L'INCHIESTA

Porto Francavilla, «danno erariale da 200 mila euro». Ma la Corte dei Conti non decide

Intanto non è ancora partito il processo penale a Chieti

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Porto Francavilla, «danno erariale da 200 mila euro». Ma la Corte dei Conti non decide

 
 FRANCAVILLA AL MARE. Un presunto danno erariale per le casse del Comune di Francavilla per 200 mila euro in merito alla realizzazione (mai conclusa) del porticciolo turistico alla foce del fiume Alento.
 
Ad ottobre del 2013 la procura della Corte dei Conti ha citato Stefano Lorenzo De Vito (direttore dei lavori) e Paola Chiola (dirigente del Comune e architetto) ritenendoli responsabili del danno nei confronti delle casse pubbliche.
Nei giorni scorsi i giudici contabili hanno deciso di non decidere. Non per il momento, almeno. Lo faranno, si legge nel dispositivo, solo quando (e se) sarà passata in giudicato una condanna penale.
Per il momento c’è solo un rinvio a giudizio, datato febbraio 2014.
La vicenda è quella che ruota intorno al porticciolo di Francavilla al Mare. Un’opera da 20 milioni di euro che si è arenata tra inchieste della magistratura e battaglie ambientaliste, allarmi lanciati inascoltati e burocrazia lumaca. Oggi l’incompiuta fa brutta mostra di sé e resta lì, immobile, a pochi passi dai bagnanti.
 
«C’E’ UN DANNO ERARIALE»

Nell’ambito del procedimento penale, così come viene ricostruito dalla Corte dei Conti, sarebbero emersi profili di danno erariale anche grazie alle perizie di un tecnico della Procura che è andato a spulciare tra le carte e tra le fatture dei fornitori. E non sempre le cifre e le tonnellate di materiale acquistato sarebbero stati coerenti.  
Paola Chiola, dirigente della Ripartizione Lavori Pubblici, (già condanna in primo grado in passato con l’accusa di concussione ai danni dell’imprenditore Guerra per una diversa vicenda) nella vicenda del porticciolo turistico era la responsabile del procedimento e affidò il progetto preliminare allo studio De Vito/Modimar/Seacom, così come la progettazione definitiva, la progettazione esecutiva, la direzione lavori, la misura e la contabilità, il coordinamento per l’esecuzione dei lavori ed il collaudo amministrativo.

 LA VARIANTE

  Nel dicembre 2005 la Giunta municipale approvò il progetto definitivo del primo lotto funzionale (2.650.124 di euro); a febbraio 2006 è stato approvato il bando di gara; a maggio 2007, i lavori sono stati affidati all’impresa appaltatrice; infine, il 19 giugno 2007 è stato stipulato il relativo contratto.
Tra uno stop e l’altro all’inizio del 2008  il direttore dei lavori rilevò che «a seguito dei naturali processi di sedimentazione, erano mutate le batimetrie rispetto alle quote dei fondali rilevate in fase di progetto». Per questo era necessario redigere una perizia di variante.
In linea con le indicazioni del direttore dei lavori, la Giunta Municipale approvò all’inizio del 2008 una perizia di variante suppletiva, per un maggiore importo contrattuale netto di  300.772 euro sul presupposto di «sopravvenute e imprevedibili» circostanze.
Ma per la procura una quota della spesa sostenuta per la perizia di variante suppletiva «deve essere ritenuta spesa ingiustificatamente sostenuta e costituente danno alle finanze del Comune di Francavilla al Mare».
 Il perito della Procura penale ha preso in esame, la contabilizzazione ed il pagamento del lavori eseguiti nei tre stati d’avanzamento ed ha effettuato – con la collaborazione della Guardia di Finanza – accertamenti presso le imprese fornitrici dei materiali necessari alla realizzazione dell’opera.

