CRISI E IMPRESE

Industria: Cir in crisi, chiederà concordato preventivo

In Abruzzo il gruppo conta 180 dipendenti

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Industria: Cir in crisi, chiederà concordato preventivo




PESCARA. A causa della crisi, la Cir (ex Merker), il più grande gruppo italiano produttore di rimorchi e semirimorchi, con sede anche a Tocco da Casauria (Pescara), oltre che a Bussolengo (Verona) e Nichelino (Torino), e con 380 dipendenti, di cui 180 in Abruzzo, chiederà il concordato preventivo ed è in cerca di un acquirente o un partner.
E' emerso nel corso di un incontro al Ministero Sviluppo Economico.
Con il responsabile dei tavoli di crisi, c'erano i rappresentanti di Regione Abruzzo, comune di Tocco da Casauria, azienda, Confindustria di Pescara, Uilm-Uil di Pescara-Chieti, Rsu aziendale di Tocco, una delegazione di Verona ed una di Torino e la senatrice Paola Pelino.
E' stato annunciato che il 7 luglio verrà presentato il piano industriale concordatario presso il Tribunale di Verona per poter accedere al Concordato, ed in alcuni giorni il Tribunale darà il suo giudizio nominando un commissario che avrà funzione di garante della procedura.
L'azienda presenterà un piano di procedura fallimentare e entro 120 giorni si saprà se ci sarà il fallimento o la proroga dei termini. I lavoratori oggi in cassa (con scadenza al 31 ottobre) avranno diritto, con l'ingresso nella procedura concorsuale, ad un altro anno di cassa integrazione straordinaria.
Al momento c'è in corso la trattativa con una azienda turca, la Tirsan, ma è a carattere prevalentemente commerciale, e comporterebbe la perdita di produzione e di know how e, di conseguenza, di centinaia di posti di lavoro - dicono dalla Uil.
Una intenzione di trattativa è stata invece manifestata da una azienda polacca, la Wielton, ma anche in questo caso ci sarebbe un depauperamento dell'azienda. Ci sono, poi, due intenzioni di interesse, allo stato embrionale, una italiana e l'altra orientale.
A Roma sia la Uilm-Uil, che la Regione Abruzzo, il Comune di Tocco e la senatrice Pelino hanno diffidato l'azienda dal prendere decisioni unilaterali di accordi di vendita che non prevedano il recupero dell'intera attività industriale produttiva senza coinvolgere anticipatamente le parti. La Cir ha perso dall'inizio della crisi il 68% dell'attività produttiva (nonostante sia cresciuta nel mercato interno passando dal 22% al 32%), con gravi ripercussioni economiche.