IL PROCESSO

Abruzzo. Traffico rifiuti, Regione tenta di recuperare 500 mila euro

L’Ente si è costituito parte civile

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Abruzzo. Traffico rifiuti, Regione tenta di recuperare 500 mila euro




LANCIANO. La Regione Abruzzo si è costituita parte civile nell’ambito del procedimento penale su un presunto traffico illecito di rifiuti.
L'indagine scoppiò nel febbraio 2010 e portò a sette arresti per associazione a delinquere, falso, truffa, frode fiscale. Nel 2011 il gup di Lanciano Massimo Canosa passò gli atti alla procura distrettuale antimafia dell'Aquila applicando la nuova norma che vede competente le procure distrettuali sui traffici illeciti dei rifiuti.
Un anno dopo il gup del Tribunale de L’Aquila ha disposto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati e rimesso il dibattimento dinanzi al tribunale di Lanciano dove lo scorso 25 giugno si è tenuta la prima udienza.
Alla sbarra ci sono Giorgio Nicola Di Florio, titolare dell'omonimo impianto di trattamento a Cerratina di Lanciano, Annalinda Di Paolo, titolare di Sistema 2000, il suo procacciatore d'affari Andrea Fassone e Vincenzo Cocca, titolare a Spoltore di uno laboratorio di analisi chimiche, Andrea Francesco Di Liberato, Fiorentino Giangiordano, Riccardo Di Mascio, ex vice comandante della Polizia Provinciale di Chieti.

Secondo l'accusa la vicenda Spiderman avrebbe prodotto un giro d'affari di 3 milioni di euro.
Ma nel mirino degli inquirenti è finita anche la somma di 500 mila euro di ecotassa non versati alla Regione Abruzzo, somma che adesso l’amministrazione regionale dovrà tentare di recuperare. Da qui la decisione di costituirsi parte civile nel procedimento penale.
I responsabili del traffico, secondo gli inquirenti, attraverso l’illecita miscelazione dei rifiuti, simulando operazioni di selezione, trattamento e recupero con la sistematica falsificazione dei documenti analitici e di trasporto, per anni avrebbero illecitamente smaltito principalmente presso due discariche ingenti quantitativi di rifiuti speciali sostenendo costi molto contenuti.
Inoltre, dichiarando che i rifiuti da loro gestiti e trattati provenivano da attività di selezione automatica (tecnologia di cui la ditta non dispone) avrebbero ottenuto un forte sconto sull’applicazione dell’ecotassa regionale (500.000 euro circa).
Sarebbe stata riscontrata, inoltre, la complicità di Pubblici Ufficiali appartenenti alla locale Polizia Provinciale che rilasciavano attestazioni di comodo.