LA SENTENZA

Arta Abruzzo, la prescrizione ‘salva’ Fernandez. Danno erariale all’Arta per 20mila euro

La Procura aveva chiesto la restituzione di 70 mila euro

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Arta Abruzzo, la prescrizione ‘salva’ Fernandez. Danno erariale all’Arta per 20mila euro

Antonio Fernandez




 
PESCARA. Da un iniziale calcolo il danno erariale alle casse dell’Arta era stata stimata in 500 mila euro. Poi la Procura della Corte dei Conti ha fatto due conti e la cifra è scesa a 70 mila euro.
Alla fine, però, l’Arta riceverà poco meno di 20 mila euro perché, sebbene sia stata riconosciuta una colpa grave del proprio dirigente, è scattata la prescrizione.
Se l’è cavata con poco, dunque, Antonio Fernandez,  57 anni, dirigente dell’Arta difeso dagli avvocati Francesco Camerini ed Amedeo Di Odoardo. Il dipendente dell’agenzia regionale per la tutela ambientale, chiamato a rispondere di un danno erariale ai danni delle casse dell’Arta e della Regione Abruzzo per l’affidamento d'incarico a personale esterno prolungato nel tempo.
Il dirigente venne arrestato nel 2012 con l’accusa di abuso d’ufficio, tentata concussione, corruzione, falso e rivelazione di segreti nell’inchiesta su presunti concorsi truccati. A febbraio 2013 c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio. Quella di oggi, però, è tutta un’altra storia.
Nel mirino una consulenza assegnata diversi anni fa a Lucio D'Anteo per lo svolgimento del «servizio di tenuta della contabilità generale ed analitica».
L'affidamento  risale al 2000 sul presupposto della mancanza di personale interno per l'appena costituita Arta. A novembre del 2001 c’è una prima proroga e un anno dopo c’è una procedura di evidenza pubblica con la quale D’Anteo viene riconfermato, superando un unico avversario.
A quel punto il consulente ha sottoscritto un contratto della durata di otto anni ma ha lavorato all’Arta fino al 2008. Il rapporto è stato talvolta burrascoso. Il Nucleo Ispettivo della Regione Abruzzo mosse delle critiche come quelle sul numero degli accessi che il professionista avrebbe dovuto compiere nella sede dell'Agenzia: il numero «era determinato solo nel corso del contratto e non prima dell'affidamento». E all'atto della stipula del contratto nel 2001, l'Agenzia «si vincolava con una previsione lesiva dei propri interessi, perché rinunciava inopinatamente al diritto di recesso».

«FERNANDEZ UNICO RESPONSABILE»
La Procura addebita le responsabilità del danno solo al dirigente Fernandez che avrebbe tenuto «un comportamento amministrativo erroneo e illegittimo con gravi negligenze per l'affidamento di incarichi a personale esterno». Viene invece sollevato Maurizio Dionisio, commissario regionale «in ragione della circostanza che nel periodo in cui ha svolto la funzione di Commissario regionale non poteva incidere in modo significativo sull'odierna vicenda».
Fernandez nelle proprie memorie ricordava che l'organizzazione dell'Agenzia era carente di personale in grado di svolgere la funzione necessaria ed essendo anche stata Commissariata (ottobre 2001 - giugno 2005) non era stato possibile programmare fin da subito una stabile organizzazione. «Il personale a disposizione dell'Arta non possedeva le professionalità richieste per la gestione di un sistema economico – finanziario», ha insistito il dirigente, «e l'eventuale spesa per un dipendente assunto regolarmente sarebbe stata anche superiore a quanto speso dall'Agenzia per il dott. D'Anteo, in qualità di consulente».
Per l’accusa, però, «non si doveva consentire al consulente esterno di pervenire a una situazione consolidata per molti anni». La Procura richiama la giurisprudenza tanto amministrativa quanto contabile secondo cui  «il ricorso a risorse umane esterne deve essere inteso un'extrema ratio».
Sul ruolo di Fernandez il giudizio è chiaro: «per il ruolo rivestito si doveva adoperare affinché le professionalità carenti in materia economico finanziaria fossero acquisite in tempi ragionevoli da parte dell'agenzia medesima».
Ma a quanto ammonta il danno per le casse pubbliche? Nell’invito a dedurre si parlava di 500 mila euro, ovvero la spesa sostenuta per la retribuzione degli incarichi di consulenza  negli anni 2003 – 2008. La cifra è poi scesa a 70 mila euro «perché nella fase inziale», spiega il pm, «l'affidamento dell'incarico poteva essere ragionevole, ma il suo protrarsi nel tempo diviene solo una forma surrettizia di assunzione di personale esterno»

GIUDICI: «COLPA GRAVE»
I giudici hanno sposato la tesi accusatoria della procura anche se sulla cifra il tempo ha giocato a favore di Fernandez.  
«Appaiono violati»,  si legge nella sentenza, «i doveri imposti dai generali ed irrinunciabili canoni di buona amministrazione, con evidente trascuratezza dei prevedibili (ed evitabili) effetti pregiudizievoli connessi all'attività in argomento. Il comportamento del convenuto è connotato da colpa grave».
Secondo i giudici «l’incarico  non era temporaneo tale nocumento corrisponde, come esattamente prospettato dal pubblico ministero, alle somme pagate al professionista esterno a seguito di una scelta illegittima ed onerosa che – quantomeno in una fase successiva al momento genetico del rapporto - era possibile evitare».  
Per l’ammontare del danno i giudici hanno accolto l’eccezione di prescrizione sollevata dai difensori e alla fine di tutto l’Arta e la Regione si vedranno corrispondere 19.708,72, importo pari alle somme effettivamente liquidate a Lucio  D’Anteo nel periodo aprile – settembre dell’anno 2008.
Tutto il resto è prescritto.

Alessandra Lotti