LEGAMI PERICOLOSI

Abruzzo.Casalesi nella ricostruzione, «gli accordi per L’Aquila presi al Casinò di Venezia»

L’Aquila calcio difende Gizzi

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Abruzzo.Casalesi nella ricostruzione, «gli accordi per L’Aquila presi al Casinò di Venezia»

Elio Gizzi




L’AQUILA. E alla fine la grande approssimazione normativa che regola il caos della ricostruzione privata ha fatto il gioco delle mafie che sono andate a nozze.
Principalmente è dovuto al sistema normativo, senza controlli, senza regole precise e vincoli l’infiltrazione dei casalesi nella ricostruzione privata de L’Aquila. Infatti la criminalità è riuscita a vedere molto più in là delle istituzioni prevedendo che la vera manna, il vero lunapark del post sisma, era la ricostruzione privata una selva oscura dove è difficile vigilare, dove manca quel controllo stringente che dovrebbe caratterizzare gli appalti pubblici.
Eppure della paura di infiltrazioni di malavita si è iniziato a parlare fin dalle 9 del 6 aprile 2009 dopo sei ore dal sisma ma non è servito. Il sindaco de L’Aquila (in carica da allora) una settimana fa aveva lanciato l’allarme «Bisogna continuare a lavorare guardando con attenzione la ricostruzione privata che sta nascondendo sacche di illegalità. E’ lì che sto notando una grande voracità da parte di qualcuno».
Poi però sempre Cialente ha commentato con incredulità le notizie di ieri: «sono imprenditori seri», quelli arrestati ieri.
L’inchiesta contesta contiguità con la Camorra e sfruttamento del lavoro ma non l’associazione a delinquere.
Non capita spesso di vedere contestati reati di tipo mafioso è accaduto ieri a L’Aquila e questo segna un passo netto ed una sconfitta troppo facile per chi in questi anni con le dichiarazioni rassicuranti ha fornito un ulteriore vantaggio a chi nell’ombra stava già guadagnando sulla pelle degli aquilani.
Oltre il dato “penale” infatti quanto scrive il giudice Marco Billi nell’ordinanza è di grandissimo interesse pubblico e dovrebbe suonare come una sonora pedata alle istituzioni.
«A differenza di quella pubblica», scrive il giudice, «la ricostruzione privata non prevede un metodo efficiente attraverso il quale la pubblica amministrazione possa imporre all’appaltatore di indicare in anticipo la quota di lavori che intende dare in subappalto e individuare in anticipo le imprese subappaltatrici, né contempla forme sanzionatorie o comunque recuperatorie del denaro pubblico nel momento in cui si accerti che l’appalto è stato eseguito in maniera difforme da quanto pattuito nell’affidamento».
Perché è accaduto tutto questo, chi ha lasciato che accadesse?
Dalle indagini è emerso anche che proprio grazie a questa mancanza di norme e controlli alcune ditte hanno potuto ottenere un numero di appalti spropositati e di gran lunga superiori alle possibilità strutturali delle aziende.
E’ successo per la ditta Todima srl o la Domus dei Fratelli Gizzi che dunque si sono visti costretti a ricorrere ai subappalti ma senza le dichiarazioni previste per gli appalti pubblici.
Dunque l’obiettivo prioritario sarebbe stato, secondo quanto emerge dalle carte dell’inchiesta, quello di accaparrarsi più commesse possibili per poi affidarsi a chi la manodopera la affidava a buon mercato e si è capito poi perché.

«COSPICUI GUADAGNI CON L’ABBATTIMENTO DEI COSTI»
«Attraverso l’abbattimento dei costi realizzato, grazie all’intervento dei Di Tella», si legge nell’ordinanza, «con le condotte estorsive poste in essere nei confronti dei lavoratori sfruttati, le società aquilane si sono garantite cospicui guadagni. I legali rappresentanti di queste società aquilane hanno consapevolmente e scientemente collaborato con i Di Tella in quest’opera di abbattimento dei costi in quanto le buste paga emesse della Todima s.r.l. e della Domus dei F.lli Gizzi s.r.l. erano regolari ma poi venivano consegnate in copia ai Di Tella che attivavano una sorta di contabilità parallela per conteggiare le restituzioni in denaro estorte ai lavoratori».
«Il sistema orchestrato dagli indagati», scrive ancora il Gip, «oltre a creare un intero settore economico nel quale è riscontrabile un pesante sfruttamento dei lavoratori, ha anche alterato profondamente le regole della concorrenza ed ha inquinato sensibilmente il settore della ricostruzione privata. La riduzione dei costi è stata ottenuta attraverso il ricorso a un metodo intimidatorio nei confronti dei lavoratori attuato dai reclutatori di manodopera che hanno sfruttato connivenze ed amicizie con personaggi di spicco del clan casalese di Michele Zagaria. I lavoratori percepiscono una retribuzione solo apparentemente completa e regolare, ma sono obbligati a restituire parte di quanto ricevuto. Viene creata, in tal modo, la disponibilità di ingenti somme di denaro liquido. Attraverso l’opera dei Di Tella, infine, il clan casalese di Michele Zagaria si presenta sul territorio di riferimento come soggetto in grado di garantire concrete e rapide opportunità di lavoro».

