SANITA'

Odissea all’ospedale di Giulianova per un 85enne

Due giorni al Pronto soccorso, ma Cardiologia non lo ricovera

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OSPEDALE CARDIOLOGIA REPARTO
 

GIULIANOVA. Dopo 48 ore al Pronto soccorso di Giulianova non riesce ad essere ricoverato nel reparto di Cardiologia dello stesso ospedale e per le cure di cui ha bisogno è costretto ad “emigrare” a San Benedetto del Tronto prima, e poi ad Ascoli Piceno.

E’ una normale storia di affollamento dei reparti o di mancanza di posti letto? Non proprio, secondo il figlio di questo paziente anziano che denuncia il trattamento ricevuto dal padre (e dalla famiglia): «solo il Pronto soccorso ci ha assistiti adeguatamente, il reparto di Cardiologia ha preferito ricoverare un altro paziente bypassando la richiesta di ricovero urgente di mio padre – spiega M. D’A. il figlio del paziente cardiopatico – e così per una prestazione cardiologica che si poteva ottenere in loco o a Teramo, siamo stati costretti ad emigrare nelle Marche. Ma se una coronarografia si può fare in Abruzzo, che senso ha non accettare la richiesta del Pronto soccorso? Il reparto di Cardiologia non è una clinica privata dove il ricovero viene deciso in autonomia. Questo sistema non mi piace».

Sembra una storia di mancanza di posti letto, ma forse non è così. Il Pronto soccorso di Giulianova conferma che il paziente è stato ricoverato due giorni ed è stato sottoposto a due valutazioni cardiologiche il cui esito è stato chiaro: i dati sugli enzimi confermavano che – pur non essendo il paziente a rischio di morte – era necessario il ricovero in una struttura specialistica, come la Cardiologia. Ma le insistenze della famiglia e dei medici non hanno avuto successo e c’è stato un certo sconcerto degli operatori quando hanno scoperto che in Cardiologia un letto che si era liberato è stato occupato da un ricovero programmato per un intervento di pace-maker.

«Mi auguro che questi episodi non si ripetano – conclude il figlio – altrimenti saremmo davanti ad una scelta discutibile che mette a rischio la salute dei pazienti. Qui non si tratta di una guerra tra chi sta più male, ma è il sistema che fa acqua. E mio padre che vive a Notaresco è stato costretto a dover prendere prima la strada di San Benedetto del Tronto presso l’Ospedale Civile e successivamente è stato trasferito in quello di Ascoli Piceno. Complimenti a coloro che dovrebbero garantirci un certo standard di assistenza, dalla politica ai medici. Questo non fa fare onore a chi ci rappresenta. Ma vi pare normale che un ultra 85 enne debba essere trasferito fuori regione e dover sopportare tanti disagi? Mi pare di essere tornati indietro di alcune decine di anni fa quando la nostra regione era costretta ad emigrare per mancanza di strutture e di personale qualificato. Lo trovo veramente indecoroso e indegno oltre che umiliante per un qualsiasi cittadino, specie per una persona malata. Ed è anche un fatto anacronistico per la Asl, visto che a Teramo la Cardiologia funziona».

s. c.