 «DANNO DA 200 MILA EURO»

Dunque la Procura contabile sostiene che il danno consista nella somma pagata indebitamente all’impresa appaltatrice e (parzialmente) nei maggiori oneri sopportati dal Comune appaltante per la redazione della perizia di variante suppletiva in presenza dell’accettazione “senza riserve” dei lavori da parte dell’impresa in questione. Ma anche contabilizzazione e liquidazioni fittizie alle imprese per materiale dei lavori (4 ditte in tutto).
L’entità complessiva del danno  «prudenzialmente» è stata stimata in 200.000 euro.
Insomma l’accusa sostiene che con i prezzi fittizi, ovvero non di contratto, sarebbero stati indebitamente liquidati all'impresa soldi non dovuti.
Ad esempio è stato eseguito un riscontro incrociato, tra i tanti, tra gli atti contabili predisposti dal direttore dei lavori, quelli di perizia di variante e suppletiva e le fatture emesse dalle ditte fornitrici del «pietrame in scampoli calcarei».
Alla data del 31 ottobre 2008 risultavano contabilizzate e liquidate all'impresa 37.043,56 tonnellate di materiale, pari a 411.183,52, euro «ma fornite realmente 26.980,00 tonnellate di materiale, pari ad  299.478,0 euro», sostiene l’accusa.

 QUEGLI SCOGLI “DI CARTA” IN PIU’

 Anomalie sono state riscontrate anche nella fornitura di "massi naturali", ovvero gli scogli.
In perizia di variante risultavano riportate 31.873 tonnellate di materiale, mentre dalla documentazione acquisita dalle 4 ditte fornitrici risultano fatturate 33.098,66 tonnellate di tale materiale fino al 15 dicembre 2008.
Dunque una quantità «ben superiore a quelle previste in perizia, a fronte di lavori non certo in fa­se di ultimazione».

 «CONDOTTA CONGIUNTA»

L’accusa sostiene che il danno sia derivato da una «condotta congiunta dell’architetto Chiola e dell’architetto De Vito».
«Quest’ultimo, infatti, ha eseguito la direzione dei lavori della quale era stato incaricato non solamente violando formalmente in più occasioni le disposizioni del Capitolato speciale d’appalto, ma eseguendo delle contabilizzazioni improprie che hanno consentito l’impropria assunzione dei maggiori oneri finanziari da parte del Comune danneggiato».
A De Vito viene attribuito il dolo «in ragione della volontaria affermazione di lavorazioni e di forniture in senso difforme dalla materiale effettività. Egli ha assunto il rischio di una rappresentazione dei fatti non rispondente a tale materiale effettività, con le conseguenze dannose delle quali s’è detto».
Chiola, invece, «ha agito quantomeno con grave negligenza (non emergono dagli atti di causa elementi che possano indurre ad affermare una vera e propria volontà di ledere l’appaltante) nell’esecuzione di obblighi di servizio che le erano propri nella qualità di Responsabile Unico del Procedimento e Dirigente comunale al Settore, così come già evidenziato a proposito dell’antidoverosità della condotta, risultando, dunque, la condotta medesima permeata da colpa grave».
«Si ritiene di proporre», scrive la Procura della Corte dei Conti, «che la differenziazione di tale intensità conduca ad una condanna risarcitoria in via principale nei confronti del De Vito e in via sussidiaria nei confronti della Chiola».

 I DUE SI DIFENDONO

Chiola e De Vito hanno respinto le accuse con forza.  
De Vito si è difeso sostenendo la legittimità della perizia di variante e ha contestato la quantificazione del danno operata dal pubblico ministero. Inoltre ha escluso il dolo e la colpa grave.
Chiola, invece, ha eccepito la nullità della citazione «per indeterminatezza delle contestazioni» e la prescrizione del diritto al risarcimento del danno lamentato.
Come detto la Corte dei Conti ha deciso che deciderà solo quando una sentenza penale passera in giudicato.
Intanto si attende l’inizio del processo penale a Chieti mentre la prescrizione di fatto con buona probabilità vanificherà tutto.

a.l.