LA SENTENZA

Abruzzo. La Banca popolare di Puglia e Basilicata ed un suo promotore condannati a Vasto

Spariti 345 mila euro di risparmio. Condannati a pagarne 420mila

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Abruzzo. La Banca popolare di Puglia e Basilicata ed un suo promotore condannati a Vasto




ABRUZZO. La Banca popolare di Puglia e Basilicata è stata condannata in solido con il promotore finanziario Giuseppe Tarollo, il quale aveva proposto l’investimento, a restituire circa 420 mila euro ad alcuni risparmiatori che avevano investito i loro risparmi.
Si tratta di tre componenti di una stessa famiglia di San Salvo che avevano affidato 345 mila euro al promotore e che ora il Tribunale civile di Vasto ha fatto restituire con la rivalutazione e gli interessi al tasso legale su tutto il capitale investito.
Viene accolta la tesi difensiva degli avvocati Duilio Manella ed Eugenio Galluppi, di Pescara, il quale ultimo si dichiara «particolarmente soddisfatto di questa prima decisione del Tribunale di Vasto, perché altre cause pendono anche nel Tribunale di Foggia e questa decisione fa ben sperare per l’esito di tutte queste altre decisioni attese. Infatti i clienti truffati versano tutti in condizioni di grosso disagio economico ed attendevano con ansia il “verdetto finale” di Vasto per poter ricominciare a sperare di vivere dignitosamente. Questo primo “decisum” è importante e molto coraggioso, anche se ripaga solo in parte le sofferenze di chi, dopo la truffa, non ha potuto assistere i propri familiari malati a causa delle perdite economiche subìte da questa triste vicenda».

 In sostanza i risparmiatori avevano affidato i loro soldi al promotore che si era presentato con la documentazione appartenente alla Banca popolare di Puglia e Basilicata, anche se poi la stessa banca aveva comunicato di aver interrotto ogni rapporto con questo promotore dopo aver saputo che erano sotto denuncia altri investimenti di diversi clienti – sembra 25 persone - per circa 1,5 mln di euro.
Il giudice monocratico Anna Rosa Capuozzo del Tribunale civile di Vasto ha respinto tutte le eccezioni di incompetenza territoriale presentate dalla banca perché – al di là di altre vicende che pure sono state oggetto di investigazione – di fatto il reato era stato consumato a San Salvo, dove i soldi erano stati materialmente consegnati al Tarollo. Inoltre in questo caso non si può parlare di incauto affidamento dei soldi, in quanto è risultato che il promotore lavorava per conto della banca condannata e quindi il “rischio di impresa” va a carico di chi gli aveva conferito l’incarico, salvo poi revocarglielo.
Sebastiano Calella