AMBIENTE

Abruzzo. Siti inquinati “meno nocivi” per decreto: così Renzi salva gli Attila

La nuova trovata del Governo Renzi fa infuriare i deputati del M5s

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Abruzzo. Siti inquinati “meno nocivi” per decreto: così Renzi salva gli Attila



ABRUZZO. Nuove norme per l’ambiente ma a quanto pare la tutela della natura va a farsi benedire.
Dall’altra parte, però, nessuno potrà contestarlo, le carte risulteranno in regola semplicemente perché lo saranno. Ma questo vuol dire che l’ambiente starà meglio? Non sempre.
Non solo Bussi, dunque, ma il metodo sembra di quelli convincenti e che consentirà di risparmiare parecchi soldi a scapito delle bonifiche reali.
Già perchè sembra questo il cruccio del Governo Renzi: le bonifiche. Sono centinaia i siti inquinati da bonificare in tutta Italia e secondo le norme vigenti anche Europee a pagarle dovrebbero essere i proprietari ma c’è un ma… I costi sono spesso spropositati e proibitivi e rischierebbero di far fallire anche i più grossi colossi economici (che si chiamino Montedison o Eni…) Ecco allora che la politica corre in soccorso degli imprenditori che hanno avvelenato il paese nei decenni.
Secondo quanto scrive il settimanale L’Espresso il decreto Competitività prevede la possibilità di aumentare gli scarichi in mare degli stabilimenti industriali e prevede nuove tabelle per la contaminazione delle aree militari. Come? Alzando fino a 100 volte i limiti di alcune sostanze cancerogene o pericolose per la salute. «E’ un colpo di spugna vergognoso sulle bonifiche» denuncia Augusto De Sanctis.
La parte più controversa è quella che riguarda i siti militari (circa 50 mila ettari in tutta Italia), inquinati da metalli pesanti o da sostanze radioattive come l’ uranio impoverito .
«Per risolvere il problema delle bonifiche, assai impegnative dal punto di vista economico», si legge sul settimanale, «il decreto equipara i valori consentiti a quelli delle aree industriali. In questo modo, pur interessando coste, boschi e zone di macchia mediterranea (come a Capo Teulada in Sardegna, o a Monte Romano nel Lazio) i livelli di inquinamento tollerati potranno essere notevolmente più alti rispetto ad aree verdi o residenziali».
E il gioco è fatto. In concreto però ecco cosa succederà:   i valori dei cianuri potranno essere centuplicati (da 1 a 100 mg/kg). I fluoruri, anziché essere contenuti entro i 100 mg, potranno arrivare fino a 2000 mg per chilogrammo, ovvero 20 volte in più. Come il benzene, che rappresenta uno dei 113 agenti cancerogeni più pericolosi in base alla classificazione dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.
L’aspetto più inquietante riguarda però la bonifica vera e propria. L’ottica generale potrebbe essere quella di una semplificazione o di uno snellimento della burocrazia ma è difficile non intravedere problemi per l’ambiente.
Il decreto, infatti, prevede che chi vorrà bonificare un’area potrà autocertificare i dati di partenza mentre quelli finali li dovrà girare all’Arpa (l’Arta abruzzese) che avrà solo 45 giorni di tempo per approvare. «Se le Agenzie non faranno in tempo a rispondere», scrive l’Espresso, «la bonifica sarà comunque data per buona. E il sito potrà essere utilizzato in base alla nuova destinazione d’uso prevista».
 

M5S: «IL PD DEVASTA L’ABRUZZO E D’ALFONSO E LEGNINI TACCIONO»
«E’ questo il Pd delle lobbies che continua a dispensare doni alle multinazionali amiche a discapito della salute dei cittadini e della salvaguardia del nostro territorio già abbondantemente devastato», dicono in una nota congiunta parlamentari e consiglieri regionali M5s, «"La promozione del territorio è importante, mentre la tutela ambientale è fondamentale" diceva Renzi l'8 dicembre scorso: ennesima balla di un governo che afferma una cosa per fare esattamente l'opposto.  Con il decreto 91 infatti il governo vuole dare un colpo fatale alla bonifica del nostro territorio».
«Questo attacco del governo si aggiunge alle ultime notizie ufficiose su Bussi, ovvero al progetto di creare una megadiscarica 'legale' sempre a Bussi», aggiungono i grillini, «Per non parlare dell'assoluta mancanza di trasparenza sulle attività in corso e sulle intenzioni per il futuro: il ministro Galletti ci aveva promesso la massima trasparenza sui documenti e sulle attività, ma ad oggi la situazione non è minimamente cambiata. Insomma, l'assalto al nostro Abruzzo continua».
«Dov'è il sottosegretario Legnini, che fino ad oggi non ha fatto nulla per la nostra regione se non tante chiacchiere? Perché non interviene per fermare lo scempio previsto dal decreto 91 e per dare a Bussi una soluzione che contempli come priorità la bonifica integrale del sito?», si domanda l’M5s, «Dove sono i parlamentari abruzzesi della maggioranza? E dov'è il presidente D'Alfonso, ora che alle tante parole spese in campagna elettorale dovrebbero seguire i fatti? Perché non fa pressione sul proprio partito per evitare questa deriva distruttiva per l'Abruzzo?»