ALFONSO DI TELLA UOMO CHIAVE
Secondo quanto rivela oggi Il Fatto quotidiano l’uomo dei casalesi in città era il costruttore Alfonso Di Tella, residente in città da trent’anni e originario del casertano, impegnato nella ricostruzione.
Avrebbe incontrato nel casinò di Venezia i rappresentanti del clan campano ed è stato filmato più volte dagli agenti della finanza che hanno indagato notando anche una grossa disponibilità di denaro contante che veniva cambiato in fiches. Secondo gli investigatori è proprio al casinò di Venezia che sarebbero stati perfezionati gli accordi sulla ricostruzione de L’Aquila tra l’imprenditore trapiantato nel capoluogo e gli emissari dei Casalesi.

I NOMI DEGLI ARRESTATI

Ai domiciliari sono finiti Elio Gizzi, ex presidente dell'Aquila calcio, attuale amministratore e direttore generale della societa', e i fratelli Dino e Marino Serpetti. 
Destinatari di misure cautelari in carcere sono invece Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella e Michele Bianchini. Gli imprenditori sono tutti aquilani a eccezione di Bianchini, originario di Avezzano (L'Aquila). 
I dettagli dell'operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, presente anche il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti.
 Gli investigatori dello Scico di Roma delle Fiamme gialle e del Gico dell' Abruzzo hanno appurato come per massimizzare i profitti nei milionari appalti della cosiddetta ricostruzione privata i sette imprenditori coinvolti nell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia dell'Aquila si rivolgevano alla camorra, in particolare al clan dei Casalesi, per farsi procurare le maestranze a basso prezzo. I guadagni degli operai formalmente assunti con regolare contratto venivano poi dagli stessi restituiti con versamenti al bancomat.
I sette provvedimenti restrittivi sono stati firmati dal Gip Marco Billi e riguardano altrettanti imprenditori, operanti nella ricostruzione post-terremoto, per i reati, a vario titolo, di "contiguita' con il clan dei casalesi", estorsione aggravata dal metodo mafioso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Ai domiciliari sono finiti Elio Gizzi, ex presidente dell'Aquila calcio, attuale amministratore e direttore generale della societa', e i fratelli Dino e Marino Serpetti. Destinatari di misure cautelari in carcere sono invece Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella e Michele Bianchini. Gli imprenditori sono tutti aquilani a eccezione di Bianchini, originario di Avezzano (L'Aquila).
Ai domiciliari sono finiti Elio Gizzi, ex presidente dell'Aquila calcio, attuale amministratore e direttore generale della societa', e i fratelli Dino e Marino Serpetti. Destinatari di misure cautelari in carcere sono invece Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella e Michele Bianchini. Gli imprenditori sono tutti aquilani a eccezione di Bianchini, originario di Avezzano (L'Aquila).
Altri tre indagati a piede libero nell'inchiesta (nonarrestati) sono Giuseppe Santoro, 45 anni, di San Cipriano D'Aversa (Caserta), Francesco Ponziani, 44, nato in Svizzera ma residente nella frazione aquilana di Paganica, Emiliana Centi, nata all'Aquila ma domiciliata a Paganica.

L’AQUILA CALCIO STA CON GIZZI
Intanto ieri L’Aquila calcio ha espresso solidarietà nei confronti del suo ex presidente Elio Gizzi, costruttore molto noto, esponente insieme al fratello, Giuseppe, della Domus srl.
Franco Gizzi, capostipite, cavaliere del lavoro, ha iniziato come ditta individuale e poi, con l'ingresso dei figli, ha trasformato la ditta in società. Ha iniziato nel 1945 prima come dipendente e successivamente come imprenditore dal 1978.
La Domus S.r.l., fin dall'inizio, ha sviluppato la sua attività in tre principali settori; l'edilizia privata, gli appalti pubblici e le ristrutturazioni.
Dalla nascita dell'impresa fino agli inizi degli anni '90, l'attività prevalente è stata nel settore degli appalti pubblici, lavorando con Enti Territoriali e non, quali, Anas Compartimento Abruzzo e Lazio, Autostrada dei Parchi Spa, Comune di L'Aquila, e molti altri. La Domus S.r.l. ha poi realizzato costruzioni in conto proprio, circa 200 alloggi nel Comune di L'Aquila.
La stessa società figura tra i fondatori e proponenti del "Consorzio stabile 99" che ha visto la partecipazione di altre ditte grandi e piccole provenienti anche da fuori regione tra cui una cooperativa della Emilia Romagna.
Anche attraverso il Consorzio Stabile 99 la Domus ha acquisito ulteriori commesse nell’ambito della ricostruzione privata.