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Inchiesta L'Aquila: Cialente: «spero non sia vero, imprenditori arrestati sono seri»

Bindi: «emergenza non più rinviabile»

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Inchiesta L'Aquila: Cialente: «spero non sia vero, imprenditori arrestati sono seri»

Massimo Cialente




L’AQUILA. «E’ una giornata molto dolorosa, spero non sia vero quanto accaduto, conosciamo alcuni imprenditori coinvolte da anni come persone serie».
Così il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, sull'inchiesta della procura distrettuale antimafia che ha portato all'arresto di sette imprenditori, tra cui quattro della provincia dell'Aquila e tre «contigui al clan dei Casalesi», che procacciavano ai colleghi del cratere del terremoto manovalanza a basso costo per massimizzare i profitti nella ricostruzione privata.
Secondo quanto emerso nel corso dell’indagine lo stipendio veniva pagato con buste paga regolari, ma la metà rientrava in contanti a costituire un tesoretto di fondi neri per il gruppo campano.
«Acquisivano quante più commesse possibili a prescindere della loro capacità tecniche e di organico - ha spiegato il sostituto procuratore David Mancini - Si affidavano alle imprese dei Di Tella che reperivano manodopera solo a Casapesenna e Casal di Principe».
Ai domiciliari sono finiti Elio Gizzi, ex presidente dell'Aquila calcio, attuale amministratore e direttore generale della societa', e i fratelli Dino e Marino Serpetti. Destinatari di misure cautelari in carcere sono invece Alfonso, Cipriano e Domenico Di Tella e Michele Bianchini.

L’INCREDULITA’ DI CIALENTE
«Come è possibile trattenere 600 euro da uno stipendio di 1400 euro che gli operai hanno guadagnato con il sudore? - ha continuato Cialente - Come è possibile che si debbano trasportare lavoratori dalla Campania, senza voler colpevolizzare quei territori, quando all'Aquila muratori, gruisti e manovali sono disoccupati? Senza linee guida si arriva a questo».
Cialente ha escluso categoricamente che ci sia «un sistema L'aquila», perché la Procura, le Forze dell'ordine, il Comune «sono in prima linea per l'affermazione della legalità e della trasparenza».
Tra le anomali denunciate il fatto che «alcune imprese in gravi difficoltà finanziarie vendessero ad altre contratti per la ricostruzione privata, tutte le segnalazioni sono state snobbate e a rimetterci è l'immagine degli aquilani e delle imprese aquilane che sono oneste».

LOLLI: «RUOLO PREZIOSISSIMO MAGISTRATURA»
«Gli episodi emersi sono gravissimi», commenta il neo vice presidente regionale Giovanni Lolli. «A nome mio e dell'intera Giunta regionale esprimo la massima gratitudine e il massimo sostegno all'azione delle forze dell'ordine e della magistratura che in questi cinque anni stanno svolgendo un ruolo preziosissimo, vigilando e intervenendo nei casi di illegalità anche a tutela dei tantissimi cittadini, lavoratori e operatori onesti impegnati nella ricostruzione».
«Certamente da questa vicenda e dalle parole autorevoli del procuratore nazionale antimafia emerge la necessità di regole più stringenti per quanto riguarda la ricostruzione privata. Da tempo in molti - in particolare il sindaco Cialente - chiedono un sistema di regole che riduca i rischi di episodi di malaffare. Il pacchetto di norme a cui stanno lavorando parlamentari, governo e adesso anche la Regione sarà l'occasione per intervenire su questa materia, rendendo le procedure snelle e operative ma nello stesso tempo aumentando i controlli e la trasparenza».

BINDI: «EMERGENZA NON PIU’ RINVIABILE»
Intanto la presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, annuncia che nel prossimo Ufficio di presidenza proporrà una missione della Commissione Antimafia in Abruzzo e la costituzione di un gruppo di lavoro che si concentri sulla presenza delle mafie a Roma e nell'Italia centrale, «che non si può più sottovalutare»:
Quello che emerge sulla ricostruzione a L'Aquila, sottolinea Bindi, «è un quadro allarmante di contiguità con la camorra. Se da un lato si conferma che le mafie mettono radici anche in Abruzzo, dall'altro emerge il ruolo nuovo di una imprenditoria locale che non è più vittima delle organizzazioni criminali ma si fa interprete essa stessa di comportamenti tipicamente mafiosi».
Secondo Bindi si tratta «di un cambiamento che si registra anche altrove e che deve far riflettere sull'adeguatezza degli strumenti di contrasto a una illegalità che investe la cosiddetta 'zona grigia' in cui l'omertà della convenienza sta sostituendo l'omertà della violenza»

FILLEA CGIL, «PUNTA ICEBERG DI ILLEGALITA' DIFFUSA »
La Fillea Cgil provinciale insieme con la Fillea Cgil Abruzzo esprimono, in una nota congiunta, «un plauso e un apprezzamento per l'attivita' investigativa condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia, in quanto - sostiene il sindacato - sono emerse chiaramente infiltrazioni malavitose e criminali relative allo sfruttamento del lavoro e all'intermediazione illecita di manodopera nei cantieri».
La nota e' firmata dal segretario generale della Fillea Cgil dell'Aquila, Emanuele Verrocchi e dal segretario generale della Fillea Cgil Abruzzo Silvio Amicucci. Per i sindacalisti «Cio' rappresenta lo specchio di una realta' che la Fillea Cgil da mesi stava segnalando a partire dal convegno antimafia tenutosi lo scorso 4 dicembre. Purtroppo questa - dicono - e' solamente la punta di un iceberg di una diffusa irregolarita' e illegalita' presente nei lavori della ricostruzione dell' intero cratere sismico. La presenza di lavoro grigio, lavoro nero, l'utilizzo improprio della formula del distacco comunitario, una scarsa attenzione sui temi della sicurezza e i mancati versamenti delle imprese alle casse edili, impongono un'attenzione ancora maggiore e una costanza nei controlli preventivi con un occhio di riguardo ai lavori privati».