RICOSTRUZIONE E MAFIA

Ricostruzione L’Aquila: «sottovalutato e negato il pericolo delle mafie»

Nel sisma 'occasione' per clan

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5084

costruzioni cantiere edile edilizia operai





L’AQUILA. I soldi per la ricostruzione dell'edilizia privata, quelli che fanno gola alle mafie, sono pur sempre soldi pubblici. Quindi, per bloccare le infiltrazioni tra i cantieri della città dell'Aquila massacrata dal sisma del 6 aprile 2009, bisogna "trattare" la ricostruzione privata con le stesse regole e la stessa rigorosità con la quale si è proceduto alla ricostruzione del patrimonio pubblico.
E' questa la strada maestra che la Commissione antimafia, ieri in trasferta all'Aquila, proporrà alle forze politiche e di conseguenza al Governo per mettere un freno agli appetiti dei clan. Una giornata densa di audizioni, dalle forze dell'ordine ai magistrati passando per gli enti locali.
Una giornata dal chiaro senso politico visto che è stata la stessa presidente, Rosy Bindi, a dichiarare che «il problema mafia prima all'Aquila non esisteva, e se dopo il sisma ci sono state infiltrazioni lo si deve a scelte sbagliate nella fase di emergenza e nella ricostruzione. E' qui che si è aperta la strada ai vari clan».
Ma questo, ha aggiunto la presidente della Commissione Antimafia, non è stato l'unico errore commesso in passato: è a suo giudizio evidente che tra gli errori del post sisma c'è quello di aver «disgregato il tessuto sociale degli aquilani con il Progetto C.A.S.E».
«A mio avviso», ha spiegato Giuseppe Lumia, membro della Commissione parlamentare antimafia, dopo aver partecipato alla riunione, «c'è stata una sottovalutazione della presenza delle mafie prima ancora del terremoto. Spesso ha prevalso un atteggiamento minimalista in qualche caso negazionista e questo ha fatto del male alla terra d'Abruzzo. Non ha preparato i cittadini alle istituzioni, a quello che poi e' avvenuto nel post terremoto. E' stato un errore avere sottovalutato la presenza della 'Ndrangheta con i Ferrazza, e stato un errore avere sottovalutato la presenza della camorra con i Cozzolino, di Zangari con Ciancimino con Cosa Nostra. Un atteggiamento minimalista, un atteggiamento negazionista - ha aggiunto - che non ha avuto la capacita' di valorizzare la straordinaria cultura della legalita presente in questa regione».

«LE MAFIE CAMBIANO PELLE»
Bindi ha anche spiegato che le mafie cambiano pelle e si adeguano, e hanno capito come dimostra l'inchiesta che nelle scorse settimane ha visto coinvolti clan Casalesi nella gestione malavitosa della forza lavoro, che «le mafie hanno una straordinaria capacità di capire il cuore del problema: oggi infatti speculano sull' emergenza lavoro perché sanno che con il lavoro si acquisisce potere».
Tra le convinzioni che la Bindi e gli altri parlamentari si sono fatti c'è, per esempio, quello che è chiamato il 'traffico di operai', cioè il controllo che i Casalesi hanno tentato di avere sulla forza lavoro nei cantieri. Bisogna quindi mettere in campo «più controlli e tutti gli strumenti necessari per entrare nei cantieri. Riguardo alla vicenda dei Casalesi non è possibile - ha puntualizzato la Bindi - che per sgominare quelle bande servano due anni di intercettazioni. Dobbiamo dare a chi fa contrasto strumenti più efficaci. Le mafie, infatti, sono molto abili a capire le fragilità del sistema sociale, vedi il lavoro. La società è più debole e loro diventano più esperti perché - chiarisce la presidente della Commissione Antimafia - con i loro metodi non puntano solo ai soldi bensì a tenere in pugno le persone, che vogliono tenere sotto il loro dominio e sotto il loro controllo».
Tra le emergenze individuate c'è la costruzione di un sistema informatico-banca dati «perché si sappia chi lavora e dove. Anche l'Expo di Milano - conclude la Bindi - dimostra le stesse difficoltà, se ci sono regole poco chiare. Alle mafie, la chiarezza invece fa tanta paura»
Norme pubbliche quindi per i subappalti, e divieto di trasferimento di incarichi: sono queste altre due le proposte emerse dal confronto tra forze di polizia, magistratura e enti pubblici all'Aquila. Proposte e idee condivise da inviare al Governo, e visto che ora «anche il Governo si è messo sulla buona strada, vuol dire che se per le nuove norme sulla ricostruzione privata l'Esecutivo vorrà chiedere una corsia preferenziale, il Parlamento credo sarà d'accordo. I tempi dipendono dal Governo stesso».

PEZZOPANE, PIU' CONTROLLI SU SUBAPPALTI
«La ricostruzione dell'Aquila e del cratere deve andare avanti senza interruzioni e con maggiori controlli», ha chiesto la senatrice Stefania Pezzopane, a margine della conferenza stampa della Commissione parlamentare antimafia all'Aquila. «Occorrono norme piu' stringenti soprattutto nel settore della ricostruzione privata, dove bisognera' porre maggiore attenzione ai subappalti, introducendo dei limiti, sul modello della disciplina della ricostruzione pubblica. Questo e' uno dei temi che sara' al centro del nuovo provvedimento su cui sto lavorando, in squadra con il sottosegretario Legnini».
Per stasera è previsto un incontro con tutti i parlamentari abruzzesi per mettere a punto le priorita' da inserire nel testo di legge