in tutte le città d’Italia e Pescara non fa eccezione. Clientela eterogenea, dal pensionato, al professionista all’extracomunitario: cartelli con qualche errore di scrittura dove la ‘cecoria’ sta per ‘cicoria’ e ‘albicoce’ per ‘albicocche’.
Alcuni restano aperti ininterrottamente, non solo la domenica ma anche di notte.
Turni non stop dove ad alternarsi sono sempre i due o tre gestori, tutti giovanissimi. E il riposo? Il dopobarba sistemato di fianco al registratore di cassa suggerisce che anche il risveglio sia una pratica da smaltire in fretta. L’attività è frenetica e la fatica è tanta.

La merce arriva prettamente dal Lazio, assicurano i gestori allontanando l’ipotesi che siano prodotti della Terra dei Fuochi da smaltire a prezzi stracciati.
Il prezzo così basso, rivelano, lo fa proprio la quantità di frutta e verdura che ordinano. Il rifornimento avviene una o due volte a settimana e quando arriva il camion con la merce fresca il negozio in poche ore cambia i connotati. Ananas in prima fila che spariscono per lasciare lo spazio alle ciliegie a 3 euro al chilo. «Costano troppo», si lamenta un anziano. «Capo, ci sono le pesche a 99 centesimi», risponde il gestore tentando di spostare l’attenzione.
Le arance «arrivano dalla Sicilia», i pistacchi «dal mio paese», l’Arabia Saudita. Con il caldo di queste settimane è una continua lotta per sistemare ombrelloni o abbassare i tendoni per non far marcire la frutta esposta.
I fruttivendoli italiani che lavorano nel ramo da anni storcono il naso. Secondo alcuni potrebbe configurarsi una sorta di concorrenza sleale e si domandano se i colleghi egiziani siano in regola con i permessi o il pagamento della tassa di occupazione del suolo pubblico.
Sì perché in alcuni casi anche i marciapiedi diventa un prolungamento del negozio e i pedoni per muoversi devono adeguarsi. Alcuni non hanno neanche il frigo. «Come fanno a fornire prodotti freschi e sani alle persone?», domandano i commercianti che sanno quanto può essere martellante la burocrazia italiana.
L’assessore al Commercio Gaetano Cuzzi, interpellato da PrimaDaNoi.it, assicura che c’è il massimo controllo da parte del Comune e della Polizia Municipale. «Sono regolari, hanno tutti i permessi per esercitare la professione».
Cuzzi conferma che a seguito di recenti controlli sono state comminate delle sanzioni proprio per la mancanza dei frigoriferi o per il mancato pagamento della tassa del suolo pubblico. «Un rapporto preciso arriverà sulla mia scrivania tra qualche giorno poi valuteremo».

Alessandra Lotti