LA PROTESTA

Soppressione Tar Pescara, avvocati pronti alla protesta

«Solo aggravio di costi»

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Soppressione Tar Pescara, avvocati pronti alla protesta




PESCARA. L’Ordine degli avvocati di Pescara esprime il più fermo dissenso alla soppressione della sezione distaccata di Pescara del Tribunale amministrativo ed è pronto a protestare per far sentire la propria voce.
Nei giorni scorsi, il Consiglio dei Ministri ha deciso di sopprimere le sezioni staccate di tribunale amministrativo regionale.
Dunque questa sorte spetterà anche alla sezione di Pescara del Tar d’Abruzzo. L’unica sede operativa resterà dunque solo ed esclusivamente quella de L’Aquila.
All’orizzonte si intravedono problemi per chi dovrà andare fino a L’Aquila per presentare un ricorso con evidente aumenti di costi. Solo nel 2013 sono stati depositati al Tar di Pescara 523 ricorsi.
Secondo gli avvocati pescaresi il tribunale del capoluogo sarebbe insufficiente per gestire, da solo, la mole di lavoro e soprattutto lo spazio a disposizione «è insufficiente per ospitare il personale e le strutture della sezione distaccata di Pescara».
«L’altra produttività della sezione di Pescara ha comportato la riduzione dell’arretrato del 64%», fanno notare gli avvocati, «e gli incassi derivanti dal versamento del contributo unificato per il solo anno 2013 è stato pari a 528.349 euro a fronte di un budget di spesa di 167.633 euro».
L’eliminazione si rivelerebbe, dunque, secondo gli avvocati, solo «una operazione costosa per il reperimento di una nuova sede nel capoluogo, per la predisposizione dei locali, per il trasloco, per le indennità da corrispondere ai dipendenti, con possibili ripercussioni sull’efficienza» e che avrebbe come effetto «un allontanamento della giustizia dai cittadini con conseguente mortificazione di territori di notevole rilevanza demografica, sociale ed economica».
Entro il 15 settembre prevista l'adozione di un decreto attraverso il quale sarà disciplinato il trasferimento alla sede della Citta' capoluogo di tutto il contenzioso pendente. A meno che da Roma qualcuno non decida di accogliere il grido d’allarme degli avvocati.