DIRTY JOB

Casalesi nella ricostruzione Aquilana, nuovi controlli della Finanza su operai in cantieri

C’è il sospetto che il sistema scoperto sia più esteso

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Casalesi nella ricostruzione Aquilana, nuovi controlli della Finanza su operai in cantieri



L'AQUILA. La Guardia di Finanza sta esaminando la posizione di altri lavoratori provenienti dalla Campania operanti in cantieri dell'Aquila non oggetto di indagine nell'ambito dell'inchiesta "Dirty job".
L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia dell'Abruzzo, due giorni fa ha portato all'arresto di sette imprenditori con l'accusa di contiguità al clan dei Casalesi per massimizzare i profitti nei milionari appalti della cosiddetta ricostruzione privata.
C'è il sospetto che il sistema scoperto con la retata di mercoledì sia più esteso, con l'inchiesta che potrebbe allargarsi: due giorni fa sono stati identificati numerosi operai nel corso di blitz, con l'obiettivo di verificare se vi siano altri soggetti vittima del sistema messo in atto dagli indagati, basato sull'intimidazione senza atti violenti nei confronti delle maestranze.
Obiettivo, farsi consegnare in nero il 50% dello stipendio regolarmente erogato e sancito da un regolare contratto di lavoro. Tutto questo, secondo l'accusa, per costituire fondi neri e risparmiare sulla manodopera, la voce più pesante di un'attività, per potersi permettere il versamento del 30% del finanziamento concesso per la ristrutturazione di case private a Elio Gizzi, ex presidente dell'Aquila Calcio, e ai fratelli Dino e Marino Serpetti, tutti e tre finiti ai domiciliari.

Con questa somma i tre imprenditori, una volta ottenute le commesse con affidamenti diretti, le cedevano, sia pure rimanendo titolari dei contratti, ai Di Tella che organizzavano e gestivano gli operai e quindi i lavori, per stessa ammissione degli imprenditori aquilani nelle intercettazioni, con puntualità ed efficacia.
La Guardia di finanza sta anche verificando la documentazione sequestrata nel corso delle perquisizioni. Intanto, oggi pomeriggio il Gip Giuseppe Grieco ascolterà, per l'interrogatorio di garanzia, gli imprenditori finiti in carcere, i tre componenti della famiglia Di Tella e Michele Bianchini di Avezzano. Le sette ordinanze di custodia, chieste dai pm Antonietta Picardi e David Mancini, sono state firmate dall'altro Gip, Marco Billi.
Dalle indagini è emerso anche che grazie alla mancanza di norme e controlli alcune ditte hanno potuto ottenere un numero di appalti spropositati e di gran lunga superiori alle possibilità strutturali delle aziende.
E’ successo per la ditta Todima srl o la Domus dei Fratelli Gizzi che dunque si sono visti costretti a ricorrere ai subappalti ma senza le dichiarazioni previste per gli appalti pubblici.
Dunque l’obiettivo prioritario sarebbe stato, secondo quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, quello di accaparrarsi più commesse possibili per poi affidarsi a chi la manodopera la affidava a buon mercato e si è capito poi perché.
OGGI POMERIGGIO I PRIMI INTERROGATORI
L'opera di controllo degli inquirenti e' volta a verificare se tra gli operai si fosse in qualche modo infilato il sistema di intimidazione nei riguardi delle maestranze, costrette - come ha portato a galla l'indagine che ancora non e' conclusa - a restituire fino al 50 per cento dello stipendio mensile, regolarmente sottoscritto dalle parti. 
Scopo da parte dei Di Tella la creazione di fondi neri e risparmiare sulla manodopera. I Di Tella versavano il 30 per cento degli importi agli imprenditori Elio Gizzi, ex presidente dell'Aquila Calcio, e ai fratelli Dino e Marino Serpetti, tutti e tre finiti ai domiciliari. Con questa somma i tre imprenditori, una volta ottenute le commesse con affidamenti diretti, le cedevano, sia pure rimanendo titolari dei contratti, ai Di Tella che organizzavano e gestivano gli operai e quindi i lavori, per stessa ammissione degli imprenditori aquilani nelle intercettazioni, con puntualita' ed efficacia. 
Intanto, nel pomeriggio il Gip Giuseppe Grieco ascoltera', per l'interrogatorio di garanzia, gli imprenditori finiti in carcere, i tre componenti della famiglia Di Tella e Michele Bianchini di Avezzano. 
OGGI POMERIGGIO I PRIMI INTERROGATORI
L'opera di controllo degli inquirenti e' volta a verificare se tra gli operai si fosse in qualche modo infilato il sistema di intimidazione nei riguardi delle maestranze, costrette - come ha portato a galla l'indagine che ancora non e' conclusa - a restituire fino al 50 per cento dello stipendio mensile, regolarmente sottoscritto dalle parti. Scopo da parte dei Di Tella la creazione di fondi neri e risparmiare sulla manodopera. I Di Tella versavano il 30 per cento degli importi agli imprenditori Elio Gizzi, ex presidente dell'Aquila Calcio, e ai fratelli Dino e Marino Serpetti, tutti e tre finiti ai domiciliari. Con questa somma i tre imprenditori, una volta ottenute le commesse con affidamenti diretti, le cedevano, sia pure rimanendo titolari dei contratti, ai Di Tella che organizzavano e gestivano gli operai e quindi i lavori, per stessa ammissione degli imprenditori aquilani nelle intercettazioni, con puntualita' ed efficacia. Intanto, nel pomeriggio il Gip Giuseppe Grieco ascoltera', per l'interrogatorio di garanzia, gli imprenditori finiti in carcere, i tre componenti della famiglia Di Tella e Michele Bianchini di Avezzano.