LE CARTE DELL'INCHIESTA

Scandalo Ior, rischia il processo anche l’imprenditore abruzzese Enrico Vallese

Imparentato con Nunzio Scarano al centro delle inchieste su fondi neri dal Vaticano

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Nunzio Scarano

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SALERNO. Rischia il processo insieme ad altri 50 indagati ed il pm ha già chiesto il rinvio a giudizio.
Enrico Vallese, imprenditore edile della provincia di Teramo (Alba Adriatica) probabilmente conoscerà il suo destino (giudiziario) dopo il 2 luglio quando è stata calendarizzata l’ultima udienza preliminare relativamente all’inchiesta salernitana sulle attività (illecite) di monsignor Nunzio Scarano, ex capo contabile dell’Apsa, l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, l’ente della Santa Sede – meno noto ma non meno potente dello Ior – che possiede migliaia di immobili di grande pregio concentrati a Roma e depositi per centinaia di milioni di euro in contanti.
Secondo la procura di Salerno monsignor Scarano, indagato per riciclaggio, era il capo del servizio contabilità dell’Apsa e veniva chiamato ‘monsignor 500‘ perchè pare avesse una grande disponibilità di banconote da 500 euro.
Secondo quanto emerso dalle indagini il prelato salernitano proponeva agli imprenditori amici, tutti della sua zona, di scambiare blocchi di dieci-venti banconote da 500 con assegni circolari da 5mila-10mila euro.
Un mese fa la procura ha chiuso l’inchiesta che ha portato all’arresto di Scarano e, nella richiesta di rinvio a giudizio, vengono riportate le risultanze degli investigatori e quelle che poi il giudice dovrà valutare per stabilire se e per chi vi sarà i processo.
Oltre al patrimonio finanziario del prelato di via Romulado Guarna a Salerno (quantificato in almeno 6,5 milioni di euro), che per la procura sarebbe in gran parte di provenienza della famiglia D’Amico (imprenditori amici di Salerno), nella richiesta di rinvio a giudizio ci sono specifiche accuse anche contro il notaio Frauenfelder, lo stesso Scarano e parenti diretti dell’ex capocontabile dell’Apsa. 

Si parte dal 2006, quando presso lo studio notarile del professionista, Domenico Scarano rappresentò il cugino, Nunzio, in sede di compravendita di un appartamento in via Tanagro a prezzo ritenuto inferiore rispetto al mercato.
Nelle carte della procura vengono riportate anche alcune accuse alla commercialista di Scarano, Tiziana Cascone, indagata, e sulla quale lo stesso monsignore ha scaricato le colpe sulle modalità delle operazioni di riciclaggio contestate.
«Era legata da una profonda amicizia con Scarano ed era pienamente consapevole delle ingenti risorse finanziarie nella disponibilità del prelato», si legge, «Senza porsi alcun interrogativo circa l’origine della provvista e sebbene professionista obbligata all’invito delle segnalazioni in materia di antiriciclaggio, partecipava attivamente, organizzando e coordinando singolari operazioni predisponendo inoltre atti dissimulatori (false certificazioni di donazione)».
Guai e domiciliari anche per un altro sacerdote, don Luigi Noli, «sacerdote e uomo di fiducia legato da relazioni intime e confidenziali ultratrentennali con Scarano ha messo a disposizione dell’alto prelato, il suo conto corrente presso l’Unicredit impedendo così la tracciabilità del flusso di denaro».
Il riferimento è per i 308mila euro (5 ottobre 2012) dal suo conto corrente a quello della Nuel, società costituita il 21 giugno di due anni fa, nella quale il monsignore detiene il 99% delle quote, pur non rivestendo il ruolo di amministratore, ricoperto dal nipote Enrico Vallese che era anche titolare del restante 1%.
In questo contesto si inserisce il ruolo dell’imprenditore abruzzese, Enrico Vallese, che secondo la procura «si prestava ad assumere l’incarico della Nuel e nonostante la gestione della società fosse di fatto interamente demandata al prelato consentendo con la sua messa a disposizione, in tal modo, all’occultamento della provvista di 758mila euro fatta dallo stesso affluire, in un ristretto arco temporale, sul conto corrente di un’entità giuridica neo-costituita ed inoperativa concorrendo, alla ripulitura del denaro di illecita provenienza».

CHI E’ VALLESE, PREMI E RICOSTRUZIONE PRIVATA A L’AQUILA
Enrico Vallese è imprenditore conosciuto e stimato ad Alba Adriatica.
Il padre Giuliano è consigliere comunale nella lista “Alba in Comune” dopo essere stato dipendente comunale come operaio specializzato elettricista e socio della “Prima Immobiliare srl” ed oggi dipendente della ditta di famiglia “edilizia Vallese srl” dal 2008.
La società lavora ormai da anni in giro per il mondo e specialmente in Russia, Svizzera e Israele.
Nell’ambito del processo la tesi difensiva di Enrico Vallese è chiara: dice di essere titolare della Nuen srl, la società di Scarano ma solo all’1% e respinge ogni altra accusa e ricostruzione fatta dalla procura.
Ad Alba e nel Teramano tutti sapevano della parentela con l’alto prelato Scarano che lui stesso aveva contribuito a far arrivare a Tortoreto il 16 marzo 2013 in occasione della solenne manifestazione conclusiva del “Premio Teramo che Lavora”, organizzato da Patrizio Panichi che ogni anno ripropone l’iniziativa per «rendere protagonisti uomini e aziende che hanno segnato le tappe più importanti e raggiungendo traguardi considerevoli nell’ambito dell’economia d’Abruzzo».
Tra gli ospiti di quell’anno oltre ai vertici della Regione e rappresentanti di tutte le istituzioni c’era anche Nunzio Scarano e tra i premiati proprio Giuliano ed Enrico Vallese che con la ditta “Edilizia Vallese” si sono distinti particolarmente nel loro settore.
Vista la loro popolarità non stupisce nemmeno che la ditta Vallese abbia ricevuto molteplici incarichi specie nella ricostruzione privata di numerosi condomini e abitazioni private in molte zone di L’Aquila città e provincia e anche un capannone industriale a Bazzano.